Thin(k) Freedom

Resistere

Posted in Dategli brioches by Ronin on 30 ottobre 2008

E’ un’immagine che mi piace, questa.

Sbucano tante teste, sfocate dal movimento e sovrastate dallo striscione e dalle luci dei lampioni. E’ una foto che trasmette dignità e orgoglio.

Lo scuotersi di una categoria troppo spesso cullata sugli allori sonnolenti dell’ateneo, con pensieri a breve termine e obiettivi di risibile idealismo.

Passati gli anni del “sempre e comunque contro chiunque”, non ancora arrivati quelli dell’apatia lavorativa e delle beghe quotidiane, gli universitari vivono spesso una spensieratezza ovattata e goliardica, con la pressione degli esami e la smania di succhiare il nettare della vita che sovrastano tutto il resto. E grazie al cielo, in realtà.

Ma quando devono scuotersi sanno scuotersi. Sanno arrabbiarsi e, soprattutto, sanno pensare.

Scevri in parte dall’ingenuità dei liceali ma non ancora spenti dalle noie lavorative, covano un sentimento rivoluzionario potenzialmente infinito, figlio del fuoco dei vent’anni e di un mai sopito desiderio di cambiare il mondo con le proprie mani.

Che dorme sotto la cenere, ma che si riaccende quando dall’esterno arriva qualcuno che continua a smuovere i ceppi nel camino, con imprudente insistenza.

La ricetta è semplice: dall’alto della tua potenza istituzionale tendi le giuste corde, colpisci dove è più scoperto e tratti tutto con malcelata sufficienza.

Non solo tenti di smantellare quello che rappresenta la vita di milioni di persone, ma lo fai anche con un’estrema arroganza di fondo, come se avessi la scienza infusa e tutti gli altri fossero dei poveri ritardati che non capiscono la grandezza delle tue manovre.

Chiaro che poi uno si incazza.

Niente irrita di più di sentirsi trattati come idioti. Come minimo viene voglia di far vedere che, nonostante quello che credono, si sa pensare benissimo. Quindi ci si informa, si legge, si riflette un attimo. Tanti attimi.

Poi, visto che l’uomo è un animale sociale, il passo successivo è parlare con altre persone, moltissime persone, informando e allertando chi dorme ancora il sonno dei giusti. E poi discutere, dibattere, confrontare le proprie idee con altre, alcune più estreme e altre più moderate, fino a trovare una sintesi. Un esercizio di dialettica vecchio di secoli ma memorizzato nel corredo genetico di ogni essere umano.

Fino a che, affaticate le gole e consumato l’inchiostro, la teoria cede il posto alla prassi.
E’ un momento magico, il salto di qualità fra contemplazione e azione, in cui la prima è propedeutica della seconda, e la seconda è necessario sbocco della prima, deliziosamente intrecciate a formare quel dualismo del comportamento umano che nei secoli ha travolto la storia.

Ed è tutto sempre più rapido, più immediato, quando le idee trovano naturale sbocco in qualcosa di pratico, di tangibile. Iniziative fantasiose ed estremamente simboliche, gesti di grande impatto esterno, che possano scuotere le coscienze senza passare per insulti e violenza.

Lezioni in piazza, letture pubbliche sugli autobus, simbolici cortei funebri, sit-in, spettacoli teatrali. E anche più classiche manifestazioni, perchè no. Il tutto scevro dalle solite logiche costrittive, dalla separazione fra chi crede in un ramo del parlameno e chi in un altro, che sono fuori contesto in una situazione del genere.

Tutto ciò che possa far capire, a tutti, che non è un gioco, nonostante la gioiosità con cui tutto questo viene messo in pratica. Quello che viene fatto ha un senso, ha un perchè, è motivato da precise convinzioni, da timori fondati e mancanza di soluzioni da chi dovrebbe darle.

Se poi la risposta rieccheggia le parole pazienti e vacue dei genitori verso un figlio non troppo intelligente, cosa devono fare, milioni di studenti preoccupati e arrabbiati?

Esattamente quello che fa un bambino: persevera finchè non gli viene data l’attenzione che merita.

E, se possibile, fa ancora più casino di prima.

Finchè qualcuno non si rende conto che, forse, effettivamente se non smette è perchè c’è qualcosa che non va. Che forse non è una scusa per far casino, che anche il più esagitato dei bambini dopo un po’ si stufa.

Che, magari, si potrebbe sentire cos’ha da dire, questo bambino tanto perseverante.

Potrebbe anche succedere, in un caso su un milione, che si arrivi alla conclusione che ha ragione lui, almeno in parte.

O forse, molto più banalmente, si stuferà prima il bambino, e dopo una lacrimuccia di rabbia e dispiacere, si adeguerà in fretta ad essere ignorato e compatito.

Lo fanno anche gli adulti, dopotutto.

Io spero che quel bambino sia abbastanza tenace, abbastanza intelligente, da non fermarsi al primo urlo. Che a farne uno sono capaci tutti.

E’ tirarla per le lunghe, che è difficile. Si rischia di sentire tutta l’inutilità delle proprie azioni, lo sconforto del fallimento.

Ma lo si può fare, basta essere metodici e orgogliosi. Bisogna essere capaci di continuare a sentirsi punti sul vivo, di sentire il cambiamento del livello macro che va ad intaccare anche il nostro micro quotidiano, di non lasciarsi scorrere addosso il cambiamento.

Bisogna, poi, crederci.

Avere fede che abbia senso, a prescindere che sortisca effetti sulle pagine della Gazzetta Ufficiale delle leggi.

Perchè gli effetti ci sono già, se uno li sa cogliere.
E sono enormi, ad ogni livello.

Più di quello che i banchi del parlamento possono pensare.

E, se vedo giusto, continueranno a saltare fuori sempre più spesso e con sempre più forza, finchè ignorarli non sarà davvero più possibile.

Per ora, la parola d’ordine è RESISTERE.
Ricordiamolo tutti.

p.s. Pillole dalla rete:

Non reprimente il nostro futuro

L’ira dei ragazzi miti

Una Risposta

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  1. Sorro said, on 2 novembre 2008 at 20:56

    Sempre e comunque contro chiunque, sei solo un comunista deluso


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