Night on Bald Mountain

Mentre cammino l’unico rumore che sento è quello dei ramponi che penetrano nella coltre ghiacciata, un rumore sgraziato ma rassicurante nel suo ritmo ripetitivo.
Mi fermo un attimo a riprendere fiato e mi guardo intorno.
Sono in una conca enorme, con una sequenza frastagliata di monti davanti a me e un bosco innevato poche centinaia di metri più indietro.
C’è un silenzio tombale, opprimente e innaturale.
Il crinale appenninico fa da scudo al vento proveniente dal mar ligure, creando un microclima ovattato che mette quasi a disagio.
So bene che arrivato sulla sella il vento soffierà fortissimo, vedrò le luci dei primi paesi e si spezzerà l’incantesimo, quindi mi attardo ancora un po’, con l’aria fredda che entra di prepotenza nella narici.
Chuck above all
La pubblicità è una brutta bestia.
Fatta di sorrisi a 32 denti, famiglie bucoliche e zuccherose, immagini “a scopo puramente illustrativo” e offerte costruite intorno a te.
Un gigantesco macchinario di impulsi subliminali che scavano come talpe nelle profondità dell’animo umano, fra le ossessioni compulsive e la necessità di affermazione personale attraverso gli oggetti.
Ok, queste sono le opinioni razionali e motivate del bravo intellettuale dissidente.
Che però, lo deve ammettere: ogni tanto, solo ogni tanto, alcune pubblicità sfiorano l’opera d’arte, in una fusione di immagini, tempi e musiche degne del miglior cinema.
Come la griglia di auto che ruotano come un cubo di Rubik, il calcio spettacolo della gabbia Nike sulle note di Elvis o la neve spalata dentro casa per tenere in fresco le Heineken.
O come un pupazzo che non parla e non ha espressione, ma che riassume mille concetti grazie semplicemente al proprio flemmatico “chupare”.
Take it easy, tolasudolsa, be schall.
Voi ditelo come vi pare.
Vi presento Chuck, il teorico del “life less serious”.
The Gunslinger

Un fastidioso scricchiolio lo fece riemergere lentamente dall’incoscienza. Con difficoltà, come se dovesse nuotare in un mare di sabbia e rocce.
La bocca impastata, il sapore ferroso del sangue sotto la lingua e un dolore martellante alla testa erano le uniche cose che sentiva.
La vita è un pendolo fra la noia e il dolore, pensò a sproposito.
Mi piacerebbe annoiarmi, in questo momento, fu il pensiero che seguì subito dopo.
“Questo vuol dire che non stai poi tanto male, pistolero..”, bofonchiò sprezzante una voce che sembrava provenire dall’altra parte del mondo.











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