A midsummer night’s wake
Ricordo.
Ricordo Uppsala.
Due mesi fa esatti ero a Snerikes, l’ultima sera.
A bere l’ultima birra, l’ultimo shot.
Ad ascoltare l’ultima canzone house, a godermi l’ultima serata nelle nation.
A fare l’ultimo ritorno a casa in bici, a salutare gli ultimi amici.
L’ultimo sonno in quell’orribile letto, la stanza da chiudere l’ultima volta.
E vedere i palazzi di Flogsta che si allontanano dal finestrino dell’autobus.
Per l’ultima volta.
L’ultima.
Di tutto.
Riga, Loveboat and fuckin cold
Il weekend scorso ci siamo finalmente organizzati per una delle famose crociere nordiche. Il format è semplice: si parte alla sera (nel nostro caso venerdì), sia viaggia in nave tutta la notte, al mattino si arriva in una delle capitali nordiche (Helsinki, Tallinn, Riga), si visita un po’ la città, alla sera si riprende la nave e al mattino dopo si ritorna a casa.
28-30 ore totali di nave e 6-7 ore da passare nella città: molto turista d’assalto.
Ma quando abbiamo visto che a Riga ci aspettavano i -20° (a mezzogiorno, mica di notte), abbiamo tutti convenuto che sei ore fossero sufficienti.
Pedalando verso Sud – Parte 4

Col cuore in mano, ci ricolleghiamo alla nostra ormai affezionata Aurelia, che ci porterà fino a Cecina costeggiando il mare.
E’ un pezzo piuttosto breve, e superata la piccola cittadina di Marina di Cecina ci avviamo verso l’entroterra toscano, che ci riporterà velocemente sulle salite dopo diversi giorni di infinita pianura.
Cominciati i primi dislivelli ci sentiamo già più a nostro agio. Le gambe faticano a riambientarsi, ma la vista delle colline verdeggianti relega in un angolino della mente il ricordo delle nostre quasi fidanzate.
Pedalando verso Sud – Parte 3

Ci svegliamo sudati e poco riposati.
L’afa e le zanzare ci hanno reso tristemente consapevoli che gli appennini sono ormai lontani, e che ci aspettano un paio di giorni di calda pianura.
Ci mettiamo in marcia verso ovest, costeggiando una zona militare di proporzioni gigantesche. E io che mi lamentavo di tutto lo spazio sprecato per quella che si trova in via Sidoli, che in confronto è un tinello..
Il paranoico controlla ad ogni bivio la cartina. Il fatto che siamo su una strada dritta con un’unica deviazione microscopica che porta palesemente ad un’abitazione privata non è importante: lui, stoico nelle sue convinzioni, vuole evitare errori di percorso (visto che non c’è più un leader come l’anno prima..), e sbircia concentrato la mappa anche nei casi più superflui.
Pedalando verso Sud – Parte 2

La terza giornata comincia nel migliore dei modi, mentre ci intratteniamo al bar con un camionista che butta giù grappa come fosse esta thè.
Ma purtroppo paghiamo la pedalata del giorno prima: muscoli doloranti, mal di culo (nonostante i calzoncini imbottiti), sensazione diffusa di spossatezza.
A farne più le spese sono io, che per i primi 2-3 chilometri sono davvero a terra. Ogni cento metri devo fermarmi perché cominciano a passarmi le lucine davanti agli occhi e a mancarmi le forze.
Mi viene un po’ di caga, lo ammetto, per la terrorizzante possibilità di dover rinunciare se un tale stato pietoso dovesse permanere.
Per fortuna è solo il fisico che si deve abituare, e lentamente riesco ad ingranare e ad evitare di svenire in mezzo alla strada.
Pedalando verso Sud – Parte 1

Dopo un’extreme adventure come il TMB non è facile trovare un’impresa in cui imbarcarsi per bissare il successo dell’anno passato.
Ma non è neanche finito l’inverno che i nostri si stanno già spremendo le meningi.
Se riguardo al Tour mi sfugge la scintilla che diede origine a tutto, ricordo benissimo quando iniziò a formarsi l’idea del cicloturismo.
Da Lino’s Coffe Shop, in Via D’Azeglio. Io e Simo davanti ad un caffè.
Stavamo bevendo uno di quegli enormi tazzoni caramellati/pannosi/diabetici e abbiamo pensato che nessun trekking avrebbe potuto eguagliare il TMB, perlomeno nei nostri cuori.
Che, insomma, si rischiava di ripetere stancamente uno schema già fatto, in cui cambiavano luoghi e paesaggi ma la sostanza rimaneva identica all’anno passato.
Se volevamo DAVVERO sbragare, dovevamo buttarci in qualcosa di totalmente diverso.
Si saranno posati gli sguardi sulle bici appoggiate ai colonnotti di Via D’Azeglio, forse.
O forse, semplicemente, l’unico mezzo (escluse le nostre gambe) che due 17enni come noi usavano con familiarità era la bicicletta.
Quindi, che bici sia.
(continua…)





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