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Camino del Norte: 23-24/07/2009 (Tapia de Casariego-Gontàn-Sobrado dos Monxes)

Posted in On the Road by Ronin on 15 agosto 2009

Pranzi pericolosi

  • 23/07/2009 – Gontàn

  • 24/07/2009 – Sobrado dos Monxes

Due giorni che non scrivo, ma non senza motivo.

Dunque dunque, da dove cominciare…

Intanto, ora ho ufficialmente due compagni di viaggio!

Miquel e Eudald sono due persone semplici e solari, che amano le sfide e i viaggi poco massificati, ascoltano heavy metal (sono andati al concerto dei Metallica la sera prima di partire per il Cammino!), sono quasi sempre in ritardo per tutto e totalmente disorganizzati, da bravi catalani.

Miquel è uno studente di ingegneria ambientale, e lavora anche come tecnico in una azienda di riciclaggio (di rifiuti, non di denaro). Eudald invece non va d’accordo con lo studio, ha fatto l’elettricista fin dalla maggiore età ma a maggio l’hanno licenziato causa esubero personale, così lui si è fatto metà del Camino francès a piedi, poi è partito per una vacanza già programmata a Cuba, ora sta per portare a termine questo Camino del Norte in bicicletta, e a settembre ha intenzione di terminare il francese con gli ultimi 300 km. La voglia non gli manca di certo..

Ovviamente, questi due bevono come spugne: ci sono sempre 6 lattine di birra e/o 1 bottiglia di vino nel bagaglio. Può mancare il cibo, la mappa, o qualunque altra cosa, ma quelle ci sono di sicuro. Anche se durano poco, visto che le beviamo mentre pedaliamo, con effetti deleteri dal punto di vista sportivo.

Inoltre si rollano canne mattino e sera, tranquillamente seduti fuori da bar, ristoranti, oficinas de turismo, con la flemma zen di due vecchi che guardano passare gli autobus.

In ogni caso non li conosco ancora benissimo, sia per la mia difficoltà linguistica ad andare nel profondo dei discorsi, che per un’ovvia predominanza di questioni logistico/fisico/composteliane nelle conversazioni.

Però devo ammettere che è davvero un’altra cosa.

Fare la strada insieme, magari anche pedalare distanziati, ma sempre con la possibilità di fare due chiacchiere, solitamente sparando cagate a piè sospinto.

Ed effettivamente è proprio quello a cui puntavo quando ho iniziato il cammino.

Questo dev’essere chiaro: non è mai stato nelle mie intenzioni di partire in solitaria per un viaggio d’eremitaggio, col fine di restare esclusivamente con me stesso per 15 giorni. C’era anche questo desiderio, ma di certo non è mai stato l’aspetto preponderante.

L’idea era di partire solo, ma di arrivare con altri.

Tutti quelli che rimanevano sconvolti quando dicevo che partivo senza amici al seguito (neanche andassi 3 mesi nel deserto), mi pare che non cogliessero un aspetto fondamentale, cioè che viaggiando soli si è molto più stimolati a fare amicizia, ad attaccare bottone e a buttarsi senza timore. E anche le altre persone sembrano molto più disinvolte a chiacchierare con una singola persona, piuttosto che con una cumpa di 6 o 7 persone urlanti.

Passare ore a pedalare fra mille pensieri, o con la mente semplicemente vuota e ripulita dalla strada, ha indubbiamente un suo fascino, e me lo sono gustato in moltissimi momenti del cammino.

Ha un che di ascetico, di meditativo, e mi sembrava giusto e necessario per la fase di transizione che sto vivendo nella mia vita.

Tutto giusto e vero, e non sono pentito dei giorni più o meno “solitari” che ho passato.

Ma è anche vero che la strabusata frase di “Into the wild” è la più grande verità di questo mondo, e quando si è con altre persone tutto acquista un valore nuovo. Le salite si fanno più leggere, le città più interessanti, il calore del sole meno insopportabile.

Quasi ogni cosa sboccia, quando viene fissata da più occhi in contemporanea.

Perché interiorizzare è bello, certo, ma è il condividere  che è necessario.

E tutto questo è riguardo all’influenza che i compagni di viaggio possono avere sul “background” del viaggio, ma evito di soffermarmi su ciò che le persone riescono a donare in quanto tali, grazie alla propria personalità, alle qualità e anche ai difetti, perché mi sembra fin troppo scontato.

Estote parati

Comunque, andando più sul pratico.

Ieri è stata una giornata impossibile, fisicamente parlando.

Dopo essere partiti tardissimo (intorno alle 10 e 30!) a causa di problemi meccanici degli españoles, ovviamente abbiamo tardato moltissimo e siamo arrivati all’albergue che erano le 22 passate.
Sold out, obviously.

Così ci hanno fatto dormire in una palestra gelida, per terra e senza coperte o materassi, col risultato che il fisico si è riposato proprio poco.

Di questi dos catalanos locos ci sono due cose da dire:

  • Vogliono fare solo sentieri e strade bianche, per quanto possibile.

Sono partiti in mtb con la prospettiva di andare su e giù per i boschi, e mal sopportano le strade asfaltate che per me sono la normalità.

  • Bucano sempre.

Dall’inizio del viaggio hanno forato, in due, 17 volte.

Io, con copertoni da strada leggermente scanalati e una bici assolutamente non pensata per fare quello che sta facendo, non ho mai forato, mai dovuto gonfiare le gomme, mai stretto viti, mai avuto bisogno di mettere l’olio alla catena.

Conclusioni:

Sto facendo una marea di sterrati al limite dell’impossibile per la mia pur splendida bici Imperia.

E’ vero che si va più piano che su asfalto, ma di contro è molto più divertente.

In pratica funziona che al mattino facciamo un mucchio di chilometri di sentieri, verso l’una ci rendiamo conto di aver fatto ¼ dei km previsti, così ne facciamo un paio di decine su strada per poi tornare nei boschi una volta recuperato un po’.

E’ un metodo totalmente inefficiente e irrazionale, ma non si può dire che sia monotono.

Inoltre, ho una soddisfazione un po’ bastarda nel vedere che la mia bici sopravvive stoica dove delle mountain bike periscono ignominiosamente.

Devo dire di essere profondamente orgoglioso di lei.

E ringrazio il Lollo che mi ha fornito di questi mostruosi pneumatici che sembrano di kevlar.

Oggi, come per un curioso risarcimento del fato, siamo in un albergue magnifico che fa dimenticare la merda di ieri.

Siamo all’interno di un monastero abbarbicato sulle colline galiziane, a quasi 700 metri di altitudine (il punto più alto del Cammino), e l’albergue per pellegrini è stato ricavato nelle antiche scuderie, tanto che la liscia regolarità delle pareti di pietra è regolarmente intervallata dalle alcove che fungevano da mangiatoie.

Letti comodissimi, servizi perfetti, patio con giardino da mille e una notte.

Tutto compreso: 3€.

Amo essere un pellegrino.

Inoltre, la Galicia è una meraviglia.

Verde dappertutto, pascoli, un milione di vacche e pecore, stupende case in pietra con tetti d’ardesia che rasentano la perfezione, ruscelli ad ogni angolo, altipiani, boschi di eucalipti a non finire…

C’è anche un abbandono notevole, in certe zone: piccoli paesini quasi senza negozi, tante case/fattorie sparse per le colline, pochissimi giovani e moltissimi vecchi.

Sembra un po’ il nostro appennino, con la differenza che sarà grande 5 volte tanto.

Non dico che ci vivrei adesso, però credo che sarebbe un posto dove passerei la vecchiaia.

C’è una pace e un’armonia tale, con la natura e fra la gente, che non mi vengono in mente altri luoghi dove spegnersi potrebbe essere più dolce.

Il fatto che pensi a queste cose indica quanto io sia vecchio dentro..

Bueno, il mojon nella piazza dice che siamo a 62,086 km da Santiago.

Domani è il grande giorno.

Ed è anche il 25 luglio, festa del Santo, nonché giornata catalizzatrice di masse di fedeli (e non) nella città.

Emozione alle stelle!

Paesaggi galiziani

Una Risposta

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  1. emma said, on 18 agosto 2009 at 00:37

    “..cioè che viaggiando soli si è molto più stimolati a fare amicizia, ad attaccare bottone e a buttarsi senza timore..” wow!! che coraggio.. mi sembra fantastico quanto impossibile riuscire davvero in quest’intento.. complimenti!


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