Thin(k) Freedom

Camino del Norte: 21-22/07/2009 (Sebrayo-Soto de Luiña-Tapia de Casariego)

Posted in On the Road by Ronin on 12 agosto 2009

Alba in Asturias

  • 21/07/2009 – Soto de Luiña

Quando si dice che le giornate possono iniziare malissimo e finire fantasticamente..

Stamattina dovevo svalicare un colle che mi separava dalla valle dell’impronunciabile (nonché orribile) Gijon.

C’era una strada locale che zigzagava per vari paesini, e qualche centinaio di metri a lato saliva la carretera nacional, con percorso un po’ differente ma la medesima destinazione.

Io ho preso la stradina, finché non mi sono imbattuto in svariati cani (ovviamente slegati) che ardevano dalla voglia di matare il primo pellegrino che passava…

Ora, non so se perché il giorno prima avevo accumulato troppi inseguimenti e spaventi, fatto sta che stamattina mi beccava particolarmente male. So di avere paura dei cani, è una mia fobia fin da bambino e non sono mai riuscito a superarla del tutto.

Non che se vedo un cane che mi fissa scappi di corsa, intendiamoci, ma se questo mi corre incontro abbaiando beh… sì.

Comunque, ci ho pensato un po’ su, in bilico fra razionalità e fobia, e poi… ho cambiato strada.

Non è il fatto in sé, che mi ha fatto perdere non più di una mezz’oretta e mi ha permesso di percorrere comunque una bella strada, immersa nel bosco e quasi senza macchine.

Mi da fastidio per quello che rappresenta, il fatto che per una mia paura infantile abbia deviato da ciò che mi ero prefissato.

La carretera N-632, che fino ad allora era stata la mia ancora nei momenti di spaesamento (“se ti perdi, cerca la N-632 e sarai salvo!”), ha cominciato a risultarmi odiosa, diventando da mera sicurezza geografica una poco onorevole scappatoia psicologica.

Vale, dopo questo episodio che mi ha buttato giù di morale (ma la faccio peggio di quello che è, non sono capace di essere triste o incazzato per più di un’ora di fila), dopo lo svalico ai limite dell’alpinistico, mi sono ritrovato ad attraversare le due brutte periferie di Gijon e Aviles, mostruosamente butterate di industrie siderurgiche e meccaniche.

E dire che il centro storico di Aviles era anche davvero grazioso, ma il resto ha fatto un po’ appassire anche quello.

Poi al pomeriggio mi sono ritrovato accodato ad un gruppo di cicloturisti che sembrava stessero facendo lo Stelvio, da quando andavano. Ma il ritmo era decisamente diverso, loro mi hanno snobbata abbastanza platealmente, quindi è finita lì.

Invece poi, in un tratto di sterrato particolarmente problematico (per non dire impossibile, perlomeno con la mia bici, e carica a tal punto) ho fatto amicizia con una coppia di tedeschi che stavano percorrendo il Cammino in tenda.

Molto simpatici e solari, giovani e ruspanti come si addice ai personaggi. Erano arrivati a Madrid dalla Germania avendo in mente di vagabondare senza un itinerario troppo preciso, ma dopo aver trovato un opuscolo sul Cammino di Santiago in un Ufficio del Turismo hanno deciso di intraprenderlo. Bello partire così senza averlo programmato!

Comunque, la cosa più incredibile è che lui aveva: 2 borse anteriori, una borsa da manubrio, 2 borse posteriori e, sopra di esse, un sacco con dentro una tenda e due brandine ripiegate, che praticamente aveva il volume di una jamboree (gli scout capiranno).

Saranno stati, boh, 20-25 chili di bagaglio, a occhio, pazzesco..

Questa è la prima volta, dopo una settimana di viaggio, che condivido seriamente un po’ di strada con qualcuno, aspettandoci e interrogandoci a vicenda sull’itinerario, insomma senza che sia un incontro casuale.

Sempre per il discorso “pellegrino a piedi-pellegrino in bici”, noto anche che i ciclopilgrims tendono ad essere meno socievoli degli altri, un po’ perché sono quasi tutti in gruppo o almeno in coppia, un po’ perché hanno tutti (me compreso) una mentalità, anche sopita, più atletica e “macina-chilometri” del camminatore, e mal si adattano a pedalare al ritmo altrui.

Però sono fiducioso, oggi ho incontrato anche una simpatica coppia di ragazzi catalani con cui ho chiacchierato molto volentieri, il che mi fa ben sperare per i prossimi giorni.

Altre due cose che sennò poi mi dimentico:

  • Ho notato che il maggior momento di down è il pranzo.

Sarà perché mi ha sempre messo malinconia mangiare da solo (casa Volta è un porto di mare e ritrovarsi soli e quasi una rarità), sarà perché è il momento di maggior calore, e fino alle 17 è una cosa invivibile, infine perché dopo aver pedalato tutta la mattina per inerzia, senza un obiettivo specifico, il pranzo è l’intervallo mentale che ti fa fare i conti con i km fatti e da fare.

E il conteggio è quasi sempre un po’ avvilente, con la prospettiva di una trentina di km davanti, il sole che picchia sulla testa e un paio di bocadillos che ballonzolano indigeriti nello stomaco.

Quello è in effetti il momento in cui più mi passa la voglia di tutto questo, unito forse agli ultimi, raschiati chilometri della giornata.

Per fortuna che tutto il resto, serate comprese, dà ben altre soddisfazioni.

  • Gli albergue sono sempre più affollati!

E’ abbastanza normale, in effetti, visto che mi avvicino alla meta e la stagione è sempre più avanzata. Già il Lollo, partito 2 settimane prima, ho trovato molto più posto, e questo fa capire quanta differenza ci sia nell’affluenza con solo una manciata di giorni in più sul calendario.

La cosa dovrebbe infastidirmi, visto che è la seconda notte che dormo per terra, invece sono estasiato.

Per me che viaggio solo, queste poche ore rappresentano il maggior contatto umano della giornata, e sono per lo spirito quello che la doccia è per il corpo.

Queste chiacchiere grammaticalmente improbabili sono preziose, dense e quasi sempre interessanti, quando non addirittura sorprendenti, per l’umanità variegata che mi fanno scoprire.

E in questi momenti penso un po’ a come dev’essere “pellegrinare” con altri. Io me la sto godendo di brutto in ogni caso, ma si sta già formando nella mia mente l’idea di un altro cammino, in futuro.. A piedi, e magari il Camino francés…

Puta madre, mezzanotte!

Sei ore di sonno e domani mi aspettano un altro centinaio di chilometri!

Ah, l’avevo detto che oggi sono arrivato a sfondare la soglia psicologica dei 100 km giornalieri, per la prima volta dall’inizio del viaggio??

Sì lo so che sono un pellegrino asceta, però sono soddisfazioni…

P.s. Visto che sono finiti i letti l’hospitalero mi ha messo un una stanza vuota.

O meglio, ci ha messo.

Siamo io e 5 ragazze tedesche.

Ha messo il mio materasso da un lato, e gli altri 5 dal lato opposto, poi mi ha guardato serio: “Los hombres aquì, las mujeres allì. Entiendes??”

Sì sì, claro. Me estoy bueno en mi cama, señor, tranquilo..”

Giungla

  • 22/07/2009 – Tapia de Casariego

E il 10° giorno Dio mandò la pioggia.

Fino ad ora mi era andata di lusso, con un solo giorno di maltempo su otto di pedalata (soprattutto considerato il clima di queste regioni).

Non poteva durare, e infatti oggi diluvio universale!

E’ iniziato alle 10 e sta andando ancora avanti.

E domani si prevede ancora brutto. Porca troia, mi aspetta la Galicia sotto l’acqua..

Ma alla fine ci sta, fa parte del gioco e serve anche a dare una scossa alle giornate.

Oggi alla fine mi sono messo pure a cantare.

Bagnato fin nelle mutande, infreddolito e stanco, urlavo a squarciagola canzoni di ogni genere (visto che sono partito con il lettore mp3 già scarico, tipicamente da me..).

Almeno ha sdrammatizzato un po’, e senz’altro avrò divertito un po’ di passanti.

Inoltre, a causa della pioggia e dello smaronamento (perché, si sarà capito anche dal mio pessimo rapporto con mare & spiaggia, io odio essere bagnato), ho fatto i 95 km della tappa in pochissimo tempo e alle 15 ero all’albergue.

Ho tenuto sempre la carretera (d’altronde di fare dei sentieri con questo tempo ovviamente non se ne parla), però mi sento comunque un mostro!

Sono vicino a Ribadeo, la città al confine fra Galizia e Asturia. Domani parto per gli ultimi 200 km che mi porteranno a Santiago de Compostela.

Secondo la guida, ma anche dai racconti di altri pellegrini, dovrebbero essere zone incredibilmente belle ma anche molto desolate, con grandi boschi, ampi pascoli, paesi piccoli e spopolati.

Vedremo, anche se ammetto che l’idea di farmela sotto l’acqua è un po’ scoraggiante, ma non voglio fasciarmi la testa prima del tempo, sopratutto considerata la variabilità del clima a causa dei forti venti e delle correnti atlantiche.

Inoltre, probabilmente pedalerò con i due ragazzi catalani che ho incontrato ieri per i boschi, e che oggi ho rivisto all’albergue.

Questi due sono dei matti, seguono il Cammino alla lettera, fin nei punti più impervi e palesemente inadatti alle bici.

Col risultato che arrivano a degli orari indecenti, compresi fra le 20 e le 23, quando quasi tutti gli altri sono già a letto.

Però si godono davvero, perché non lo fanno con mentalità competitiva come il gruppo di ciclisti di ieri, ma anzi ci mettono una goliardia spensierata, da veri giovani di Barcellona abituati a fare mattina sulla Rambla.

Miquel y Eudald (mi pare), scopro ora che si chiamano così.

Sono in questo mini-albergue a picco sull’oceano (che se non ci fosse brutto tempo anche un idrofobo come me andrebbe a tuffarsi), quasi vuoto.

Siamo io, due ragazze polacche che si sono messe a disegnare tutto quello che hanno interno, me compreso, due ragazzi tedeschi che hanno cominciato il cammino il 26 di giugno (!!) e i due amici catalani in bici.

Si beve birra, vino, sidro, todos juntos, in una babele di idiomi da far rabbrividire qualunque linguista.

E ora i quattro abituati al clima continentale vanno a fare un bagnetto di mezzanotte, con la compagnia di questi frizzanti 10° centigradi, mentre io e i catalani, abituati a ben altre temperature estive, ce ne stiamo volentieri a bere e a chiacchierare.

E’ tutto davvero bello, è questo il clima che cercavo dal cammino, e che per svariati motivi sono riuscito a trovare compiutamente solo dalla seconda settimana (se si esclude la parentesi di Orio).

E io sono sempre più ubriaco e non ricordo più che altro volevo scrivere.

Appuntamento in terra galiziana.

Concha amarilla

Una Risposta

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  1. gemmin said, on 13 agosto 2009 at 17:45

    Dai Popo ma tanto tu sei anche intonato, i passanti saranno sicuramente stati contentissssssssssssimi =)


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