
Non può non venire voglia di percorrerla, una strada così.
Sembra che chiami i piedi a calpestare i suoi ciottoli.
Un invito a muoversi, meno stereotipato delle infinite highway di “On the road”.
E infatti il termine crêuza non indica solo questi sentieri ripidi e scivolosi, che tagliano come lame le colline genovesi fino al mare.
Significa, più in generale, percorso, viaggio.
Viaggi come quelli dei marinai liguri, legati indissolubilmente alle acque dolci e immense.
U ma u fa e crêuze, il mare fa le strade.
Piccole increspature scure aperte dal vento, che smuovono la superficie come a segnare le vie “privilegiate e obbligate” degli uomini di mare.
Sono un po’ così le canzoni di Faber (mi piace chiamarlo così, ha un suono più amichevole del nome anagrafico).
Sono viaggi.
Viaggi di testa.
Viaggi di cuore.
Sono viaggi che colpiscono ogni parte del corpo.
Mettono pulci nell’orecchio, fanno entrare in contatto i neuroni, inumidiscono gli occhi e sciolgono le ansie.
Sono viaggi negli altri, soprattutto. Nelle vite di quei “diversi”, ladri, assassini e puttane a cui Faber restituiva dignità con la sua poesia.
Non è da tutti essere intellettuale e immediato allo stesso tempo. C’è chi pende troppo da una parte, risultando snob, e chi cade dall’altra, rimanendo sulla superficie.
Fabrizio no. Le sue canzoni sono come fondali limpidi, profondi ma visibili.
Sono i fondali dell’animo umano, che solo i pazzi e gli artisti riescono a intravedere.
Si potrebbero scrivere libri su ogni album, su ogni canzone.
E si potrebbero riempire pagine su alcuni singoli versi, belli e densi da commuovere le stelle.
Ma non ce n’è motivo, sarebbe noioso e presuntuoso.
La poesia non va spiegata, va assorbita.
E’ la voce della nostra anima che ci solletica piano, per tenerci desti.
E questo Faber lo capiva bene.
E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia.
Signora libertà, signorina fantasia
così preziosa come il vino, così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

Fabrizio De André - 18 febbraio 1940 – 11 gennaio 1999











Sarà banale ma
Grazie Faber. Ci manchi.
Da: cate su 11 gennaio 2009
alle 18:51