Thin(k) Freedom

Fearful Symmetry

Posted in Personal miscellaneous by Ronin on 30 novembre 2008

Tiger

Mi fissa dritto negli occhi.

E’ uno sguardo indifferente e annoiato, di chi si limita a prendere atto della presenza dell’ennesimo scocciatore.

Nel frattempo altre tigri si muovono pigramente fra gli stagni e i canneti del loro recinto.

E’ una bella casetta, la loro, non un’angusta e spoglia gabbia con le inferriate. Diverse centinaia di metri quadri di bambù, specchi d’acqua e grandi alberi, tutto circondato da uno spesso vetro in plexiglas.

Di fianco a me una mamma spiega al figlio che quel vetro serve per non far sentire in gabbia gli animali.

Per migliorare la loro qualità della vita, insomma.

Io penso che forse serve più al pubblico, che in questo modo può sentirsi immerso nella giungla, parte integrante di un mondo che non gli appartiene più da eoni.

E poi, le foto vengono molto meglio senza le sbarre di mezzo.

La massa di gente sudata è quasi comica: decine di padri di famiglia si accalcano contro il vetro, come cercando di passarci attraverso. In mano una reflex, estratta con gesto esperto come fosse una Colt.

Al ritorno a casa mostreranno orgogliosi le fotografie 10×15 a colleghi e familiari, che saranno educatamente ammirati da questi moderni trofei di caccia.

Le madri cercano di frenare la comprensibile eccitazione dei bambini, ma anche loro sono elettrizzate come liceali al ballo della scuola.

E’ un’occasione unica. Non capita tutti i giorni di vedere così tanti animali esotici a un palmo di naso. E’ uno dei pezzi forti della vacanza, dopotutto.

E in mezzo a questo caos di anime stanno loro, le star della serata.

Ma questi divi non sono vanitosi e men che mai capricciosi.

Non cercano l’adulazione della folla, snobbano le loro attenzioni e il loro entusiasmo.

Penso ai potenti versi di William Blake: Tyger! Tyger! Burning bright/ In the forests of the night/ What immortal hand or eye/ Could frame thy fearful symmetry?

Ma non vedo la terrificante simmetria in questi animali che giocano con una palla di gomma.

E le foreste della notte non sono che un habitat artificiale ricostruito meticolosamente dai tecnici dello zoo di Vienna.

Ha barattato, suo malgrado, dense giornate di caccia passate fra la vegetazione del Borneo con ore infinite finalizzate al vacuo intrattenimento di altri animali non migliori di lei.

Noi inconsapevoli aguzzini l’abbiamo derubata dei suoi spazi e del suo perchè, e in definitiva della sua vita.

La tigre che prima mi fissava mi passa a fianco lentamente.

Se non ci fosse il vetro potrei sentire il fruscio della sua pelliccia sul mio esile braccio di tredicenne.

Cammina lenta e posata, a testa alta.

La vedo infilarsi fra le foglie e scomparire nella macchia, regalmente indifferente a tutto e a tutti.

Prima per un momento ho provato pena per lei. Vera compassione, come avrei per qualunque prigioniero derubato della sua dignità.

Ma in un attimo mi rendo conto che è diverso.

Basta uno sguardo, un lampo dei profondi occhi neri, per farmi capire che nonostante tutto la Regina è sempre lei.

E non c’è orda di spettatori che possa cambiare questa cosa.

Una Risposta

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  1. Dottor Wolburg said, on 8 dicembre 2008 at 09:24

    Mi viene da pensare come potrebbe essere la scena vista dall’altra parte.
    La Tigre beve tranquilla l’acqua dello stagno, alza gli occhi e vede una multitudine di altri animali, privi di peli, dotati di piccoli inutili denti, coperti da strati di stoffa multicolore. Tutti muovono la bocca, ma nessuno ruggisce, ridono e si agitano, molti tengono in mano scatolette dalle quali partono brevi lampi.
    La Tigre non riesce a capire, ma ormai si è lentamente abituata a questa scena; ha capito che questi animali, anche se sono carnivori come lei, non sono pericolosi.
    Alla fine impara ad ignorare la scena, però nelle notti di luna piena, quando anche alle Tigri vengono strani pensieri, la domanda ricorrente è sempre la stessa: qual’è il senso di tutto questo?


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