Thin(k) Freedom

Camino del Norte: 25-26/07/2009 (Sobrado dos Monxes-Santiago de Compostela-Fisterra)

Posted in On the Road by Ronin on 18 agosto 2009

Cattedrale

  • 25/07/2009 – Santiago de Compostela

968 km.

Lo annuncia il contachilometri quando alle 3 del pomeriggio arriviamo di fronte alla cattedrale di Santiago.

Sulla carta sarebbero 850, ma ovviamente le strade sbagliate, i giri per le città, le varianti, ecc. allungano ogni giorno un po’, fino ad ammucchiare 120 km in più nel totale del Cammino.

Inoltre ora ho anche le certezza che il computerino di bordo non abbia problemi, visto che anche quello di Miquel dà un valore più alto di quello teorico, superiore al mio di qualche decina fra l’altro (causa sentieri più zigzaganti, suppongo).

Oggi abbiamo fatto forse il miglior percorso di tutto il viaggio.

Siamo partiti presto, verso le 7, e ci siamo ritrovati pedalare per deliziosi bischetti e pascoli, ruscelletti e tipiche case sparse per la campagna. Sempre in saliscendi, però senza salite rompepiernas, con discese da brivido nello sterrato, e un po’ di asfalto quando serviva riposare le gambe.

Tutte le tappe dovrebbero essere così: mai banali, in posti stupendi, faticose ma senza farti bestemmiare, con il sole un po’ velato per non farti collassare.

E come compagni due chicos locos che credono di fare downhill.

Ma forse dopo sarebbe tutto troppo semplice…

Lo dico ora e mi tolgo il dente: la cattedrale non mi piace proprio.

La facciata mi dice poco, manca di qualunque armonia e non trasmette senso né di potenza né di eleganza, con quelle finestre quadrettate, il metallo ossidato, le scale che coprono mezza facciata e le guglie fronzolate in modo eccessivo.

Non sono certo un esperto di arte e architettura, ma la mia opinione è questa.

Ho detto.

Poi dunque, a livello più emotivo…

Devo dire di non essermi emozionato e commosso più di tanto.

C’era ovviamente una gran gioia per l’arrivo, l’orgoglio di avercela fatta, gli abbracci con Eudald e Miquel, ma intorno a me vedevo gente in lacrime, che si inginocchiava, si baciava..

Io non sono arrivato a tali livelli, credo per diversi motivi: intanto perché i pellegrini a piedi sentono il traguardo in modo più forte, visto che gli è costato sicuramente un tempo maggiore (quelli che lo fanno sul serio).

Inoltre l’aspetto religioso mi interessa molto marginalmente, quindi di per sé arrivare alla presunta tomba del santo non mi ha provocato palpitazioni mistiche.

Infine, il viaggio per me non è assolutamente finito, ma terminerà domani a Finisterre/Fisterra, la “fin do mundo”, arrivo definitivo del più pagano “Cammino del Sole”, che segue il corso del nostro astro da est a ovest, fino al punto più ad occidente di tutta l’Europa. Meta che per me è ben più significativa.

Dopo l’arrivo abbiamo (re)incontrato un gruppo di ciclisti valenciani e siamo andati a mangiare con loro. Siamo entrati al ristorante alle 16 e siamo usciti alle 18, dopo aver mangiato ragguardevoli quantità di cibo. Gli orari sono sempre più sregolati, ma i ragazzi erano molto simpatici: tutti prof di ginnastica! Peccato che ogni tanto dimenticassero che io parlo (…) castigliano, mentre le loro lingue locali (catalano e valenciano sono quasi uguali), pur con molte parole simili all’italiano, mi è nel complesso assolutamente incomprensibile, a causa di una pronuncia strascicata e poco fluida. A tratti venivo quindi un po’ escluso dalla conversazione, quando si facevano prendere e cominciavano a biascicare nel loro polacco. Ma avevo la bocca così piena di cibo che non era poi un problema.

Ora sono con i due compari in una pensione, tutti e tre in una camera. La signora che affitta è molto gentile, è tutto pulito e ordinato, siamo nel centro storico di Santiago, e paghiamo solo 15€. E la signora ci fa pure il bucato!

Muy muy bien, alla faccia del ciclista-gufo che abbiamo incontrato oggi, e che vaticinava spese folli nell’ordine di 70-80€ a testa, causa festa cittadina e conseguente afflusso turistico.

A proposito, qui c’è davvero un gran casino, musicisti galiziani in tutte le strade, con cornamuse, chitarre, flauti e violini, mercatini ad ogni angolo, un mucchio di gente di tutte le nazionalità.

Ora (22,45) andiamo a mangiare, sempre con gli amici valenciani, e poi a emborrachare un poco, per festeggiare l’evento.

Domattina sarà dura arrivare all’oceano, con tutto questo sonno arretrato. Ma è l’ultima fatica e la faremo!

Scappo che mi stanno urlando dietro!

Sirenetto

  • 26/07/2009 – Fisterra

Alle 22 in punto appoggio la bici in terra e apro le braccia verso l’oceano atlantico da Cabo Fisterra.

L’emozione è fortissima, ho un groppo in gola e mi si inumidiscono gli occhi, non piango solo perché c’è un mucchio di gente e nonostante tutto non riuscirei a non sentirmi imbarazzato.

Ora mi sento arrivato per davvero, con la bici che segna 1095 km, le gambe doloranti e il vento del nord che mi asciuga il sudore sulla schiena.

Sono arrivato in fondo al Cammino, che sia del Santo Iacobeo o del Dio Sole mi importa fino a lì, è stato il mio cammino.

Mio, delle persone incontrate e dei luoghi visti in questi 14 giorni.

Espleto anche il rituale del bruciare un capo d’abbigliamento, che deve essere vecchio e possibilmente pregno di un certo significato.

Così do fuoco ai pantaloncini da ciclismo che mi hanno accompagnato per questo viaggio e lo avevano già fatto anni fa in toscana.

Non avrei potuto trovare altro di più azzeccato, credo.

Ma dunque, proviamo ad andare con ordine, per una volta.

Dopo essere andati a letto alle 2, ci alziamo alle 6 per iniziare la tappa, con tutta Santiago ancora a letto dopo i bagordi della sera prima.

Quasi subito incontriamo Rosa, una ragazza catalana (basta catalani!!) che aveva percorso il Camino francès e ora si dirigeva a Finisterre.

Maciniamo un mucchio di chilometri, visto che abbiamo deciso di prendere la carretera (120 km di sentieri sarebbero chiaramente impossibili in un giorno).

Dopo un po’ veniamo a sapere che Rosa fa parte della nazionale spagnola di ciclismo femminile, e così si spiega come riesca ad andare così forte quasi senza sforzo, facendoci vergognosamente mangiare la polvere…

Dopo un po’ di discussioni decidiamo di andare prima a Muxia, una trentina di km sopra Finisterre, visto che ce l’hanno venduto come imperdibile.

E’ davvero una strada lunga, ma con il ritmo che ci fa tenere la chica andiamo spediti.

Perché ovviamente non ci si può mica far vedere stanchi e in difficoltà, quindi Miquel e Eudald la tallonano stoicamente anche nelle salite più ripide, presumibilmente per guardarle il culo.

Da parte mia non è che non apprezzassi, anzi, o che non le guardassi il sedere a mia volta, ma la pigrizia e la stanchezza, unite alla mia genetica mancanza di spirito competitivo, mi hanno fatto restare quasi sempre indietro, da bravo ultimo degli stronzi.

Comunque, arriviamo a Muxia giusto per il pranzo, momento nel quale scopriamo la mostruosa portata dello stomaco di Rosa, che mangia una quantità di cibo fuori da ogni logica e mantiene comunque un fisico incredibile.

Ci godiamo svariati piatti di pesce, una bottiglia di vino bianco a testa, dolce, caffè e ammazzacaffè, in barba alla moderazione che avevo tenuto nella mia parte di viaggio in solitaria. Il conto è da far rotolare le palle sotto al bancone, ma non si può dire che ci alziamo a stomaco vuoto.

Nel pomeriggio restiamo a digerire e a cazzeggiare un po’ nella spiaggia, ma verso le 18 dobbiamo assolutamente ripartire se non vogliamo arrivare a notte fonda. Il paese non ci ha colpito più di tanto, tutt’ora non capisco perché ci sia stato consigliato così fortemente.. Saremmo potuti andare direttamente alla nostra meta risparmiando decine di chilometri e ore di luce, ma vabbè, non si poteva sapere.

Questi ultimi chilometri sono faticosi, per il pranzo pesante e la strada già sulle gambe, ma vengono percorsi con una certa euforia, e la fatica invece che aumentare sembra diminuire.

Arriviamo a Finisterre che il sole sta per tramontare, quindi acceleriamo il passo negli ultimi 3 km di salita che dal paese portano al faro.

E’ l’ultima salita di questo migliaio di chilometri di saliscendi, siamo emozionati e in ritardo, e ce la facciamo velocissimi al limite delle forze.

Arrivati al traguardo, affollato di parecchie persone (fra cui un gruppo scout), è il momento degli abbracci, delle foto, dei rituali.

Sorrisi a 32 denti, chiacchiere senza senso, pose fotografiche, ropa en el fuego, oceano ovunque intorno a noi.

Dopo un po’ riesco a prendermi un po’ di tempo per me, vado sull’ultimo scoglio del continente e me ne sto mezz’oretta a guardare il mare con la mente che vaga, gustandomi a fondo la fine di questo mio viaggio quasi rituale.

Mi sento magnificamente, nonostante la fatica e lo sporco. Acquisto a poco a poco la consapevolezza dell’impresa compiuta, e me ne sto semplicemente lì, con lo sguardo perso in quell’infinito oceano mare e due lacrime che scendono silenziose, rilucenti della luce del tramonto.

Domani ci sarà tempo per le questioni pratiche, la trafila del viaggio di ritorno, i saluti ai compagni di viaggio.

Ora no, oggi è solo per me.

Per me, e per l’oceano.

p.s. Questo lo devo raccontare perché è fantastico.

Dopo essere tornati in paese alle 23 e 15, senza un posto dove dormire, ci siamo giustamente posti il problema della sistemazione.

Inutile parlare della futilità di tale ricerca, visto che quasi tutti gli albergue e gli hostales sono chiusi per la notte, e comunque i pochi aperti non hanno posti liberi.

Conclusione: una signora che gestisce un albergue, per pietà, ci fa dormire nel suo corridoio con dei materassi.

La fa “per pura bontà, perché le dispiace troppo vederci in mezzo alla strada a notte fonda”.

Poi ci chiede 10€ a testa, il che mi fa pensare che se tutte le buone azioni fossero così andrei a fare il buon samaritano di mestiere.

Ma visto che ci è andata anche bene direi che non è il caso di lamentarsi.

E poi ormai mi sono fatto 2/3 del Cammino dormendo per terra, mi sembra giusto che finisca così.

Quasi alla fine del mondo

Una Risposta

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  1. Milo said, on 19 agosto 2009 at 03:04

    Anche se hai poca confidenza con l’acqua, la tua commozione davanti all’oceano ha del vero marinaio.
    E cosi lo spirito di avventura e scoperta.
    E poi, non è forse vero che il capitano Joshua Slocum, il primo uomo nella storia ad aver circumnavigato il globo in solitario, non sapeva nuotare?


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