Thin(k) Freedom

Night on Bald Mountain

Posted in Personal miscellaneous by Ronin on 29 settembre 2008

Mentre cammino l’unico rumore che sento è quello dei ramponi che penetrano nella coltre ghiacciata, un rumore sgraziato ma rassicurante nel suo ritmo ripetitivo.

Mi fermo un attimo a riprendere fiato e mi guardo intorno.

Sono in una conca enorme, con una sequenza frastagliata di monti davanti a me e un bosco innevato poche centinaia di metri più indietro.

C’è un silenzio tombale, opprimente e innaturale.

Il crinale appenninico fa da scudo al vento proveniente dal mar ligure, creando un microclima ovattato che mette quasi a disagio.

So bene che arrivato sulla sella il vento soffierà fortissimo, vedrò le luci dei primi paesi e si spezzerà l’incantesimo, quindi mi attardo ancora un po’, con l’aria fredda che entra di prepotenza nella narici.

Davanti e più in alto vedo gli altri, che camminano lontani fra loro.

Durante questo pezzo di tragitto ci siamo allontanati, quasi che inconsciamente volessimo stare un po’ con noi stessi, a godere da soli di questo momento.

Per una volta nella mia vita, non penso a niente.

Non rifletto sul significato della montagna, sul piacere dello stare nella natura, sul percorso che stiamo facendo, su quanto manca all’arrivo.

Riesco a trovare uno di quei rari momenti in cui mi spoglio della mia razionalità, del mio perenne atteggiamento di intellettualizzazione di ogni istante.

Me ne sto semplicemente lì immobile con la mente vuota, guardando la luna tonda e pallida, che riverberando sulla neve illumina tutto ciò che c’è intorno.

Se non sapessi che è notte inoltrata dubiterei dei miei occhi. Il manto nevoso risplende come un mare di diamanti, scorgo ogni particolare delle alture davanti a me.

Mi giro e percorrendo a ritroso con gli occhi le mie impronte arrivo agli abeti immobili e ancora più indietro ad una chiazza bianca in mezzo alla foresta, la spianata ghiacciata del lago.

Riprendo a camminare, con i talloni che sfregano dolorosamente sugli scarponi ancora da rodare.

Lo sento appena e non mi interessa.

La salita si fa più ripida, aumentano i battiti.

Dopo pochi metri, scavalcato un’ultimo cumulo ghiacciato mi trovo sulla sella del crinale, investito dal vento.

Vedo le due figure di fianco a me sedute, che si coprono dopo essersi accaldati nella salita.

Osservo giù per la scarpata l’inquinamento luminoso ligure e la relativa foschia da bassa pianura.

Penso di girarmi per rimirare ancora il tragitto appena percorso, ma temo che perderei tutto l’incantesimo che mi ha avvolto pochi minuti prima.

Vorrei dire che è un peccato che il fascino surreale di poco fa sia già svanito, ma in realtà mentirei.

Fa parte della vita che i momenti più belli siano quasi sempre sfumati e precari.

Se ciò che amiamo fosse eterno svanirebbe tutta l’emozione che riesce a darci, diverrebbe consuetudine, monotonia e quindi sterilità.

E’ tutto così deliziosamente inconsistente nella vita, che ogni cosa certa e sicura perde di valore e attrazione.

Quindi sorrido, con il miscuglio di sensazioni, immagini, suoni, odori di poco prima stampato dietro agli occhi, istantanea virtuale di una magia appena accennata.

7 Risposte

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  1. Fabio said, on 30 settembre 2008 at 16:21

    Ciao Ronin, scusa se ti scrivo inopportunamente qui, dove i parla di tutt’altro, ma non sapevo come altrimenti contattarti (non sono interessato ad iscrivermi ad alcun forum):
    mi interesserebbero alcuni dei fumetti che hai messo in vendita il primo settembre scorso su Bar dello Sport e vorrei sapere se se sono ancora disponibili …
    Potresti conttatarmi al seguente indirizzo

    fabio_fabbrini@libero.it

    Ciao e grazie
    Fabio

  2. LUCA said, on 30 settembre 2008 at 17:48

    PARLI DELLA NOTTURNA SUL MARMAGNA??

  3. Ronin said, on 30 settembre 2008 at 20:23

    @ Fabio: Mandata mail!

    @ Luca: Certo, di che altro?? 😉

  4. effettocollaterale said, on 3 ottobre 2008 at 22:12

    La montagna di notte. Suggestivo. Io non ho ancora imparato a non desiderare che certi momenti siano eterni però.
    Per il resto, razionalizzo benissimo anche io. 🙂

    PS. Deduco dagli scarponi da rodare che sia una delle tue prime volte lassù?

  5. Ronin said, on 3 ottobre 2008 at 22:29

    E’ una delle prime volte su ghiaccio, sì.
    Per le montagne vagabondo invece da tanti anni.. 😉

  6. effettocollaterale said, on 4 ottobre 2008 at 15:14

    Io ho comprato gli scarponi, ma ho trovato tempo balordo. E vagabondare con gli scarponi in paese era un po’ da scemi..

  7. Je said, on 5 ottobre 2008 at 21:53

    _cuccutuzzu said on 2/25/08 1:33 PM …

    bello bigio!!

    te l’avrò detto millemila volte, devi scrivere un libro…
    …raccontata così verrebbe vogli quasi quasi di camminare anche a me!!!
    =)_

    non ho cambiato idea, in effetti…


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