Be Resilient
Oggi su La Stampa c’è un’originale carrellata di quelli che il quotidiano ritiene saranno i protagonisti del nuovo anno. Non ci sono solo persone fisiche, ma anche tendenze, città e oggetti. Fra questi mi ha colpito molto il pezzo di Gianluca Nicoletti sulla parola “resilienza”, cioè la capacità di adattarsi ai cambiamenti.
Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Konstantinos Kavafis
Sii Batman
Batman non è un supereroe. Non ha poteri, non viene da un altro pianeta, non è un “buono” nel senso classico del termine.
Quindi perché piace?
L’agrumeto in fiamme della Beppe Montana
Alla cooperativa Beppe Montana ero andato nell’estate del 2010, per un campo di lavoro volontario con il mio gruppo scout. Avevamo contattato l’associazione Libera con il desiderio di conoscere una realtà diversa dalla nostra (non solo geograficamente) ed eravamo finiti nel paesino di Belpasso, nei pressi di Catania.
Àbitati

“Àbitati”, con l’accento sulla prima A, come diceva Bergonzoni da quel gigantesco schermo in piazza Maggiore, tutta la gente con il naso all’insù a sentirsi raccontare la propria città dalle acrobatiche parole di quel poeta pazzo, prima di immegersi in quella Strada felliniana piena delle miserie più misere e dei sentimenti più nobili. “Guarda come stai dentro”, non solo dentro di te ma anche dentro alla città che ti ospita, e veniva davvero facile lì, con quelle migliaia di persone sedute nella piazza, arrivate spinte dalla cultura e andate via con un senso di appartenenza a lungo dimenticato, capace di unirci tutti nella Grande Maglia Vitale Urbana.
Questa città che ho vissuto per un anno, talmente viva da commuovere, piena di contraddizioni come le persone più belle e autentiche, fatta di portici ventosi, scivolosi e freddi d’inverno ma piacevolmente ombrosi d’estate, tags osceni affiancati a spiazzanti opere d’arte murale, tante bici e zero piste ciclabili, copisterie uniche categorie commerciali di primaria importanza, pendolari che ti ignorano, mendicanti che ti supplicano, clochard che ti schifano, baristi che ti sorridono, negozianti che ti tentano, anziani che ti aiutano.
E tutti quegli studenti, ovunque e inconfondibili, in stazione, nei pub, a fare la spesa. Giusto, i supermercati, dove qualunque studentello arriva per spendere il meno possibile e comprare le più sottomarche. Quelle liste della spesa che iniziano sempre con “birra”, e gli sfattoni che ti vedono prendere una cassa d’acqua, ti guardano e ti dicono “anch’io all’inizio la compravo, ma cambi idea in fretta..”
Un sasso
Un sasso, da solo, è solo un sasso,
materia inerte, inutile,
una pietra d’inciampo.
Un sasso nel muro si colloca;
in silenzio sostiene, divide, contiene.
Ma un sasso per essere muro ha bisogno degli altri,
gli altri hanno bisogno di lui.
Anche per te e per me,
non importa se siamo un sasso grande o piccolo,
quadrato o rotondo, lungo o largo,
importa che siamo al posto giusto,
a fare con gli altri la nostra parte
per diventare muro del Tempio,
a sostegno dell’umanità e della storia.
Alessandro
Osservare, giudicare, agire
Questa volta cercherò di farla meno lunga dell’anno scorso.
A costo di passare da capo scout secchione, l’obiettivo di quest’anno (il proposito, se preferite) è di impostare le mie decisioni su queste tre parole.
Osservare significa essere in grado di capire nel profondo le cose (e quindi, inutile dirlo, non basta “vederle”).
Giudicare, nel senso di sapere valutare tutti i pro e i contro delle varie possibilità, senza troppi preconcetti.
Agire è ovviamente la fase più importante, senza la quale le altre perdono di senso.
Ed è la più importante anche perché per me è la più difficile.
Non ho mai avuto problemi a pensare e a vagliare ogni cosa, sono riflessivo di natura. Ne ho molti di più a prendere delle decisioni.
Non credo di essere vigliacco. Anche perché è una parola che vuol dire tutto e niente, visto che da un altro punto di vista può significare prudenza e oculatezza.
Sono solo spiazzato dalle sfaccettature delle cose, dall’ambiguità di ogni scelta. Forse l’esistenza è troppo incerta, il destino troppo volubile, per poter vivere senza dubbi e ansie. Ci vuole un anima troppo leggera per non aver paura di niente, e credo non sia proprio il mio caso.
Probabilmente l’unica soluzione è conviverci, nel miglior modo possibile. Ed è quello che intendo fare.
Il buon vecchio Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento non ce la faceva mica, e non aveva nemmeno tutti i torti:
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verita’, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita… Se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade. Ce n’è a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormita’, solo a pensarla?
Però la mia idea di futuro non contempla di saltare in aria nella sala macchine di una nave da crociera, quindi direi che l’unica soluzione sia di sforzarmi di seguire le tre paroline magiche.
Magari con una spruzzatina di mentalità zen, per attenuare un po’ le angosce.
E stando vicino alle persone a cui voglio bene (e che me ne vogliono), che nella “tenebra del mero esistere” fanno più luce di tutte le costellazioni della volta celeste.
Non ho altri propositi utopistici e poetici, anche perché a farne tanti poi si dimenticano quasi tutti.
Direi che già con questo sarò messo abbastanza alla prova.
Anche se, c’è da dirlo, dell’elenco dell’anno scorso ne ho portati a termine più di 2/3, che nella statistica dei propositi credo sia un mezzo miracolo..









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