Resistere

E’ un’immagine che mi piace, questa.
Sbucano tante teste, sfocate dal movimento e sovrastate dallo striscione e dalle luci dei lampioni. E’ una foto che trasmette dignità e orgoglio.
Lo scuotersi di una categoria troppo spesso cullata sugli allori sonnolenti dell’ateneo, con pensieri a breve termine e obiettivi di risibile idealismo.
Passati gli anni del “sempre e comunque contro chiunque”, non ancora arrivati quelli dell’apatia lavorativa e delle beghe quotidiane, gli universitari vivono spesso una spensieratezza ovattata e goliardica, con la pressione degli esami e la smania di succhiare il nettare della vita che sovrastano tutto il resto. E grazie al cielo, in realtà.
Ma quando devono scuotersi sanno scuotersi. Sanno arrabbiarsi e, soprattutto, sanno pensare.
De biscottorum consistentia

Con questo studio mi accingo a raccogliere in forma organica le ricerche e i documenti riguardanti uno dei problemi insieme più complessi e sottovalutati posti all’attenzione della mente umana: la consistenza dei biscotti.
Nel trattare ciò, pare adeguato (visto lo stampo scientifico di questo abstract) porre alcune premesse e paletti ad una così vasta analisi.
Prima di tutto, è evidente che si debba effettuare una classificazione, per quanto parziale e incompleta, di questi sfizi nutritivi. Abbiamo quindi i biscotti “ da colazione” e i biscotti “da pasticceria”. Per quanto ciò possa sembrare ovvio, nella realtà fattuale permangono alcune sfumature di difficile categorizzazione: è infatti noto che esemplari come le c.d. “Tenerezze” o i “Ringo”, pur nascendo come spuntini pomeridiani e/o post-pranzo, si sono spesso imposti nella quotidianità come accompagnamento della colazione. E qui si potrebbero spendere pagine e pagine sull’antica questione se sia preferibile per uno scienziato valutare l’aspetto originario di una questione o quello derivato. La teoria contro la pratica, la norma contro la prassi… Ma limitiamoci al nostro più circoscritto e rassicurante argomento.
Pensieri malinconici
Tempus irreparabile fugit, affermava la prof di latino al liceo. E lo diceva fissandoci con rimpianto, come se vedendo i nostri volti di adolescenti sentisse sul corpo tutto il peso degli anni, forse chiedendosi se eravamo consapevoli del momento magico che vivevamo.
E non lo eravamo, ovviamente.
Perchè come sempre accade le cose le vedi chiaramente solo da fuori, quando ne sei emotivamente distante.
Quando vi sei immerso è tutto molto più confuso e sfumato, come quando nuoti sott’acqua e con gli occhi irritati distingui appena le forme.

photo by Titti


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