Thin(k) Freedom

Camino del Norte: 15-16/07/2009 (Orio-Markina-Bilbao)

Posted in On the Road by Ronin on 3 agosto 2009

Boschi baschi

  • 15/07/2009 – Markina

Oggi delirio.

Stamattina Rosa ci spiega il percorso per le biciclette, che in gran parte ricalca quello per gli appiedati, tranne un paio di deviazioni.

Da Deba a Markina la mia guida parla di una “tappa alpina”, a causa dei dislivelli e degli irti sentieri immersi nei boschi.

Così, non si sa mia, chiedo “Rosa, estas segura que se puede hacerla con las bicicletas??”

E lei “Sì claro, seguro que se puede!”

E “se puede” stocazzo.

E’ una tappa allucinante, in cui il pezzo più duro inizia alla fine, quando hai già 5-6 ore di bici sulle gambe e pensi solo alla doccia.

Soltanto che mancano ancora 25 km di sentieri, stretti, pieni di sassi, fango e sottobosco.

Sembrava sul serio di fare trekking, solo che una bici praticamente da città e con una quindicina di chili di bagaglio…

Poi oh, posti stupenti.

Dopo le ultime località costiere (di cui Zumaia è quella che mi ha più piacevolmente colpito), ci si addentra nelle colline dei Paesi Baschi, dove si resterà per un paio di giorni, praticamente fino a Bilbao.

Pascoli verdissimi, piccoli appezzamenti di terreni coltivati (che fanno pensare ad un’agricoltura “all’antica”, senza grandi latifondi monocolturali), case coloniche da favola, boschi sconfinati.

Però ecco, forse era da fare a piedi, non in bici.

O al massimo con una mountain bike, dai.

Forse domani (o più avanti) la vedrò già in modo diverso, grazie al fantastico principio per il quale a distanza di tempo si tende a ricordare il bello e l’avventura di queste cose, mentre la fatica e il nervosismo sembrano piccolezze.

Ma ora, pensando che alle 7 di sera ero ancora a smadonnare nelle pozzanghere di un sentiero largo 60 cm, coperto di fango e con lo stomaco vuoto, no, non ho un gran ricordo..

Poi penso alle due signore francesi che ho incontrato una decina di chilometri fa, e che secondo me arriveranno alle 10 di sera, e mi sento fortunato ad avere una bici, che comunque mi fa sentire meno in angoscia per i ritardi.

Angoscia che comunque, non mi vergogno ad ammetterlo, ho sentito forte per la prima volta, quando verso le 18 mi sono reso conto di aver perso il sentiero del Cammino, e di starmi dirigendo da tutt’altra parte.

L’idea di passare la notte nel bosco non è che mi terrorizzasse, però senza neanche la tenda è una cosa che eviterei volentieri..

Poi per fortuna, tornando indietro di qualche chilometro, insultando nel frattempo quasi ogni divinità conosciuta, ho ritrovato la minuscola freccia che mi era sfuggita e, perlomeno, sono tornato sulla strada giusta.

Meglio essere in ritardo nella giusta direzione, che essere in ritardo totalmente perduti, insomma.

L’albergue di Markina è donativo (quindi messo a disposizione da comune o chiesa e gestito da volontari) e un po’ si vede.

Tutto molto pulito e ordinato, non manca niente, ma del calore umano di ieri neanche l’ombra, purtroppo..

E neanche della cena, a dire il vero, che ho dovuto andare a cercare in una festa paesana (in sostegno dell’ETA, fra l’altro), a meno di non voler andare a letto senza avere recuperato una parvenza di carboidrati e proteine necessarie.

A proposito di questo, devo ricordarmi di fare la spesa, perlomeno per dare un senso alla gavetta e al fornellino che giacciono inutilizzati nella borsa fin dalla partenza..

Comunque la festa era davvero niente male, un sacco di cibo, birra, baracchini di merce etnica e così via.

Non molto diverso da qualunque festa multiculturale che si vede dalle nostre parti, se si escludono le magliette con la scritta “Gora ETA” (ETA libera, in lingua euskara) attorniata dalle facce dei terroristi/combattenti per la libertà, a seconda di come la vediamo noi e di come la vede una parte (minoritaria) del popolo basco.

Che altro?

Ah sì, ho il timore di avere il contachilometri rotto. Mi segna 135 km, quando sulla carta dovrei essere a 100. Vabbè che mi perdo e ho fatto un po’ di giri inutili, ma 35 km in più sono tanti, e mi pare strano.

Boh, almeno mi sento un figo straforte.

Poi oggi ha iniziato a farmi male un ginocchio.

Dunque, non è un gran dolore, quando cammino quasi non lo sento. Mi da fastidio solo nel movimento ascendente della pedalata.

Non voglio fare l’ipocondriaco come al solito, quindi per ora voglio convincermi che sia il legamento poco allenato che si sta abituando al ritmo.

Domani sarà la prova del nove per capire se è questo o qualcosa di più serio.

Poi quasi mi dimenticavo.

Perros de mis cojones!

Oggi avrò incontrato una dozzina di cani slegati, la metà dei quali ha molestato il mio cammino e rotto l’armonia zen del mio animo pellegrino.

Poi io non è che quando mi corrono incontro stia fermo, ovviamente.

Ingrano un rapporto assurdamente lungo per la salita e parto a razzo.

Ma nessuno mi ha raggiunto, quindi mi considero vittorioso.

Con i cani di mezzo, Lance Armstrong mi fa ‘na sega.

Il vero significato della parola "salita"

  • 16/07/2009 – Bilbao

Ma gli spagnoli vivono di quelle fottute tapas??

Possibile che vagabondando per tutta Bilbao alle 8 di sera si trovino solo bar da aperitivo??

Ok, cerveza y raciones, ma non è che sia un gran pasto, soprattutto dopo 8 ore di bicicletta.

Ho dovuto girarne due o tre per sfamarmi.

La spesa è stata abbastanza contenuta, il mio tasso alcolico un po’ meno.

Che poi sono davvero buone, me ne lamento solo perché mi hanno precluso una cena vera e propria!

Almeno, ora ho capito una cosa: gli orari dei pellegrini non sono compatibili in nessun modo con quelli del resto del paese.

L’albergue ti butta fuori entro le 8, e a quell’ora è quasi impossibile trovare un bar aperto per la colazione.

E alla sera, visto che “a las diez se serran las puertas” diventa complicato anche cenare fuori, visti gli orari inoltrati degli spagnoli.

L’unico pasto compatibile sarebbe il pranzo, ma tremo al pensiero di come potrei pedalare dopo un “menù del dia”, così finisco quasi sempre per mangiare leggero (…), pane, formaggio e salume.

Vabbè, ci sarà da abituarsi anche a queste cose.

A proposito di cibo, a pranzo mi sono scolato mezzo litro di gazpacho, e direi decisamente pollice alto: molto nutriente, fresco e dissetante, soprattutto con questo caldo.

E ho anche fatto un po’ di spesa (poca, che sennò pesa) per quando trovo albergues/pueblos sforniti.

Riguardo al Cammino, oggi ho fatto un paio di scelte sbagliate.

Il fatto è che ieri mi ero distrutto sui sentieri di montagna, ho mezzo rotto una borsa e il ginocchio sta così così.

Quindi oggi ho optato per la carrettera nacional per ben due volte, rinunciando a tratti boscosi.

Da Markina a Gernika (città che purtroppo non ho visto molto bene) nessun problema, strada molto bella e molto nel verde, pochissime macchine.

Invece da Gernika a Bilbao non è stata una scelta felice: molto traffico, luoghi poco significativi e, sopratutto, l’orribile periferia della capitale basca, davvero infinita e da suicidio. Non voglio immaginare chi deve farsela a piedi…

Poi era un orario particolarmente caldo e il ginocchio non approvava lo sforzo, quindi sono arrivato all’ostello abbastanza smarronato.

Per fortuna, peccando di eccessiva ansia sull’arrivare ad un orario decente (perché ci tenevo a fare un po’ il turista), ho avuto tutto il tempo di girovagare per Bilbao, passeggiare sul bel lungofiume, vedere il magnifico Museo Guggenheim (purtroppo solo da fuori) e ammirare il quartiere vecchio.

Città davvero piacevole, ben tenuta e, mi pare, anche piuttosto ricca. Molto diversa dalla periferia, come sempre accade per le grandi città.

E una cosa incredibile di questa città è il vento. E’ davvero forte, e per di più continuo. Ho anche perso il cappello di paglia del Vico, che mi aveva riparato egregiamente per questi primi giorni..

L’unica cosa che un po’ mi rode è la mancanza di socializzazione di questi due giorni.

Dopo l’exploit di Orio non ho più avuto occasione di chiacchierare in modo un po’ elaborato.

Certo, due parole con i pellegrini o con l’hospitalera si scambiano sempre, ma niente di veramente arricchente e piacevole.

Speriamo in Guemes, di cui tutti parlano come del miglior albergue del Cammino.

Altrimenti la mia eloquenza spagnola finisce per arrugginirsi..

E domani si entra in Cantabria!

Adios Euskadi, mi mancheranno i tuoi boschi, un po’ meno le salite e il fango!

Guggenheim

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