Thin(k) Freedom

Vento in faccia

Posted in Personal miscellaneous by Ronin on 15 febbraio 2009

Ho un rapporto di amore e di odio con lo sci.

Lo amo per l’impagabile sensazione della discesa, il suono delle lamine sulla neve, il ritmico ondeggiare del corpo nelle curve, il movimento equilibristico delle racchette.
Amo anche gli sci che grattano sui muri ghiacciati, il masochistico stringere degli scarponi, l’acido lattico che brucia polpacci e adduttori, il vento gelido sulla faccia.

Ma odio l’impiantistica e tutto il background che sta dietro agli impianti sciistici.
Odio il rumore delle seggiovie, la massa di persone che spinge con sci e tavole alle mano, il badge elettronico da strusciare sulla colonnina dei tornelli, i ristoranti al limite del furto, i montanari della domenica che prendono il sole sulle sdraio, l’insopportabile musica sparata a palla nei bar alla fine delle piste.

Tutto questo non può non farmi pensare allo sci come allo sport di montagna più manomesso e prostituito. Arrampicando su un parete o salendo un cima con ramponi e picozza non si ha la sgradevole sensazione di contaminazione che pervade le piste da sci.
La maggior parte degli sport di montagna sono “intonsi” per il fatto stesso di essere, per così dire, elitari e impegnativi.

Le moderne tecnologie hanno fatto perdere allo sci la scrematura che la fatica e la competenza degli sport d’alta quota necessariamente comportano.
Il lato positivo è che molta più gente può godere di una disciplina divertente e salutare.
Il lato negativo sono tutti gli stupri fisici e psicologici di cui sopra.

Forse ne vale la pena, forse no.
Di mio, desidero sempre di più avvicinarmi allo scialpinismo, la forma di sci più pura e originaria, che a fronte di una maggiore dose di sudore e pericolo permette di dimenticare tutto ciò che ha reso i fianchi delle montagne delle enormi macchine da profitto.

Questo lo scrivevo quasi esattamente un anno fa, di ritorno da una bella settimana bianca con gli amici.

Dopo tutta una serie di indecisioni, legate all’impegno richiesto (economico e non), mi sono deciso a trasformare i propositi in realtà e ad iniziare un corso di scialpinismo.

Ed è incredibile come siano bastate un paio di uscite per farmi assorbire totalmente da questa disciplina. Non sono particolarmente bravo, mentengo notevoli carenze tecniche di discesa e mal sopporto la mia scarsa capacità polmonare.

Però tutto questo mi incanta profondamente, mi pulisce la mente come un filo d’aria fredda aspirato dalle narici.
Chi non l’ha provato non può davvero immaginare.

Uscire nell’aria gelida del primo mattino, pestando la neve e cercando di saggiarne la consistenza in vista della salita.
Il rapido ma minuzioso rito dell’attacco delle pelli sotto gli sci, con il palmo che passa sul morbido tessuto per evitare il formarsi di rialzi.
L’attenta preparazione e il controllo reciproco del materiale, che in casi estremi potrebbe fare la differenza fra la vita e la morte.

E poi l’inizio della salita, il musicale scivolare in avanti degli sci, con le setole del tessuto che schiacciate dal peso corporeo consentono la tenuta.
I passaggi nel bosco mentre si china la testa per evitare i rami sporgenti e l’uscita sul pendio, guardandosi intorno per trovare la traccia migliore da seguire in mezzo alle mille possibilità di ascesa.
Il movimento sinfonico di tutto il corpo che si uniforma al ritmo del respiro, nel tentativo di essere veloci e costanti senza rimanere col fiato corto.

Ed infine la conquista della vetta, che brilla sotto il sole come il sorriso di un angelo, con la soddisfazione un po’ poco onorevole al pensiero che la parte faticosa è finita ed ora è tutta discesa.

E poi il rito che si ripete, anche se con più difficoltà e fatica, del togliere e piegare con cura le pelli mentre si è investiti dal vento e le dita si intorpidiscono.

Le prime timide curve, più sicure e sciolte ad ogni metro, che si trasformano in una morbida discesa geometrica, e gli ampi semicerchi dei pendii aperti che vengono sostituiti da rapide derapate quando si entra nel bosco.

E tutte queste infinite sensazioni che rimangono anche quando la neve non è una polvere farinosa ma un crostone ghiacciato che fa tremare gli sci e infiamma le cosce, quando il vento e i -10° si insinuano ovunque e congelano tutto ciò che è scoperto, quando la salita è così ripida che ci si sente totalmente instabili sopra a queste sottili assicelle di legno..

E ora capisco perchè chi inizia a praticare scialpinismo faccia molta fatica a tornare sugli impianti..

La mentalità con cui si affronta questo ambiente naturale non può non restare influenzata.

La montagna esige rispetto e umiltà nel modo di porsi.
Bisogna accogliere la fatica come una componente necessaria del piacere, non si può pretendere di sfruttare una cima come un televisore, prendendo il divertimento semplice e scartando tutto ciò che è impegnativo e scomodo.

E’ Lei che ci ospita pazientemente sulla sua pelle, come una madre premurosa e severa che sa cullare quanto schiaffeggiare.

E’ una mamma all’antica, poco incline all’amore incondizionato. Dona molto, ma esige altrettanto.
E soprattutto non si fa impressionare da nostri capricci infantili, così presuntuosi nel pretendere di incatenare ciò che dovremmo solo riverire.

Ma come tutte le mamme resta sempre bellissima, anche quando invecchia.

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