Thin(k) Freedom

La Speranza degli afflitti

Posted in Personal miscellaneous by Ronin on 10 aprile 2009





Non pensavo che una casa di riposo potesse mettere tanta angoscia.
E’ un luogo grigio e triste, certo, che sembra creato apposta per insinuare tristezza nei cuori di chi si trova lì, per necessità, per lavoro o per semplice visita.
Mi sono sempre sentito un po’ immune da queste cose, padrone di una flemma e serenità interiore che tengono lontani questi turbamenti.

Oggi è stato in qualche modo differente.


Non si può capire quanto valga la salute finché essa non ci è negata.
Diamo tutto per scontato, come se lo stare bene ci fosse in qualche modo dovuto. Come se ce lo meritassimo, quando invece non è così.
Viviamo ogni giorno lamentandoci di inezie, con le nostre piccole meschinità e gioie elevate a rango di necessità metafisiche.
Quando le cose vanno bene siamo sicuri di noi stessi, energici e soddisfatti che tutto giri nel verso giusto. Quando qualche parte della nostra vita comincia a girare storta ci lamentiamo di essere sfortunati e perseguitati, di non essere valorizzati, che sono tutti dei ladri e dei superficiali e che il fato ci rema contro.

E non ci rendiamo conto di tutto quello che abbiamo, di tutto il resto che finisce nel dimenticatoio solo perché l’attuale problema occupa tutto l’orizzonte della nostra mente.
Non ci rendiamo conto che svegliarsi presto la mattina per noi è uno sforzo, ma che un’anziana in sedia a rotelle venderebbe l’anima per il semplice gesto di alzarsi e andare ad aprire la finestra.

Non capiamo che la stanchezza, i piccoli contrasti e i pensieri per la testa sono delle benedizioni, perché vogliono dire che siamo ancora in grado di agire, muoverci, lavorare, che siamo ancora vivi.

E alla fine tutto ti sembra così futile, tutte le tue lamentele, i tuoi timori, le piccole faide e i vuoti lamenti.
I capricci di un bambino che non sa cosa vuole e non si rende conto di quello che ha.
Capricci che in un adulto diventano quasi un insulto nei confronti di chi invece avrebbe tante cose per cui disperarsi, ma che nonostante tutto riesce ancora a sorridere e a mantenere intatto l’orgoglio e la propria essenza umana.




Mi siedo alla mensa e nel tavolo a fianco sento una signora praticamente paralizzata rifiutare soldi dai nipoti, rimproverandoli dicendo che dopo aver lavorato tutta la vita sarà pur in grado di mantenersi da sola.

Alla mia destra c’è un uomo di 96 anni quasi cieco, che con le mani tremanti fa per versare da bere a mia zia. Gli dico che posso farlo io, che non c’è bisogno che si sforzi.
“No grazie, giovanotto. Un gentiluomo deve sempre essere al servizio di una signora..”



Sarei contento di riuscire ad avere la metà della loro fierezza, quando sarà il momento.


Quando ho scritto questi pensieri il contesto era del tutto diverso.

Era il novembre del 2007, poco prima che quella persona meravigliosa se ne andasse per sempre.

Rileggendolo ci trovo un’incredibile similitudine con le sensazioni che provo in questi giorni: il dolore della perdita, l’angoscia per un futuro che non si intravede, la fierezza della sopportazione.

Con un elemento in più, un flusso sorprendente di compassione e solidarietà, opposto all’indifferente superficialità di cui parlo riguardo alla casa di riposo. Un’empatia inaspettata, che fa pensare che forse in fondo questo mondo alla deriva non è del tutto da buttare via.


E da domani proviamo a fare la nostra parte, memori dell’estote parati che appartiene alla coscienza di ogni scout.

Mettiamo a disposizione le nostre braccia, e soprattutto il nostro cuore, nel tentativo modesto di sollevare non solo tende e mestoli di zuppa, ma cuori pesanti e animi scoraggiati.

Ci proviamo, nonostante le nostre inadeguatezze e con tutti i timori di non essere all’altezza che ci portiamo dietro, sperando di fare del bene a qualcuno, per quanto è possibile.





Purtroppo non ho parole eleganti e divinamente ispirate con cui fare gli auguri di buona Pasqua.

Vi chiedo solo un piccolo pensiero, per chi domenica invece delle porcellane avrà piatti di carta e pregherà il proprio Dio in mezzo ai prati invece che nelle chiese illuminate.

Per chi si sforzerà di trovare un sorriso, nel giorno che più di ogni altro è stato elevato a simbolo di Speranza.

E nonostante tutto girando lo sguardo troverà polvere e macerie a fare da monito.


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