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Otto sopra un tetto

A nudo

Dopo la grande soddisfazione delle gettate di cemento non ci siamo cullati sugli allori, e nonostante l’incombere della brutta stagione ci siamo imbarcati in un altro lavoro di importanza fondamentale: il tetto.

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Giochino del mezzodì


10 cose belle e 10 cose brutte.

Prima le brutte, anzi.





L’assoluta incapacità di concentrazione necessaria allo studio.

Rendersi conto di quanto tempo si “perde” a vivere da soli, fra spesa, cucina, pulizie, piatti, ecc.

Goonies che intervengono cercando di dare lezioni alla prof.

Tanti portici, pochi alberi.

Equazioni differenziali. Fottute equazioni differenziali.

La verdura della Pam.

Buoni propositi che restano tali, leggi corso di inglese e attività fisica.

Le amate pedalate, ormai dimenticate.

Sprazzi di forte nostalgia, e a causa del sorriso di un’unica persona.

Niente internet.





Gli esperimenti di gruppo microeconomici, anche quando sballiamo i dati.

Abitare sopra ad un pub, con la pinta di Guinnes a 2,50€ per l’happy hour.

I film, di ogni genere, visti svaccati sul letto con il portatile appoggiato sulla sedia.

Le osterie dove bevi vino rosso scadente e ti porti il mangiare da casa.

I professori che si definiscono “economicamente marxisti, politicamente comunisti e filosoficamente nichilisti”.

La Grande Cucina Ziveri, con cipolle e caffè che dominano.

L’aria universitaria pseudoculturale che si respira per tutta via Zamboni.

Partite di scacchi mentre alla tv scorrono squallide fiction di canale 5.

1 locale fighetto ogni 10 sfattoni, e non viceversa.

Niente internet.





Evviva la (finta) emancipazione, gente.

Don’t try this at home.


Prima o poi scriverò anche qualcosa di coerente.
Forse.


E spero di riuscire a fare un po’ di foto, che qui merita.

Equinozio d’autunno





Se resto sul lido

se sciolgo le vele

infido, crudele

mi sento chiamare.


E intanto confuso

nel dubbio funesto

non parto, non resto.


Ma provo il martire

che avrei nel partire

che avrei nel restare.


(Metastasio – Didone abbandonata)

Strangers In Paradise

Luci danzanti

Tutto accade quando la suola schiaccia il terreno.
E’ un contatto blasfemo, quel punto di incontro fra l’intrico di roccia, radici ed erba della montagna con la plastica dentellata dello scarpone.
E’ un’unione contraddittoria, l’ossimoro dell’estraneità fra uomo e terra, fra artificiale e naturale.

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Fra la terra e il cemento

Lavoro di fino

Tutti i lavori partono dalla base, si dice.

In realtà, nel nostro caso sarebbe esattamente vero il contrario.

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Strada

  • 28/07/2009 – Parma

Alle fine, come temevo, fra autobus sballottanti, bici da smontare e aereo da prendere, non sono riuscito a trovare il tempo per scrivere qualcosa che tirasse le fila e desse una parvenza di conclusione a questo viaggio e a queste quasi 100 pagine di diario.

Lo faccio qui ora, dopo più di 24 ore di viaggio di ritorno (come per l’andata, del resto).

La prima cosa che mi viene in mente, ancora a caldo, è la sensazione di forte contrasto fra le due “fasi” del Cammino.

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Cattedrale

  • 25/07/2009 – Santiago de Compostela

968 km.

Lo annuncia il contachilometri quando alle 3 del pomeriggio arriviamo di fronte alla cattedrale di Santiago.

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Pranzi pericolosi

  • 23/07/2009 – Gontàn

  • 24/07/2009 – Sobrado dos Monxes

Due giorni che non scrivo, ma non senza motivo.

Dunque dunque, da dove cominciare…

Intanto, ora ho ufficialmente due compagni di viaggio!

Miquel e Eudald sono due persone semplici e solari, che amano le sfide e i viaggi poco massificati, ascoltano heavy metal (sono andati al concerto dei Metallica la sera prima di partire per il Cammino!), sono quasi sempre in ritardo per tutto e totalmente disorganizzati, da bravi catalani.

Miquel è uno studente di ingegneria ambientale, e lavora anche come tecnico in una azienda di riciclaggio (di rifiuti, non di denaro). Eudald invece non va d’accordo con lo studio, ha fatto l’elettricista fin dalla maggiore età ma a maggio l’hanno licenziato causa esubero personale, così lui si è fatto metà del Camino francès a piedi, poi è partito per una vacanza già programmata a Cuba, ora sta per portare a termine questo Camino del Norte in bicicletta, e a settembre ha intenzione di terminare il francese con gli ultimi 300 km. La voglia non gli manca di certo..

Ovviamente, questi due bevono come spugne: ci sono sempre 6 lattine di birra e/o 1 bottiglia di vino nel bagaglio. Può mancare il cibo, la mappa, o qualunque altra cosa, ma quelle ci sono di sicuro. Anche se durano poco, visto che le beviamo mentre pedaliamo, con effetti deleteri dal punto di vista sportivo.

Inoltre si rollano canne mattino e sera, tranquillamente seduti fuori da bar, ristoranti, oficinas de turismo, con la flemma zen di due vecchi che guardano passare gli autobus.

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Alba in Asturias

  • 21/07/2009 – Soto de Luiña

Quando si dice che le giornate possono iniziare malissimo e finire fantasticamente..

Stamattina dovevo svalicare un colle che mi separava dalla valle dell’impronunciabile (nonché orribile) Gijon.

C’era una strada locale che zigzagava per vari paesini, e qualche centinaio di metri a lato saliva la carretera nacional, con percorso un po’ differente ma la medesima destinazione.

Io ho preso la stradina, finché non mi sono imbattuto in svariati cani (ovviamente slegati) che ardevano dalla voglia di matare il primo pellegrino che passava…

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Scogliere cantabriche

19/07/2009  -  Llanes

Ormai ho preso un bellissimo ritmo da pellegrino d’altri tempi.

Dopo lo stato d’animo un po’ ansiogeno e monomaniaco dei primi giorni, è subentrata una “tranquillitate animi” (chissà che boiata grammaticale ho scritto) degna del miglior asceta orientale.
La ritualità del pellegrinaggio, i suoi ritmi scanditi, il provvedere alle necessità biologiche essenziali, mi danno una pace interiore davvero inaspettata.

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