Thin(k) Freedom

Camino del Norte: 19-20/07/2009 (Santillana del Mar-Llanes-Sebrayo)

Posted in On the Road by Ronin on 8 agosto 2009

Scogliere cantabriche

19/07/2009  –  Llanes

Ormai ho preso un bellissimo ritmo da pellegrino d’altri tempi.

Dopo lo stato d’animo un po’ ansiogeno e monomaniaco dei primi giorni, è subentrata una “tranquillitate animi” (chissà che boiata grammaticale ho scritto) degna del miglior asceta orientale.
La ritualità del pellegrinaggio, i suoi ritmi scanditi, il provvedere alle necessità biologiche essenziali, mi danno una pace interiore davvero inaspettata.

E’ lo svegliarsi al mattino preso, preparando le borse con il sonno negli occhi, mangiare qualcosa e poi partire quando buona parte del resto del mondo si sta appena svegliando.

E la sera, allo stesso modo, si arriva alla fine della tappa, ci si tuffa sotto ad una doccia rinvigorente, si cena in compagnia, si “studia” la tappa successiva e si buttano giù di fretta queste poche parole sul diario.

E, nel mezzo, c’è il viaggio: io, la bici e la strada di fronte a me.

Vista così, dall’esterno, può sembrare nient’altro che una noia mortale.

In realtà non è così.

E’ la ripetizione che conferisce spessore ai gesti, che li riveste di un valore ulteriore e di una consapevolezza che è assente nella casualità.

Anche in queste giornate sempre uguali ci sono imprevisti, novità, scoperte. Ci sono luoghi sempre diversi, salite e curve mai identiche, persone e sguardi nuovi.

Ma è il fatto di incasellare queste molecole indipendenti in un contesto ordinato, definito nella struttura e nell’obiettivo, che le rende più preziose e scintillanti, impedendo che scivolino via prive di significato.

E’ una ritualità spirituale e quasi mistica, molto diversa dall’alienazione di cui si rischia di rimanere vittime nel grigiore lavorativo.

E’ la ripetizione, che riesce ad essere originale pur con materiale apparentemente sempre uguale, ed è molto diversa dalla ripetitività, che spegne l’animo con la banalità del suo riproporsi senza stimoli.

Oggi, dopo una mattinata piacevole ma poco appagante dal punto di vista “naturalistico”, ho passato un pomeriggio fantastico, immerso nella natura per ore, e in ambienti molto diversi fra loro.

Dopo un bel po’ di carretera mi sono infatti imbattuto in questo sentiero “E-9”, lungo parecchi chilometri e che mi ha portato fin quasi a Llanes, arrivo della tappa di oggi.

Questo bel percorso attraversava pascoli recintati ospitanti mucche, pecore e cavalli, poi entrava in fitti boschi che non sembravano nemmeno “europei”, con una vegetazione di felci e alberi dal fusto alto e sottile.

Poi si superava un largo fiume circondato da pareti di roccia e tornava sulle scogliere alte e frastagliatissime delle Asturias.
E tutto questo tragitto l’ho fatto con calma e indolenza, come a volerne ritardare la fine.

Sono stato seduto sugli scogli a guardare il mare e mi sono stupito di fronte ai “bulfones”, strani spruzzi d’acqua nebulizzata che escono da buchi nel terreno, in prossimità delle scogliere, a causa dell’acqua che entra nelle gallerie sotterranee e ne viene sparata fuori in pressione (si vede che ho letto il cartellone esplicativo..).

Purtroppo, dopo tutto questo paradiso terrestre, che mi ha riempito gli occhi di colori, mi sono ritrovato in una città di mare che, ancor più di quelli passati, accoglie orde di turisti affamati di ombrelloni e shopping.

E in più, Dio mi fulmini per averlo dimenticato, oggi è domenica, quindi affluenza esponenziale.

Ma va bene così, in fondo le cose belle si apprezzano soprattutto per contrasto.

Monumento al pellegrino

20/07/2009  –  Sebrayo

Finalmente un po’ di italianooo!

All’albergue ho incontrato una signora di Verona, pellegrina grintosa e di vecchia data, e abbiamo fatto un bel po’ di chiacchiere.

Mi ha consigliato anche di deviare il mio percorso per passare da Oviedo, che dice essere una città  bellissima.

L’idea era anche interessante, ma vista la mia poca attitudine al turismo in questo viaggio, la mancanza di mappe e guide e la probabile assenza di strutture per pellegrini (che quindi significa hotel/pensioni e quindi “cazzo, cash!”) ho deciso di rinunciare.

Inoltre incomincio a sentire i giorni che passato, e sta salendo il desiderio di raggiungere la meta, visto che non ho poi così tanti giorni di margine.

Niente a che fare con l’ansia da prestazione dei primi giorni, è più che altro un’impellenza di avvicinarmi alla meta, per restando nello spirito del pellegrinaggio.

Quindi la visita di Oviedo aspetterà tempi migliori.

Comunque, dicevo, mi ha fatto piacere parlare un po’ di italiano.

Non che il mio spagnolo e inglese impeccabili non facciano il loro lavoro (…), ma è difficile fare conversazioni oltre un certo livello quando mancano un mucchio di vocaboli e si è traballanti su strutture complesse quali condizionali, congiuntivi, ecc.

Ormai riguardo al Cammino, a distanze, città, rilievi, ecc. sembro un professore, ma mi manca ancora la scioltezza per filare liscio su discorsi più complessi o che esulino dal conosciuto.

Fra l’altro qui l’ambiente è fantastico.

L’albergue è piccolo, bruttino e non particolarmente ben tenuto, e si trova in un paesino infinitesimale, senza neanche un bar o un alimentari.

Però è zeppo di pellegrini tedeschi, inglesi, olandesi, francesi, spagnoli.. e italiani, of course.

Sembra di essere in uno di quegli ostelli della gioventù delle grandi città, dove si respira aria di internazionalità in ogni corridoio.

Oggi la tappa è stata faticosa a causa di un sole a picco che rendeva un parto ogni salita.
Sono arrivato all’albergue letteralmente sul punto di collassare..

Ma effettivamente non posso lamentarmi del vento e della pioggia e due giorni dopo del sole!

Diciamo che un cielo leggermente coperto, con una brezza leggera e una temperatura di 25°… beh, schifo non farebbe, ecco.

Ma questo sole cocente mi ha donato un’altra consapevolezza, fondamentale quanto scontata:

l’importanza e la bellezza quasi commovente della doccia.

Chi mi considera una persona dalla dubbio igiene (cioè quasi tutti) dovrebbe in parte ricredersi: io posso dormire per terra, saltare un pasto, anche usare un bagno poco pulito. Ma se dopo questi sforzi fisici, dopo le sudate e la polvere, mi venisse negata la doccia, beh, potrei avere un esaurimento nervoso.

E’ incredibile come quasi ogni giorno arrivi alla fine della tappa innervosito dalla fatica, e dopo una semplice doccia calda tutto muti di prospettiva, con i problemi che si ridimensionano e la tappa successiva che sembra meno impossibile.

Quindi, God bless the shower!

A proposito, oggi ho anche fatto il bagno!

Dopo 6 giorni in vista del mare mi sono deciso ad entrare in acqua.

Per poco, chiaro, non esageriamo.

E’ umida e fredda, più di 10 minuti la cosa diventerebbe insostenibile per il sottoscritto.

E sono anche stato in spiaggia, un po’ per relax ma anche per cercare di rendere meno osceno il mio corpo, segnato dal vestiario ciclistico che ha fatto di me un mostruoso uomo bicolor, al punto che ormai la pubblicità dei Ringo la potrei fare da solo.

A causa di diktat dall’alto che non specifico in questa sede, ho provveduto da solo a spalmarmi la crema solare sulle spalle e sulla schiena, con esiti di dubbia efficacia e gusto.

Non credo che sarò mai un buon animale da spiaggia, non so che farci…

Mi ritiro ora, che qui fuori è quasi buio (n.b.: ore 22.26!).

E domani, se tutto va come deve, sarà dura.

Davvero dura.

Un verde argine alle acque del mare

Una Risposta

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  1. lunette said, on 12 agosto 2009 at 19:42

    “E’ la ripetizione, che riesce ad essere originale pur con materiale apparentemente sempre uguale, ed è molto diversa dalla ripetitività, che spegne l’animo con la banalità del suo riproporsi senza stimoli.”

    fichi popo!!


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