Thin(k) Freedom

Pedalando verso Sud – Parte 3

Posted in On the Road by Ronin on 18 giugno 2009

Foto stereotipate

Ci svegliamo sudati e poco riposati.
L’afa e le zanzare ci hanno reso tristemente consapevoli che gli appennini sono ormai lontani, e che ci aspettano un paio di giorni di calda pianura.

Ci mettiamo in marcia verso ovest, costeggiando una zona militare di proporzioni gigantesche. E io che mi lamentavo di tutto lo spazio sprecato per quella che si trova in via Sidoli, che in confronto è un tinello..

Il paranoico controlla ad ogni bivio la cartina. Il fatto che siamo su una strada dritta con un’unica deviazione microscopica che porta palesemente ad un’abitazione privata non è importante: lui, stoico nelle sue convinzioni, vuole evitare errori di percorso (visto che non c’è più un leader come l’anno prima..), e sbircia concentrato la mappa anche nei casi più superflui.

Dopo qualche chilometro ci soffia sul viso una brezza fresca, e da lì a poco ci troviamo sulla costa tirrenica, con il mare azzurrissimo che si stende davanti a noi.

Corroborati non poco da questo incontro, per un tratto proseguiamo su una strada tranquilla che costeggia la costa. Non nego che anche ad un allergico all’acqua come il sottoscritto l’aria salmastra e il rumore delle onde rendono la pedalata molto meno pesante.

Purtroppo le cose belle sono sempre le più brevi, e dopo un paio d’ore ci si para davanti una scena infernale: una serie infinita di strade enormi e intrecciate, con decine di cartelli stradali e svincoli che vomitano senza sosta fiumi di auto e camion.

Preferirei dover attraversare Stige, Cocito e Acheronte, piuttosto che cercare di entrare nella periferia di Livorno.

Ma ci dobbiamo passare, ogni altra deviazione ci farebbe perdere ore.

Così, dopo svariati tentativi per superare le tangenziali, strade sbagliate e tragedie sfiorate riusciamo a imboccare qualcosa che assomiglia ad una via principale e ad arrivare in centro.

Dopo questo stress ci meritiamo un momento di pausa e, vista anche l’ora, ci tuffiamo nel McDonald’s della piazza principale e ci ingozziamo come si deve.

Dopo mangiato giriamo un po’ per la città, cercando anche di capire come uscire dalla parte opposta dalla quale siamo entrati. Non me ne vogliamo i livornesi, ma questa città non mi piace proprio.

Mi da un senso di squallore, di sciatteria. Ma mi rendo conto che è una sensazione comune a buona parte delle città portuali che ho visto.

Usciamo dalla città costeggiando la zona del porto, e penso che per fortuna non abbiamo deciso di fermarci qui per la notte. E credo che gli altri due abbiano pensieri simili.

Siamo in piena riviera, e non abbiamo molta scelta rispetto alla solita statale, quell’Aurelia di origini romane diventata ora indispensabile arteria di scorrimento per il traffico italiano.

Probabilmente ci sarebbero anche altre strade meno affollate, ma le cartine non sono abbastanza dettagliate, e rischieremmo di infilarci in percorsi tortuosi e incomprensibili, perdendo tempo e pazienza.

Invidiamo molto nazioni illuminate come l’Olanda, ricoperta di piste ciclabili ben segnate, che permettono di pedalare per centinaia di chilometri senza dover pensare alle auto.

Il tragitto sulla statale ha comunque il vantaggio di accorciare notevolmente i tempi, così che in un paio d’ore riusciamo a percorrere un bel po’ di strada.

Nei pressi di Rosignano Solvay alla superstrada si affianca una specie di pista ciclabile-pedonale, in terra battuta, che oltre a darci un po’ di tranquillità ci porta alla mente piacevoli (???) ricordi di un campo scout di due anni prima, in cui avevamo percorso lo stesso tragitto durante l’hyke di squadriglia, due giorni che ci segnarono tutti in modo indelebile.

Senz’altro una delle esperienze scout che ricordo con più intensità e nostalgia, nonostante in quei momenti fossimo molto meno entusiasti.

Dopo aver pedalato per un po’ di chilometri su questa strada assolata e aver superato il paese, prima ancora di andare al campeggio che ci ospiterà per la notte decidiamo di fare una piccola deviazione.

A poche centinaia di metri da Vada (minuscola frazioncina del comune di Rosignano) c’era infatti il nostro campo scout nel lontano 2002.

E non possiamo passarci di fianco senza dare nemmeno un’occhiata.

Che dire, la pineta è sempre carina. Ma quello che ormai avevamo quasi rimosso era il terribile odore della discarica a fianco, che colpisce a zaffate come uno schiaffo.

Ci sconvolge come potessimo sopportarlo. Probabilmente il fisico umano è in grado, con l’abitudine, di adattarsi più di quel che pensiamo, se riuscivamo a mangiare, correre e dormire con quell’olezzo insopportabile attorno.

La passeggiata sulla via dei ricordi è stata meno commovente di quel che pensavamo, meglio avviarci al nostro ben più rassicurante e profumato campeggio.

Il campeggio, per essere in zona di mare, è bello e ben tenuto, con parecchi alberi a fare ombra, uno spaccio con l’indispensabile e una graziosa spiaggetta a pochi metri dal nostro spiazzo.

Dopo aver piantato la tenda ci rendiamo conto che c’è ancora luce, e così ne approfittiamo per un po’ di sabbioso svago.

Ci addentriamo nel lungomare baldanzosi nelle nostre abbronzature da muratori, neri come il carbone sulle braccia e bianco latte su spalle e torso.

Per noi è segno di grande orgoglio, il colorito di chi il sole l’ha preso con la fatica e il sudore, non sorseggiando mojito sotto le finte palme di Sharm el-Sheikh.

Per il resto del mondo forse sembriamo solo dei poveri sfigati, ma la cosa non ci tocca molto.

Cominciamo il nostro relax scavando nella sabbia qualche buco inutilmente profondo, giusto per non lasciar rammollire il fisico in questa pausa.

Ad un certo punto veniamo avvicinati da una ragazza straniera che ci chiede qualcosa in una lingua di stampo vagamente teutonico. I nostri sguardi fra il perplesso e l’idiota la convincono a passare abilmente all’inglese, e ci pare di capire che stia cercando delle sue amiche.

Cosa dovremmo saperne noi delle sue amiche non lo so, infatti per Simo questo approccio non è altro che un chiaro segnale di desiderio sessuale verso tre tali baldi giovani come noi.

Chiusa questa parentesi decidiamo di dedicarci al frisbee, nella speranza che mettendo in mostra tutta la fisicità conquistata in questi giorni le amiche della donzella si facciano vedere.

Cosa che incomprensibilmente succede.

Mentre giochiamo arrivano queste tre-quattro ragazze, che si siedono sulla spiaggia a ridacchiare a caso come fanno sempre le donne.

Noi continuiamo nel nostro sport, sempre più galvanizzati, finché il Lollo non pensa bene di tirare il frisbee dritto addosso al gruppetto femminile.

L’ha fatto per errore o per un freddo calcolo opportunistico? Chiaramente lui non ammetterebbe mai la seconda ipotesi, però il dubbio ci viene.

La ragazza che ce lo restituisce chiede candidamente se possono giocare anche loro, così inizia uno di quei momenti imbarazzanti in cui non si è ancora rotto il ghiaccio, dominato da sguardi fuggenti e risatine nervose.

Il fatto che il nostro inglese sia ad un livello poco più che elementare non aiuta.

Io mi butto comunque in una conversazione zoppicante con la ragazza più figa (ok, diciamolo, l’unica realmente figa) chiedendole di dove sono, se sono in vacanza (domanda del cazzo), eccetera.

Mi spiega che sono tedesche e stanno facendo un viaggio per la toscana in macchina.

Al che io non manco di far notare la coincidenza di itinerario, con l’unica differenza che noi ci spostiamo in bici (quest’ultima parte detta gonfiando il petto e con lo sguardo sbarazzino di un novello Indiana Jones).

Per qualche assurdo motivo le giovani paiono affascinate da questo patetico approccio adolescenziale e dopo qualche altro scambio di battute ci avviamo verso le rispettive tende, che, il caso vuole, sono praticamente di fianco.

A tutti e tre pare un evidente segno del destino.

Dopo cena siamo indecisi se tuffarci all’assalto o meno. Che sia troppo spudorato? Ma poi ne vale la pena, non sappiamo spiccicare una parola?

La verità è molto più semplice: siamo tre delle persone più imbranate che ci siano al mondo nei rapporti con l’altro sesso, e l’idea di andare ad approcciare frontalmente un gruppo di ragazze straniere ci imbarazza non poco.

Quindi decidiamo di fare i bravi omosessuali e di passare la serata a fare gli scemi fra noi, con le tedesche che ridacchiavano e ogni tanto ci guardavano dalle loro tende.

Il fatto che alla fine della serata ci diano anche la buonanotte ci fa sentire doppiamente idioti per l’occasione persa.

Il fatto che una vada a dormire sotto ad un’auto (non sto scherzando..), ci fa pensare che forse sono delle feticiste delle marmitte.

O semplicemente delle psicopatiche.

Il giorno dopo siamo indecisi se continuare il viaggio o fermarci un giorno al campeggio.

Chiaramente ci sono impulsi contrastanti: il cuore vuole restare (non si sa mai che superato il primo scoglio di pudicizia non diventiamo dei latin lover provetti), mentre le gambe e la strada chiamano.

In effetti ci siamo fermati proprio alla tappa precedente, c’è il rischio di imborghesirsi nello svacco.

Però le tedesche…

Insomma, secondo voi cos’abbiamo fatto?

Siamo partiti, ovviamente.

Non sia mai che passiamo per degli eterosessuali.

Così, smontata la tenda e fatte le borse, ci avviamo a pagare il campeggio senza neanche poter salutare le nostre nuove amiche, che sono già uscite.

Imbocchiamo le strada verso Cecina senza guardarci indietro.

Il nostro cuore rimarrà sempre a Vada.

[continua…]

Giochi puerili

Una Risposta

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  1. LUCA said, on 19 giugno 2009 at 11:37

    Quindi decidiamo di fare i bravi omosessuali e di passare la serata a fare gli scemi fra noi, con le tedesche che ridacchiavano e ogni tanto ci guardavano dalle loro tende.

    HAI DETTO BENE!! DEI BRAVI OMOSESSUALI


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