Ca’ Ska: Day One

E’ l’inizio.
28 marzo 2009.
(continua…)
Where The Hell Is Matt?

Quando penso che la rete (con tutti i suoi difetti) riesce a creare cose incredibili, penso a cose come questa.
Un ragazzo qualunque, fissato con i videogiochi al punto da farne la propria professione, che un giorno decide di partire per un vagabondaggio nel sudest asiatico, assecondando la propria voglia di vedere il mondo.
Durante una delle tante tappe del viaggio un suo amico lo vede cimentarsi in uno sgraziato balletto e gli fa una proposta: “Hey, why don’t you stand over there and do that dance. I’ll record it.”
E lui lo fa.
Ed è divertente, quindi continua a farlo.
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Responsabilità individuale nei crimini internazionali

28 aprile 2004.
Il programma televisivo “60 minutes II” dedica una puntata ad uno sconvolgente rapporto del generale statunitense Antonio Taguba, che rivela l’esistenza di torture sistematiche a danno dei prigionieri del carcere iracheno di Abu Ghraib. Pochi giorni dopo anche il giornalista investigativo Seymour Hersh pubblica sul New Yorker un articolo che esplora nel dettaglio gli abusi avvenuti nel carcere.
Il corredo di decine di foto come prova delle accuse porta l’opinione pubblica internazionale a conoscenza di percosse, violenze sessuali, minacce e obblighi umilianti, perpetrati ai danni dei prigionieri iracheni per il puro divertimento della polizia carceraria.
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Sussurri all’orecchio dell’inverno

Sfoglio libri sottili di storie passate
ingialliti nel peso di un’umida estate
e mentre li sfilo dalla biblioteca
con occhio rapito e tocco di seta
sento i ricordi che sfiorano la spalla
come foto sommerse che vengono a galla
da afferrare rapidi con avide dita
in quel magico incanto per malati di vita.
E quando tocco i fogli pulsanti
dove divampano mille piccoli istanti
ne escono storie davvero impensate
fatte di lacrime, di sguardi e risate
perse nei vortici di un altro tempo
che somigliano a fragili scaglie d’argento
gocce che brillano sulla tua pelle
e scendono piano a far tacere le stelle.
E’ strano, lo so, parlare ad altri d’amore
senza pensare d’aver fatto un errore
a condividere baci, tocchi e pensieri
ancora caldi come il sole di ieri
con chi davvero non può proprio capire
il nostro piccolo e lento morire
soffrendo dentro come una pianta malata
senza riuscire a trovare risata.
Però serve capire che nella vita
le pagine scorrono in maniera infinita
che mai davvero abbandonano l’uomo
restando intatte in qualche flebile suono
ma bisogna sfogliarle per lasciare il torpore
e serbare infine con rinnovato vigore
quello che a torto chiamiamo dolore
ma che altro non è se non fame del cuore.
E sembra quasi uno strano tipo di osmosi
di pelle e di sogni, di ricordi gelosi
sale in cielo come acqua bollente
e penetra nei corpi di tanta altra gente
in questo mondo dove tutto è una svista
come i colori schizzati da un magico artista
dove il crudo presente si intreccia al passato
ed il futuro ci osserva con occhio pacato.
Così alla fine ci si ritrova per strada
sul sentiero tracciato di penna e di spada
rivolti ad oriente sulle tracce del mondo
immersi per sempre nell’umanità senza fondo
un sorriso accennato e lo sguardo bambino
ricchi soltanto del proprio destino
sulle labbra socchiuse un verso di addio
e fra le mani giunte il respiro di Dio.
Mese tre
giorno sei
anno nove
dodici lacrime salate
ventiquattro baci leggeri
e quarantotto versi d’amore e d’addio
per te

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