
Tutto accade quando la suola schiaccia il terreno.
E’ un contatto blasfemo, quel punto di incontro fra l’intrico di roccia, radici ed erba della montagna con la plastica dentellata dello scarpone.
E’ un’unione contraddittoria, l’ossimoro dell’estraneità fra uomo e terra, fra artificiale e naturale.
Uomini e Mondo, entità che non si conoscono più e hanno perso l’interesse a farlo, e restano unite solo dalla convivenza obbligata e da un malcelato disprezzo reciproco.
Ciò che in origine era unito e unico è diventato scisso, estraneo.
Si sente tutto questo, a camminare su un sentiero.
Vorrei che fosse diverso, vorrei capire ed essere capito dalla Natura, da quella Grande Madre che le religioni panteistiche elevano a simbolo del Tutto, ma non è possibile.
O meglio, non lo è più.
Sono circondato da voci che non posso cogliere, profumi che i recettori non classificano, colori così immensi che la retina non può contenere.
Sento la vita che palpita in ogni foglia, in ogni pietra. La percepisco mentre mi entra dai piedi e mi avvolge, mi rende partecipe del legame che ci unisce.
Ma è questione di un attimo, perché subito la perdo.
Cerco di trattenere la sensazione, il calore che mi penetra, ma è come se cercassi di stringere dell’acqua.
E mi sento indegno e indesiderato, come un ospite rumoroso e impacciato che sbatte contro le cose.
Un essere ormai estraneo, che cerca di entrare in empatia con entità che la sua specie ha disconosciuto da secoli, preferendogli fumi e rumore.
Tutto è meraviglioso e terribile, perché sono consapevole come non mai della mia alterità e incompletezza di fronte all’immensità del creato.
Sono intelletto, creatività, ragione, contatto, relazione, sentimento.
Ma la caratteristica più ancestrale e magica di ogni specie animale, l’empatia, quella è un lumicino tremolante in mezzo alla tempesta.
Il contatto con ciò che ci circonda, la “manutenzione del Mondo”, è sempre più difficile da afferrare e trattenere. E’ ben stampato sul nostro codice genetico, ma secoli di cultura l’hanno coperto di coperte scure e soffocanti chiamate Progresso, Efficienza, Controllo, Omogeneità, Razionalità.
Come possiamo sperare di assaporare nuovamente quel tocco, quella fusione alchemica e inspiegabile, noi uomini imbastarditi dal moderno?
Ma poi lo vogliamo?
E, soprattutto, ce lo meritiamo?
La Vita ci fluisce intorno come nei millenni precedenti, ma noi siamo spettatori sempre più ignari e distratti.











