Thin(k) Freedom

Camino del Norte: 17-18/07/2009 (Bilbao-Santoña-Santillana del Mar)

Posted in On the Road by Ronin on 5 agosto 2009

Respirando i tempi andati

  • 17/07/2009 – Santoña

Giornata di merda, oggi lo posso proprio dire.

Uno di quei giorni in cui una somma di sfighe, che prese da sole sarebbero poca cosa, vengono concentrate al peggio e alle fine ti fanno sentire svuotato..

Intanto, non sono riuscito ad arrivare a Guemes.

Che va beh, non dovrebbe essere importante, in fondo sto facendo un pellegrinaggio, non il Tour de France. Però a Guemes c’era il famoso albergue, consigliato anche dal Lollo, e ci tenevo ad andarci.

Seconda cosa, il fatto di non essere arrivato non è dipeso dai muscoli (certamente provati, ma meno di altri giorni) ma dal clima.

Fin dalla mattina non prometteva niente di buono, e infatti quasi subito ha cominciato a piovere.

Ma di per sé della pioggia mi frega poco: rompe le palle, ci si bagna, ma finisce lì (quando non è troppo forte..).

Il problema è che ci si è messo di mezzo pure il vento.

E allora sì che tutto si complica.

Perché non sto parlando di un venticello da spiaggia, e nemmeno di una brezza sostenuta, ma di raffiche che mi spostavano lateralmente la bici mentre andavo (cosa anche decisamente pericolosa, su una strada trafficata), e che frenavano la pedalata in modo impressionante.

Andavo ai 20 km/h, in discesa, pedalando!

E non dico niente delle salite, se non mi rannicchio in posizione fetale in angolo e comincio a piangere…

Tutta la frustrazione di questa andatura lenta e faticosissima, e arrivato qui a Santoña all’albergue juvenil (ospitato nell’impianto polisportivo) mi dicono che non hanno un solo letto libero (e ce ne sono 70!), a causa di una qualche comitiva di centro estivo/campo parrocchiale/cazzo ne so.

Così mi giro un po’ di pensioni e ostelli del paese ma non c’è un solo posto (a parte i prezzi, che qualcuno mi deve spiegare come può un ostello costare 35€ a notte, solo la camera. Vabbè che mi starò abituando male con gli albergue donativi, però..)

[Piccolo inciso postumo: in lingua spagnola i nomi della varie sistemazioni possono trarre un po’ in inganno gli italiani, perché in pratica sono quasi tutti dei “false friends”.


Quindi:
albergue (generico)= ostello; albergue juvenil= ostello della gioventù; albergue de peregrinos= ostello riservato ai pellegrini, che può essere gestito dal comune, da una parrocchia o da un’associazione di Amici del Cammino; hostal= pensione; hotel= uguale che in italiano.

Io avevo trovato degli hostal, e li ho chiamati convinto che fossero ostelli, in realtà erano pensioni. Quindi i prezzi erano (purtroppo) in linea con la media..]

Torno all’albergue juvenil (di albergue per pellegrini qui non ce ne sono), e la disperazione/incazzatura/depressione che devo avere dipinta sul viso impietosisce il ragazzo alla reception, che mi mette a dormire in un’aula scolastica (che devo lasciare entro le 8 perché ci sono lezioni estive di inglese!).

E dopo poco si uniscono a me due pellegrini australiani, di cui capisco 1/3 delle parole (pronunciano “weather” come véda, ditemi voi come dovrei fare..) e successivamente un ragazzo e una ragazza spagnoli.

E poi, last but not least, ho avuto la nausea per le ultime 3 ore, non so se per aver iniziato a pedalare subito dopo pranzo con tutto sulla pancia (ma l’ho sempre fatto), per il vento freddo o per l’ibuprofene (antinfiammatorio) che mi sta ulcerando le pareti dello stomaco. Magari l’insieme delle tre cose.

E chi mi conosce sa che il vomitino mi rende particolarmente indisposto verso il genere umano.

Ma già ora, sdraiato su un materasso al caldo, con la nausea passata e un certo languorino, sto già molto meglio e un po’ meno giù di morale.

E anche le chiacchiere con questi ragazzi hanno reso la serata meno deprimente di quanto credessi.

Comunque, almeno oggi ho fatto uno dei pezzi più belli del Cammino, fra Pobeña e Ontòn: un percorso a picco sull’oceano, solo bici e pedoni a condividere la vista delle scogliere e delle onde alte 5 metri.

La pioggia mi ha anche dato tregua in quel punto (ma non il vento) e direi che da solo vale la giornata (convinciamoci, và..)

Inoltre è stata molto piacevole anche la pista ciclabile dopo Portugalete (con il suo originale ponte sospeso mobile).

Insomma, tutto è cominciato ad andare in merda dopo pranzo, ma prima è stata un’ottima pedalata.

Oggi ben due lezioni di vita:

  • La solitudine si sente molto di più quando le cose vanno male. E’ facile, in effetti, fare i backpackers indipendenti quando tutto fila liscio come l’olio. E’ quando ci sono degli imprevisti o delle delusioni che si sente la mancanza del compagno con cui sfogarsi, a cui chiedere consiglio, o semplicemente con cui condividere la sfiga.

Forse non la si risolve, ma di certo la si alleggerisce.

Ma d’altronde sto facendo questo viaggio da solo anche per misurarmi con tutto ciò.

  • Impuntarsi sulle tappe programmate è sbagliatissimo, perlomeno in questo cammino di pellegrinaggio.

E’ giusto e normale farsi un’idea di dove si potrà arrivare alla sera, ma non deve essere una questione di principio, mai.

Mi rendo conto di aver dimenticato il più importante concetto del viaggiare, cioè che non è importante la meta (intermedia o finale che sia), ma quello che c’è prima.

Se io oggi mi fossi detto “vediamo dove arrivo, cercando comunque di dormire fra xxx e xxx”, di certo non avrei avuto lo stesso sconforto.

E la scelta di ieri di prendere la carretera per arrivare a Bilbao è più o meno la stessa cosa.

Quando oggi mi sono reso conto che quasi non mi fermavo più nei paesi o nei belvedere ho capito che qualcosa non andava, che non era la mentalità giusta.

Quindi, viste comunque le attenuanti in entrambe le situazioni (il desiderio di visitare Bilbao e il voler dormire all’ostello di Guemes), faccio ora solenne voto di cambiare atteggiamento, cercando di godermi di più il cammino, prendendomi tutta la calma che necessita, e fermandomi in ogni posto che mi piace senza il pensiero di aver fatto “solo n km”.

Domani potrei fare una tappa “atipica”, per recuperare lo stato mentale necessario al resto del viaggio (che non è che all’inizio).

Altrimenti temo che rischierei di perdere la calma e la serenità d’animo del pellegrino, al punto da non aver più voglia di continuare.

E spero proprio che non succeda.

Inoltre questa brutta giornata ha avuto l’effetto di farmi sentire ancor più la mancanza di un paio di occhi speciali che sono sempre nella mia testa, a sorridermi dal braccialetto che porto al polso e che me li ricorda ogni giorno..

Per fortuna che oltre alla nostalgia ci sono anche parole che riescono a farmi tornare il sorriso..

Vale, hoy està asì.

Vemos mañana…

Il mio personale Caronte..

  • 18/07/2009 – Santillana del Mar

Finalmente mi sono deciso a battezzare fornellino e gavetta, che mi tenevano il muso giorni, dimenticati sul fondo della borsa.

Sto cucinando (…) giusto ora una di quelle fantastiche scatolette pronte con dentro di tutto e di più, patate, fagioli, salsiccia, sugo di pomodoro, spezie.. Questa si chiama “Fabada asturiana”, e promette molto bene.

Ricorda un po’ i brodaüsus dei tempi andati, ma cerco di non pensarci altrimenti scende la lacrima..

Dunque, alla fine la mia idea per oggi è andata a farsi fottere, ma senza nessun rimpianto. Avevo in mente una “tappa relax”, per rinfrancare corpo, mente e spirito, cioè: mattina in spiaggia, svaccato a leggere e a fare il bagno (!!). Pranzo come si deve, al ristorante. 25 km di media difficoltà al pomeriggio, per arrivare presto e riposati all’albergue di Guemes. Tappa breve e inutile dal punto di vista tecnico/fisico, ma importante per la mia psiche turbata.

Tutto perfetto e magistralmente incastrato, senonché: al mattino il tempo era ancora bruttino, nuvole, pioggerellina e freddo.

Quindi ciao spiaggia.

Inoltre, i ragazzi spagnoli di Santoña mi hanno fatto leggere sulla loro guida che a Guemes ci sono solo 8 posti letto (pochissimi, rispetto alla media degli albergue). E considerato che gli appiedati hanno sempre la precedenza sui pellegrini in bici, visto che un ciclista ha molta meno difficoltà a recarsi alla sistemazione successiva, in caso di sold out), la cosa si faceva rischiosa.

Se mi fossi fatto la mia tappa relax, per poi ritrovarmi alle sette di sera a tornare in sella per mancanza di letti all’albergue, temo che l’effetto rinfrancante sarebbe sfumato rapidamente..

Quindi, visto che in realtà stamattina ero di ottimo umore, nonostante la brutta giornata passata, ho deciso di partire come al solito e vedere dove arrivavo.

Ho raggiunto Santander, facendo una bella traversata in barca ma senza fermarmi a visitarla perché come buona parte delle città di mare che sto incontrando mi è parsa non molto più che un punto di sbarco del turismo di massa.

Poi ho proseguito di buona lena, addentrandomi un poco nel collinoso entroterra cantabrico, fino a raggiungere il meraviglioso borgo di Santillana del Mar (che, come fa notare ironicamente la mia guida, non è santa, non è llana (piana) e tantomeno è sul mar..)

Sono arrivato alle 4 del pomeriggio, ma il posto mi è piaciuto così tanto che ho deciso di non andare oltre, e di sfruttare queste ore per il relax che mi ero negato durante il giorno.

Il paesino è davvero bello: ogni strada è di acciottolato, e non c’è una casa che non sia costruita con grosse pietre e belle travi di rovere. Una montagna di fiori su ogni balcone, piccole zone verdi distribuite con intelligenza, architravi e decorazioni in pietra da far male al cuore, una chiesa con monastero del miglior romanico spagnolo.

E io sono sensibile a queste cose…

Peccato che questa bellezza sia stata fin troppo “compresa” dall’imprenditoria locale e di conseguenza intensamente sfruttata, e il risultato è una serie infinita di negozi di souvenir, cafeterie/tapas bar, ristoranti e alberghi per ricchi signori che vogliono respirare aria d’altri tempi bevendo vino costoso.

Così a pelle direi che ci saranno 100 abitanti effettivi e 200 negozi.

Ma essere pellegrino ha anche qualche vantaggio: domattina alle 8, con il paese vuoto e l’alba che colora tutte le case, potrò cercare di fare qualche bella foto…

Sono in un albergue carinissimo, immerso in un parchetto pubblico con annesso museo. Si respira una pace da eden, appoggiati ad un albero con il sole leggero del tramonto, a leggere le gesta di Bettinelli che attraversa l’India in sella alla sua Vespa..

Ho chiacchierato con un pellegrino catalano, cicloturista pure lui.

Abbiamo parlato un po’ delle tappe passate e future (scoprendo che lui si ritiene soddisfatto quando fa 50 km al giorno. Dovrei imparare questa pazienza..), e può darsi, se io non vado troppo forte e lui non troppo piano, che ci si incontri più avanti.

Questa cosa mi fa piacere, e mi fa pensare che in effetti chi fa il pellegrinaggio in bici è svantaggiato.

Vedo che quelli a piedi fanno molta amicizia perché è più facile che condividano il cammino, mentre è più raro avere lo stesso “passo” in bicicletta: camminando, pur con le ovvie differenze di ritmo, si fanno quasi sempre fra i 20 e i 30 km al giorno, quindi accade spessissimo che all’albergue ci si trovi con la stessa gente del giorno precedente. Magari con qualcuno che è andato più avanti e qualcuno che è rimasto indietro, ma con il “cuore” dei pellegrini che hanno fatto lo stesso numero di chilometri.

Invece in bicicletta trovo gente scialla che fa 40 km al giorno (una distanza percorribile a piedi, con un buona lena), e “pellegrini” da olimpiade che ne fanno 120. E anche durante la pedalata in sé, anche quando si incontra qualcuno, è difficile che si facciano le salite allo stesso ritmo, o che in piano si dia pari forza alla pedalata. Dipende molto dallo spirito e dalla mentalità della persona, e purtroppo fino ad ora non ho ancora incontrato qualcuno di compatibile (oltre ad aver incontrato pochi ciclisti in generale).

Comunque per ora non è che mi stia pesando troppo (oggi però di casini non ne ho avuti!) ma vedremo più avanti.

Altra cosa che, poco gentilmente, mi ha ancor più tirato su di morale: il signore in bici ieri ha dormito a Guemes. Era arrivato a Santoña tardi come me, ma aveva deciso di tirare perché anche lui aveva sentito un gran bene dell’hospitalero, persona simpatica, accogliente e di grande spessore, a quanto dicono.

Risultato: è arrivato alle 8 e mezza di sera, non ha avuto nemmeno il tempo di lavare i vestiti, solo una doccia e a letto e… come se non bastasse l’hospitalero era via!

Quindi, per me questo è un segno mandato dal mio santo omonimo (perché non so se tutti lo sanno, ma Santiago vuol dire San Giacomo, e Jacopo altro non è che la sua versione latina!) che vuole ricordarmi di prenderla con calma, che la smania porterebbe senz’altro a risultati al di sotto delle aspettative.

Tolasudolsa, Popo… Be sciall, che la vita è lunga (forse..)”

Bike on the beach

Una Risposta

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  1. Milo said, on 6 agosto 2009 at 19:49

    Bello il tuo pellegrinaggio avventuroso cicloturistico in Spagna!
    Il fatto di essere stato solo lungo il cammino può aver impreziosito le scoperte del viaggio, perché la solitudine acuisce i sensi.
    Certo che sarà stata più dura… quando non c’è nessuno con cui “mugugnare” un po’…
    In attesa delle prossime puntate!
    Hasta luego!
    🙂


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