Thin(k) Freedom

De biscottorum consistentia

Posted in Personal miscellaneous by Ronin on 13 ottobre 2008

Con questo studio mi accingo a raccogliere in forma organica le ricerche e i documenti riguardanti uno dei problemi insieme più complessi e sottovalutati posti all’attenzione della mente umana: la consistenza dei biscotti.

Nel trattare ciò, pare adeguato (visto lo stampo scientifico di questo abstract) porre alcune premesse e paletti ad una così vasta analisi.

Prima di tutto, è evidente che si debba effettuare una classificazione, per quanto parziale e incompleta, di questi sfizi nutritivi. Abbiamo quindi i biscotti “ da colazione” e i biscotti “da pasticceria”. Per quanto ciò possa sembrare ovvio, nella realtà fattuale permangono alcune sfumature di difficile categorizzazione: è infatti noto che esemplari come le c.d. “Tenerezze” o i “Ringo”, pur nascendo come spuntini pomeridiani e/o post-pranzo, si sono spesso imposti nella quotidianità come accompagnamento della colazione. E qui si potrebbero spendere pagine e pagine sull’antica questione se sia preferibile per uno scienziato valutare l’aspetto originario di una questione o quello derivato. La teoria contro la pratica, la norma contro la prassi… Ma limitiamoci al nostro più circoscritto e rassicurante argomento.

In entrambe le macrocategorie sopraelencate, si palesa evidente all’osservatore un fatto di non secondaria importanza: la presenza di un agente esterno liquido. Che si tratti di latte, thè, caffelatte o altro, la cultura del biscotto va di pari passo con quella della bevanda in cui viene immerso. Con un ardire e un trasporto effettivamente poco scientifici, oserei definire “commovente e illuminante” l’operazione di trasformazione chimica che si usa fare immergendo il biscotto nel latte. Chi non ha mai provato il piacere di vedere la corporeità del biscotto scomparire nei flutti lattei e opachi, per uscirne trasfigurato nella sue essenza, come un novello Achille? Ma lasciamo le speculazioni filosofiche a chi di dovere e concentriamoci sul ben più deterministico aspetto scientifico. Si tratta ora di ragionare sul come i biscotti reagiscono alla liberatoria abluzione. Questo perché la differenza fra le varie tipologie è abissale. Per semplificare le cose, procediamo con un ordine rigoroso: partendo dall’oggetto più facilmente e rapidamente modificabile dal contatto con una sostanza liquida fino ai campioni più stoici e resistenti, influenzabili con notevole difficoltà a livello strutturale. O, più volgarmente, “dal più molle al più duro”.

– “Soviardo” (che chiameremo “Esemplare S1”): partiamo da un esemplare così facilmente sfaldabile che si fatica a capire come possa non sbriciolarsi anche da asciutto. Sperimentando sul campo, si rivela che l’esemplare S1 reagisce con sorprendente rapidità, perdendo consistenza in circa 1,35 picosecondi. Correlate ricerche psicologiche rivelano diffuse reazioni mentali nel soggetto che fa le spese di questo comportamento fisicamente paradossale: frustrazione, rabbia, senso di impotenza di fronte alle forze della natura. L’immersione di S1, se non supportata da una adeguata tecnica, si rivela fallimentare, portando nel migliore dei casi ad una distruzione repentina del campione, con conseguente inquinamento da parte di milioni di briciole del substrato liquido ed esplosione incontrollata di aggressività nel soggetto. Si sconsiglia quindi il consumo del suddetto esemplare alle persone irritabili e deboli di cuore.

– “Oro Saiwa” (Esemplare S2): i c.d. “biscotti secchi”. Famosi per la loro completa mancanza di sapore e quindi di soddisfazione per i centri del gusto del soggetto. Pare che l’unico motivo per cui gli Oro Saiwa non siano andati incontro all’estinzione sia la pura e semplice consuetudine, che spinge gli uomini a cibarsene nonostante la totale assenza di qualunque vantaggio gustativo (secondo solo alla crusca e alla pasta al riso). La Tempistica di Sfaldamento (che d’ora in poi indicheremo per comodità con la sigla “TdS”, che, per una incredibile casualità, è riconducibile sia alle iniziali del nome che a quelle dello scopritore, il famoso Terenzio di Silone, grande scienziato assiro del IV sec. a.C.), è tuttavia soddisfacente: il campione non va incontro alla tragica fine del suo quasi omonimo S1, ma resiste abbastanza bene allo stimolo liquido, con conseguente rilassamento del soggetto usufruente (se non fosse per la già citata insoddisfazione del palato).

– “Ringo” (Esemplare R): ebbene sì, non è un biscotto da colazione, ma finisce sotto esame comunque viste le indubbie qualità intrinseche. E qui potrei cominciare con un vero e proprio “De Rerum Ringo”. Partendo dalla forma perfetta (il cerchio, simbolo del tutto e uno, dell’infinito, della vita e della morte, lo yin e lo yang, il serpente che si morde la coda, la ruota… si potrebbe continuare per ore); passando per le dimensioni del biscotto (né troppo grande, né troppo piccolo, non necessita di essere spezzato come la maggior parte dei colleghi) e della confezione (6 è, in questo caso, il numero perfetto: uno di meno non basterebbe per saziarsi, uno in più spezzerebbe quel magico status di equilibrio che si avverte dopo la consumazione); arrivando alla composizione (due tondi di pastafrolla, uno all’uovo e uno al cioccolato, che racchiudono una morbida farcitura, passabile di scelta fra cioccolato e vaniglia. Anche qui la simbologia è ricca: i forti che proteggono il debole, l’essenza maschile del cosmo (la forza, la decisione, la durezza) e quella femminile (la morbidezza, il sentimento e la dolcezza), la S.S. Trinità… )

Insomma, ci si trova di fronte ad una vetta dell’ars culinaria, l’apice della pastafrolla, il coronamento della buona tavola. Purtroppo la gente non sembra riconoscente di poter vivere un così grande momento della storia umana. Ma stiamo divagando nella composizione elegiaca. Detto questo, comunque, non c’è bisogno di aggiungere altro. Com’è logico per una creazione perfetta come questa, il TdS è ottimo: ammorbidisce i due elementi di pastafrolla ma non tanto da renderli molli, e sfiora teneramente la farcitura come un bacio rubato. Semplicemente divino.

– “Gocciole” (Esemplare G): ecco un esempio di TdS ottimale. Qui occorre chiarire che il TdS funziona come il PH, in cui un valore inferiore ad una certa soglia determina acidità, mentre se è superiore alla suddetta cifra determina basicità. In egual modo funziona il TdS, anche se, invece di numeri, si preferisce adottare una scala più intuitiva, determinata dalla comparazione di unità-campione. Così troviamo al Livello1 l’Esemplare S1 (Savoiardi), al livello 2 l’Esemplare S2 (Oro Saiwa) e così via fino a 10. Ebbene, l’Esemplare G, funzionando praticamente da “spartiacque”, si trova ovviamente al Livello 5. Il TdS è praticamente perfetto: l’inzuppamento permette un ammorbidimento soddisfacente e omogeneo in tutto il volume del campione, pur non perdendo la consistenza necessaria per portare a termine la colazione/spuntino senza intoppi. Pare che questa piacevole proprietà dell’Esemplare G sia dovuta al peculiare impasto, la cui ricetta rimane comunque prudentemente coperta da segreto aziendale.

– “Macine” (Esemplare M): e qui si comincia a sconfinare nella parte alta della Tempistica di Sfaldamento. Siamo al Livello 7 e cominciano a nascere problemi opposti rispetto a quelli dell’Esemplare S1. Inzuppare a dovere il campione richiede più tempo e pazienza, soprattutto se si è così inesperti e incauti da effettuare l’operazione a biscotto intero. Uno dei corollari della Legge sulla Tempistica di Sfaldamento (che non stiamo a dimostrare matematicamente in questa sede, vista la presenza di complesse equazioni differenziali, analisi di funzioni solide e uso di geometrie non euclidee) enuncia infatti che la TdS viene ridotta di x/2 + 1 nel caso in cui il campione sia spezzato. Questo risulta evidente dal fatto che la consistenza della parte superficiale dell’esemplare è notevolmente più elevata della parte interna. Da tempi immemori, infatti, la specie umana ha imparato pragmaticamente a spezzare a metà i biscotti prima di immergerli, assolvendo la doppia funzione di facilitare la deglutizione e diminuire i tempi di ammorbidimento. Quindi, nonostante al primo impatto il tentativo di inzuppamento possa risultare privo di risultati a breve termine, con l’uso di un così semplice espediente si riesce a risolvere brillantemente la situazione.

(immagine non del tutto rappresentativa

– “Ciambelline Ilaria” (Esemplare C): nonostante siano poco conosciute (un sopralluogo in alcuni dei più noti supermercati ha rivelato scaffali e scaffali di invenduto, con somma disperazione di produttori e commercianti), sono utili per rappresentare il termine della scala TdS. Gli studiosi sono ancora incerti se attribuire ad esse il Livello 9 o 10 della scala. La corrente progressista propende per la seconda ipotesi, convinta, con la tipica arroganza giovanile, di aver raggiunto il limite della fisica; la corrente revisionista, composta dagli anziani del mondo accademico, ritiene invece prematuro riservare all’Esemplare C il massimo grado della scala, ritenendo (più prudenzialmente) che ci sia la concreta possibilità di trovare un Esemplare con proprietà ancora più sorprendenti. Non è ancora chiaro, comunque, se questa speranza sia fondata o se sia semplicemente una dolce chimera, creata dalla mente sognatrice e nostalgica propria della senilità, aggrappata alla speranza che la scienza non abbia ancora raggiunto il limite ultimo.

Comunque, tutti sono concordi nel ritenere l’Esemplare C ai vertici della scala TdS. Infatti, prove sperimentali hanno avuto risultati sorprendenti: un campione lasciato a mollo non accennava a sfaldarsi, prima per ore, poi per giorni, tanto che gli scienziati sono stati costretti ad effettuare un’analisi chimica del campione, nel timore che non fosse un biscotto, ma un simulacro di altro materiale, legno di tek, cemento o titanio. Dopo aver constatato l’effettiva classica composizione di farina, uova e acqua, è apparso chiaro che ci si trovava di fronte a qualcosa di incredibile, praticamente un miracolo quantico. Settimane e mesi passarono prima che gli scienziati gettassero la spugna, rilevando con disperazione l’impossibilità di ammorbidire l’Esemplare C. Il biscotto restava lì, ghignante e baldanzoso nella sua scodella di latte, quasi a deridere gli studiosi, quando chiunque altro nella sua situazione sarebbe crollato fra lacrime e suppliche.

Pare che anche la messa in pratica del c.d. “Corollario dello Spezzamento” sia del tutto inutile con il campione C, tanto che si è costretti ad usufruire del biscotto rassegnandosi all’idea che nessuna forza al mondo sia in grado di piegare la sua tenacia.

Con questo sono arrivato in fondo alla trattazione di una argomento in realtà assai più complesso, ma che qui abbiamo cercato di esporre in modo il più divulgativo e semplice possibile. Per chi fosse interessato ad approfondire la questione, consiglio la lettura dell’appassionante saggio (da cui ho preso il titolo per questo articolo) “De biscottorum consistentia”, che, oltre alle ben più elaborate spiegazioni tecniche, ha l’ambizione di coprire la tematica in tutte le sue sfumature economiche, letterarie e filosofiche, nell’intento di dare una base teorica a questo affascinante mondo tutto da scoprire.

6 Risposte

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  1. Je said, on 14 ottobre 2008 at 11:43

    sei un pirla.

  2. Sorro said, on 14 ottobre 2008 at 18:57

    Poi uno dice che economia è una facoltà come un’altra…. 🙂
    Il prossimo è sui cavalli da corsa?

  3. Dottor Wolburg said, on 29 ottobre 2008 at 19:41

    Apprezzo e concordo con l’analisi sviluppata in questo studio, molto interessante e utile. Ritengo però troppo affrettate le conclusioni.
    Prima di poter definire una valida classifica ‘de biscottorum consistentia’ occorre a mio avviso analizzare meglio alcune variabili che non sono state considerate dall’autore.
    La variabile principale è senz’altro il liquido utilizzato per l’esperimento di ‘consistentia’, una variabile secondaria è invece la temperatura di detto liquido.
    Da questo consegue, ad esempio, che il materiale definito S1 immerso nel the anzichè nel latte permette un adeguato assorbimento soprattutto se l’operazione avviene con congrua tempistica (e questo a causa della differente densità dei due liquidi considerati).
    Per l’esemplare M voglio invece citare un mio personale studio randomizzato che, attraverso un’elaborazione dei dati di tipo multivariata, ha dimostrato come l’immersione del materiale frazionato si addica ad una colazione veloce e solitaria, mentre l’utilizzo dell’oggetto intero è collegato ad una colazione condivisa dove i tempi di ammollo più lunghi permettono un discreto dialogo tra i partecipanti al rito mattutino.
    Per finire vorrei osservare che l’esemplare C risulta di consistenza incomprensibile se immerso nel latte, mentre acquista significato se il liquido utilizzato è il vino bianco, o ancora meglio il vin santo o il porto. Probabilmente è questo l’uso antico previsto per questo materiale, molto diffuso in periodi nei quali era possibile recarsi al lavoro in calesse cantando a squarciagola la propria canzone preferita.

  4. costa said, on 29 ottobre 2008 at 23:16

    Specializzazione. E’ tutta una questione di specializzazione. Già annunciata da Platone e ben incorniciata da Adam Smith per comprendere la produttività, ora la specializzazione è stata usurpata dai biscotti. Il biscotto ha mistificato la natura umana della specializzazione, ne ha carpito l’anima e ha invaso tutte le nostre abitazioni, le nostre tavole, le nostre pancie.
    E’ il biscotto il vero pericolo per la specie umana. Grazie Jacopo per averci fatto conoscere i subdoli segreti ammalianti di tale predatore

  5. Cibbo said, on 3 novembre 2008 at 00:51

    Ringo docet.
    Gocciole pure

    a me piacciono anche gli abbracci nonostante il TdS alto.

    e poi avrei gradito qualche parola sui canestrelli e i pan di stelle, insomma popo è un lavoro incompleto!

  6. Cate said, on 7 gennaio 2009 at 19:37

    Quando l’italiano diventerà una lingua morta e studenti del futuro (probabilmente frequentanti il classico) dovranno tradurre versioni dall’italiano alla loro lingua corrente, tremo al pensiero che questo sarà uno dei testi più gettonati dai professori.


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