Thin(k) Freedom

The Gunslinger

Posted in Personal miscellaneous by Ronin on 15 settembre 2008

Un fastidioso scricchiolio lo fece riemergere lentamente dall’incoscienza. Con difficoltà, come se dovesse nuotare in un mare di sabbia e rocce.

La bocca impastata, il sapore ferroso del sangue sotto la lingua e un dolore martellante alla testa erano le uniche cose che sentiva.

La vita è un pendolo fra la noia e il dolore, pensò a sproposito.
Mi piacerebbe annoiarmi, in questo momento, fu il pensiero che seguì subito dopo.

“Questo vuol dire che non stai poi tanto male, pistolero..”, bofonchiò sprezzante una voce che sembrava provenire dall’altra parte del mondo.

Lentamente mosse le palpebre, offrendo gli occhi alle sferzate dei raggi solari.

Vide un paio di stivali, i cui tacchi avevano provocato lo scricchiolio che lo aveva svegliato.

Salendo con lo sguardo vide un uomo che si stagliava controluce.

Il ventre prominente e la pelle smagliata di mani e avambracci denunciavano immediatamente l’età avanzata. Strizzando gli occhi, il giovane a terra distinse a fatica i lineamenti dell’uomo.

Era un volto sereno e disteso, il viso di un anziano signore che si sta godendo la pensione, ma c’era qualcosa di incomprensibilmente strano.

La rughe della pelle non bastavano a mascherare gli occhi vivi e profondi. Erano gli occhi penetranti di un vecchio, ma anche quelli vivaci e splendenti dei bambini.

Era come se quegli occhi non avessero età.

Lo strano personaggio indossava un pesante trench grigio che gli arrivava fin sotto le ginocchia, in barba ad ogni logica per uno che si trovava nel bel mezzo di un deserto.

“Non hai caldo con quell’impermeabile, forestiero? Io penso che avrei un collasso” – domandò l’uomo facendo per alzarsi faticosamente in piedi.

“Io penso che il collasso lo avrai per quella pallottola nel braccio, se non stai buono e fermo”, disse il vecchio con una punta di sarcasmo.

Il giramento di testa e l’immediata sensazione di nausea furono sufficenti per seguire il consiglio e farlo riaccasciare al suolo.

La vista del braccio umido di sangue e il dolore bruciante risvegliarono altrettanto rapidamente il senso pratico dell’uomo, assopendo nello stesso tempo l’umorismo poco utile e fuori luogo.

“Potevi darmi una mano, quando mi hai visto, invece di startene lì a fissarmi”, lo rimproverò con una punta di risentimento il pistolero, mentre strappava l’orlo della camicia per creare un rozzo laccio emostatico.

“Non è mio compito fare alcunchè. Tantomeno estrarre proiettili da uno che appena ripresa conoscenza non ha niente di meglio che criticare il mio abbigliamento.”

“Touchè, vecchio. Hai qualche compito particolare, dunque?”

“Osservo. Rifletto.

Agisco, a volte. Solo se necessario.

Ora non lo è.”

“Grazie per il parere, in effetti mi sento già molto meglio”, ringhiò il pistolero mentre stringeva dolorosamente la stoffa attorno alla ferita, sempre più irritato verso quest’uomo che declamava i suoi vaneggiamenti melodrammatici ad uno mezzo morto nel deserto.

Un pazzo.

O semplicemente un bastardo.

Probabilmente entrambe le cose.

Un pazzo bastardo.

“Grazie per la definizione. Squisita” – ridacchiò il misterioso uomo in trench.

I pensieri. Dio, quest’uomo mi sta leggendo la mente, pensò spasmodicamente il giovane, memore solo ora della prima ambigua frase che gli era stata rivolta.

“Chi diavolo sei, vecchio?” domandò freddo il pistolero, per la prima volta concentrato e all’erta.

“Oh, eccoti finalmente attento, con i tuoi veri occhi.

Allora non sei solo un patetico cow-boy che ha finito male la sua ennesima rissa da bar ed è stato lasciato a crepare fra i coyote..” – disse con un ghigno il vecchio.

“Non hai risposto alla mia domanda”, rispose il l’uomo, senza abbassare i gelidi occhi azzurri.

“Io sono tantissime cose, pistolero.

Sono la sabbia di questo deserto, il suo orizzonte sfocato e tremolante, le sterpi secche spinte dal vento.

Sono il blu profondo del cielo equatoriale, l’acqua gelida del Mare del Nord. Sono la neve soffice dei monti più alti, e il buio più nero delle fosse oceaniche. La terra profumata, l’erba rigogliosa e il verme che si scava  una via nel teschio dei cadaveri putrefatti.

Sono la profondità della compassione umana e il ghigno crudele dei mercenari che saccheggiano e stuprano, la madre che sacrifica la vita per i figli e il virus Ebola che si diffonde fra i villaggi africani.

Sono amore e odio, vita, morte, vizio e virtù. Sono tutti gli uomini e tutto il mondo, e niente di tutto questo allo stesso tempo.

Insomma, – sorrise bonariamente – non sono altro che un povero vecchio.

Ho risposto alla tua domanda, figliolo?”

Il pistolero rimase zitto per quasi un minuto, fissando l’uomo negli occhi, finchè disse: “Forse”.

“Mi fa piacere. Ora voglio fartela io una domanda. Chi sei tu?”

“Vorrei risponderti, straniero, ma temo non avere la tua eloquenza nel parlare..”

Il vecchio rise fragorosamente: “Beh, ho avuto secoli per esercitarmi, – disse poi con un mezzo ghigno che non riusciva a mascherare il piacere per il complimento ricevuto – però puoi provare a rispondere ad un’altra domanda più facile.”

“Spara”, rispose il pistolero, che ormai si divertiva al gioco di questo vecchio matto.

“Dove stai andando?”

“Non è tanto più semplice. Sei troppo filosofico, vecchio.”

“Questo lo dici tu. E’ una domanda molto chiara. Se fai fatica a rispondere è perchè ci leggi dei significati reconditi che non ho mai avuto intenzione di dare.”

Il pistolero si guardò un po’ intorno e rispose: “Lo vedi l’orizzonte, laggiù? Vedi il calore che sale dalla sabbia del deserto e rende tremolanti tutte le cose lontane?”

“Lo vedo, sì.”

“Sapresti dirmi se la cima a sinistra è più alta di quella a destra, o se quella palla di sterpi è più secca di quella che le rotola a fianco?

No, non puoi, perchè c’è quel dannato tremolio che confonde tutto, lo maschera, lo falsa. Rende tutto ciò che vedi etereo e impalpabile, incerto.

E il resto del mondo cos’è, in fondo? Un’immensa pantomima, una bella e gelida maschera del Teatro Noh. Quel poco che vedi, fatichi a comprenderlo, e quel poco che comprendi probabilmente è falso.

Puoi scegliere di stare al gioco, certo, fare il bravo spettatore pagante.

Ma se hai un minimo d’amor proprio non puoi riuscirci, è tutto troppo artificiale e squallido, creato ad hoc per mantenerti ebete e docile.

Bisognerebbe salire sul palco e strappare via le maschere, stracciare il sipario e fare a pezzi le scenografie. Dopo avrebbe tutto meno paillettes e ornamenti, ma almeno sarebbe vero. Sarebbe puro.”

Il silenzio scese per un tempo che pareva interminabile.

“Per fortuna ti mancava la mia eloquenza, ragazzo..”, disse alzando le sopracciaglia l’uomo in trench.

“Sarà la tua vicinanza, che vuoi che ti dica”, sorrise, per la prima volta, il pistolero.

“La mia vicinanza non può portare a nulla di buono, te l’assicuro. Per questo è quasi ora che io vada.

Ma prima un paio di cose” – e dicendo questo tirò fuori da sotto l’impermeabile due oggetti.

Il primo era una bussola, dalla forma curiosa e, pareva, piuttosto antica.

Il secondo era una capiente sacca per l’acqua, di quelle morbide e isolanti fabbricate in pelle di daino.

“Questa ti servirà quando sarai uscito da questo deserto”, gli disse il vecchio porgendogli la prima.

“Al massimo potrà servirmi per uscire da qui, vecchio..”

“Non basarti sulle apparenze, ragazzo. Non è una comune bussola.
E’ molto di più.

O, secondo i punti di vista, molto di meno.

Ti servirà a poco quando sarai perduto in un bosco e dovrai trovare la direzione per uscirne. La utilizzerai, anzi, quando avrai tanta gente intorno a te, e volti, umori e voci che ti circondano.”

La perplessità del pistolero era evidente, ma chiese comunque: “E l’acqua?”

“Beh, questo deserto è piuttosto caldo, l’hai detto tu stesso, no?” disse sornione il vecchio.

“Una bussola che non indica la direzione e dell’acqua – borbottò il pistolero, come a fare l’inventario delle sue ricchezze. “D’altronde, a caval donato…”

“Ecco, questo è lo spirito, giovanotto – rise l’anziano in impermeabile. – Bene, direi che per me è quasi ora di andare. Penso di averti dato abbastanza aiuto, dopotutto.”

“Stai scherzando, vero? Non hai mosso un dito da quando ci siamo incontrati!”, esclamò il giovane risentito.

“Non essere scortese, porta rispetto a chi è più vecchio di te.
Ma visto che sei così ingrato, segui questo consiglio. Segui la direzione del mio dito e fra un paio di giorni arriverai ai confini del deserto – disse il vecchio indicando un punto alle spalle del pistolero.

“A est – commentò il giovane voltandosi – dove sorge il sole. Molto simbolico, ne convengo” – disse girando di nuovo la testa.

Ma il misterioso personaggio era scomparso, nonostante il deserto si stendesse per miglia nel nulla.

Il pistolero bevve un sorso d’acqua, e muovendo il braccio si rese conto che la ferita era sparita completamente, come se non fosse mai esistita.

Non fosse stato per l’antica bussola nella mano e per l’acqua che era appena scesa benefica per la gola, avrebbe detto di aver sognato.

“Dio, che giornata” – mormorò fra sè, pulendosi la bocca con la manica.

“Poi io la odio, la sabbia.”

E si mise in cammino verso oriente.

3 Risposte

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  1. Je said, on 18 settembre 2008 at 01:39

    bravo popis.
    ma io voglio sapere che fine ha fatto il vecchio!

  2. LS said, on 21 settembre 2008 at 09:28

    “…e una bussola che non punta a nord”. X-D

  3. Cate said, on 7 gennaio 2009 at 19:43

    E il resto del mondo cos’è, in fondo? Un’immensa pantomima, una bella e gelida maschera del Teatro Noh. Quel poco che vedi, fatichi a comprenderlo, e quel poco che comprendi probabilmente è falso.

    wow.


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