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Camino del Norte: 27-28/07/2009 (Fisterra-Madrid-Parma)

Posted in On the Road by Ronin on 23 agosto 2009

Strada

  • 28/07/2009 – Parma

 

 

Alle fine, come temevo, fra autobus sballottanti, bici da smontare e aereo da prendere, non sono riuscito a trovare il tempo per scrivere qualcosa che tirasse le fila e desse una parvenza di conclusione a questo viaggio e a queste quasi 100 pagine di diario.

Lo faccio qui ora, dopo più di 24 ore di viaggio di ritorno (come per l’andata, del resto).

 

La prima cosa che mi viene in mente, ancora a caldo, è la sensazione di forte contrasto fra le due “fasi” del Cammino.

 

La prima settimana (ma sono 8-9 giorni, in realtà) l’ho passata relativamente in solitaria.

Pedalavo sempre da solo, se si escludono gli sporadici incontri con altri pellegrini lungo la strada, che comunque raramente andavano oltre pochi scambi di battute.

In realtà non era così per tutto il giorno, sia chiaro. La serata negli albergue l’ho quasi sempre passata con altra gente, a mangiare, bere e chiacchierare come fra vecchi amici con persone appena conosciute.

Però, a livello generale, io mi sentivo e mi consideravo un viaggiatore solitario, che passava la maggior parte del suo tempo con sé stesso e con tutto il mondo che si trovava intorno.

 

Gli ultimi 5-6 giorni sono stati invece incredibilmente diversi.

E’ iniziato un po’ prima di conoscere Miquel e Eudald, perché già i giorni prima aveva passato tutto il pomeriggio con la coppia di tedeschi campeggiatori e una mezza giornata con i ragazzi dell’ostello.

Però effettivamente il salto di qualità è avvenuto quando ho iniziato a pedalare con i due ragazzi catalani, condividendo tutto il bene e il male del cammino fino in fondo.

E’ stata incredibile la differenza: iniziare a pranzare con altri, poter chiacchierare durante i pezzi più tranquilli, farsi forza e insultarsi nelle salite e scendere sparati urlando per gli sterrati nel bosco.

E poi le centinaia di birre, le porcherie prese al supermercato, gli orari indecenti, i ristoranti in cui entravamo con le bici a mano, gli sfottò all’inflessione dei galiziani, le forature continue (loro..), non sapere dove si dormirà alle 11 di sera.

Sono aspetti “pazzi” e goliardici del viaggio che è ovviamente impossibile vivere da soli.

Quando uno è da solo non gli verrebbe mai in mente di fare certe cose, per pudore, paura o semplicemente perché proprio non ci pensa.

Invece con due schizzati anche queste cose sembravano normali, e tutto diventava più bello.

 

Alla fine, quindi, posso dire questo: avevo bisogno di entrambe le “tipologie” di viaggio, ma è indubbio che mi sia divertito molto di più nella seconda.

Forse se fossi riuscito a trovare dei compagni di viaggio qualche giorno prima sarebbe stato ancora meglio, effettivamente dopo 6-7 giorni il bisogno di compagnia “fissa” lo avvertivo abbastanza  fortemente. Ma gli ostacoli sono stati sostanzialmente due: la bicicletta, perché come ho ampiamente spiegato è un mezzo che rende più difficile la socializzazione (ma non impossibile, come dimostra la tappa con Rosa dell’ultimo giorno).

E, in generale, il Cammino del Nord, che è molto meno frequentato di quello francese (la differenza che si respirava una volta incrociatolo a pochi chilometri da Santiago, ad Arzua, era decisamente sorprendente, con gruppi di pellegrini ogni poche decine di metri).

E mi ci metto anch’io, in realtà. Non sono certo la persona più socievole del pianeta (nonostante sia molto migliorato rispetto a solo qualche anno fa), e può darsi che, nonostante tutto, anche nel Cammino non sia stato sempre pronto a “sfruttare” le occasioni di fare conoscenza che mi capitavano. Gli stessi Miquel e Eudald erano senz’altro più espansivi e disinibiti, anche se dalla loro avevano la lingua madre (che poco non è).

 

Mi sembra che traspari abbastanza chiaramente, da queste parole, la voglia di fare il Cammino francese a piedi, sicuro che sarebbe un’esperienza molto diversa da quella appena vissuta. E devo muovermi finché sono all’università, visto che un mese di ferie è poco probabile in qualunque lavoro.

E aggiungo che mi ispira non poco anche la Ruta de la Plata, che parte dall’Andalusia e va a Santiago a sud a nord…

Però per continuare a differenziare i mezzi di trasporto mi toccherebbe farla a cavallo!

Scorci di pietra

Una cosa “tecnica”: i viaggi di avvicinamento con la bici sono davvero scomodi.

Per il futuro valuterò seriamente percorsi per i quali possa partire in bici da casa, oppure opterò per la spedizione, che costa circa 100€ per quasi tutta Europa, ma se si contano i supplementi di treni, pullman e aerei, e lo sbatti che mi sono fatto, non sembrano poi così tanto.. Ma è anche vero che per l’andata ovviamente la spedizione non si può fare.

 

Altra cosa che mi viene in mente ora.

Prima di incontrare Miquel e Eudald ho fatto molta strada asfaltata e un po’ di sentieri, saltando quelli che mi sembravano troppo distruttivi per la bici, o quando leggevo sulla guida che erano lunghi diversi chilometri e sarebbero quindi servite molte ore.

 

Le conclusioni anche qui sono duplici:

 

  • La mountain bike è il meglio, almeno per questo Cammino.

Il cicloturismo “classico” è su strada asfaltata, tanto che le bici c.d. ibride create appositamente hanno quasi sempre manubrio da corsa e ruote lisce.

Ma il Cammino di Santiago è pensato innanzitutto per chi va a piedi, quindi è ovvio che cerchi di passare il più possibile per boschi, pascoli, ruscelli, ecc. E, si badi bene, non è che non si possa fare anche con una bici “da paseo” (come Rosa definiva la mia), però è senz’altro più scomodo, difficile e a tratti frustrante.

Io sono riuscito a fare tutta la Galizia per il cammino “ufficiale”, però ho sentito una certa mancanza degli ammortizzatori anteriori, delle ruote da 26” con carro armato ben definito, del telaio più piccolo e basso, ecc.

La bici come la mia è eccellente per la ciclabile del Danubio, non per i sentieri di Galicia e Euskadi, insomma.

 

  • L’ideale sarebbe non avere vincoli di tempo, o perlomeno avere così tanti giorni da non doversi preoccupare delle tappe.

Decisamente utopistico, lo so, però con 2-4 giorni in più di quelli che sono serviti a me si potrebbe fare tutto il Cammino del Nord senza variazioni per bicicletta, e sarebbe fantastico, a livello di luoghi attraversati e soddisfazione personale.

 

Poi altre cose sparse:

Le borse si sono comportate da merda. Se la bici non ha fatto una piega, le borse hanno invece avuto problemi ovunque fosse possibile: zip, maniglie, cuciture, impermeabilità, ganci.

Quasi niente di questo equipaggiamento è stato all’altezza dell’impresa, e qui pago il mio eccessivo ottimismo nell’acquistarle su eBay a 40€, quando avevo visto benissimo che quelle di marca serie costano 120.. Ma sembravano ben fatte, ho rischiato e mi è andata male.

Per il futuro, quando e se avrò voglia di fare l’investimento, le comprerò belle e basta, altrimenti finisce che spendo più soldi a ricomprare ogni volta una serie di borse tarocche che si rompono ad ogni viaggio.

Ah, inoltre la borsa “orizzontale” è abbastanza superflua (a meno che non si necessiti anche di tenda, stuoino e parecchio cibo). Se ci si organizza bene si può partire con le due normali e tenere qualcosa sul portapacchi fissato con le molle.

 

Ultimissima cosa: la guida del Cammino, pubblicata da Terre di Mezzo (e l’unica in italiano, per quanto ne so) non è male, e fa il suo lavoro. Ma è ben lungi dall’essere un’ottima guida, anche se non poteva essere altrimenti visto che è stata scritta per passione da due soli pellegrini.

Vedendo le guide di altri pellegrini stranieri ho notato che vi si trovavano molte più informazioni riguardo alle possibilità per dormire, e mappe ed altimetrie erano veramente un’altra cosa, a livello di chiarezza e dettaglio.

Quindi, io consiglio di comprare online una guida in spagnolo o in inglese, ne ho viste un paio davvero ben fatte (ma non chiedetemi di ricordare il nome o l’editore..).

Altrimenti, se si opta per quella italiana, diventa importante dotarsi di una carta stradale del nord della Spagna. Niente di complicato, ce la si cava bene con due fogli, il primo che copra Euskadi e Cantabria e il secondo Asturias e Galicia. Sicuramente la Michelin produce mappe simili.

Hasta Fin do Mundo

Passando agli aspetti più emotivi, mi sembra quasi superfluo dire fino a che punto questo viaggio sia stata una delle esperienze più belle, arricchenti e importanti della mia vita.

Non dico “la più” perché non avrebbe molto senso: anche il Tour du Mont-Blanc è stato incredibile e importante per l’età che avevamo, ed è stato lo stesso con diversi campi scout.

Fare classifiche è un po’ futile, visto che ogni esperienza è inserita in un contesto di luogo, età, carattere, stato d’animo che non la rende duplicabile e, in più, ne rende difficile il confronto con altre, vissute in momenti della vita del tutto diversi.

 

In ogni caso, questo è stato il primo viaggio che ho fatto da solo, e già questo lo rende speciale.

Mi ha fatto capire, prima di tutto, che lo posso fare.

Ho visto che sono in grado di gestirmi in completa autonomia, affrontando i problemi e trovando le soluzioni, pianificando quanto basta e lasciandomi sorprendere quando serve.

E non solo posso farlo, ma lo so fare bene.

 

 

 

Perché non solo ci sono arrivato in fondo (che mi sembra il minimo), ma l’ho vissuto in una maniera incredibilmente positiva, con una serenità d’animo e una disposizione mentale davvero insperate, pur con gli ovvi alti e bassi.

Sono stato talmente bene che avrei voglia di ripartire domattina…

 

Viaggiare soli mette di fronte ai propri limiti e alle proprie insicurezze, ma fa brillare anche tutte le qualità e le bellezze interiori che non si credeva di avere.

Io non pensavo di avere così paura dei cani, ma non pensavo nemmeno di poter essere così estroverso e sciolto con degli sconosciuti, per di più stranieri.

 

Partire da soli è importante, oserei dire fondamentale, perché ci mette a nudo, ci costringe a rompere il guscio per mostrare quello che c’è sotto, nascosto e represso dagli schemi preformati che ci siamo autoimposti.

 

Significa capire ciò che si è, e ciò che si può fare, per davvero.

Solo per questo varrebbe la pena di farsi un viaggio da soli tutti gli anni, di modo da spogliarsi per po’ di tutto quello che ci opprime e reprime nella quotidianità, e perché fa crescere di più un’esperienza così che 300 giorni di vita normale.

 

Questo è per quanto riguarda me stesso, ma un grande ruolo lo hanno avuto anche le altre persone conosciute lungo il cammino.

Sia quelle con cui sono entrato in contatto solo superficialmente, con pochi scambi di parole lungo una strada o durante una cena, ma anche e soprattutto le due persone con cui ho condiviso diversi giorni e con cui mi sono trovato in grande sintonia, in un modo che all’inizio proprio non mi aspettavo.

Perché al principio ovviamente non era previsto niente di tutto quello che è poi successo.

La mattina in cui si iniziava la Galizia, per puro caso ci siamo trovati allo stesso albergue (anche se ci eravamo incrociati già prima) e, vuoi perché io ero abbastanza stufo di pedalare da solo, vuoi perché anche loro, dopo dieci giorni insieme, cercavano la compagnia di persone nuove, abbiamo iniziato la tappa insieme.

Non sapevamo se ci saremmo goduti a vicenda, né se avessimo lo stesso ritmo e lo stesso stile di viaggio, ma siamo riusciti ad “incastrarci” molto bene.

Sono stati necessari adattamenti e compromessi da una parte e dell’altra: io mi sono trovato a fare molti più sentieri di quanto ero abituato, ma anche loro hanno accettato di fare un po’ di asfalto, quando era necessario.

Io ho iniziato a essere più sciallo e meno “purista” su certi aspetti, e di converso loro si sono sforzati di contenere cazzeggio e disorganizzazione entro limiti umani.

 

Ed è bello rendersi conto di come questi compromessi siano poi alla base della convivenza di tutte le persone, e avvengano quotidianamente nella vita familiare o di coppia.

Ma in questo circostanza mi sono apparsi in modo ancora più chiaro, forse anche perché mi trovavo a vivere con persone abbastanza diverse da me, in molte cose.

 

Parlando senza peli sulla lingua, non so quanto il Cammino abbia influenzato questo rapporto.

Nel senso che non sono per niente sicuro che mi troverei così bene con loro in un contesto quotidiano.

In fondo, un po’ per la situazione particolare, un po’ per ovvi limiti linguistici, non è stata una conoscenza approfondita.

Si è chiacchierato e si è condiviso davvero tanto, ma molto di questo era legato al viaggio, a problemi logistici e di percorso, anche ad impressioni ed emozioni, certo, ma pur sempre inserite in questo contesto “pellegrino”.

E’ quello che ho notato anche passando del tempo con altri pellegrini, cioè che si tende a parlare un po’ sempre di quello (e non era un limite mio, lo vedevo in quasi tutti).

Ma è chiaro che venga anche un po’ spontaneo, perché le prime cose che ci si chiede sono sempre “de donde eres?” e “de donde vienes?”.

Sto un po’ estremizzando, chiaramente, in realtà quando si entra in confidenza le conversazioni vertono anche su molti altri aspetti della vita (e per fortuna, aggiungerei).

Però è innegabile che il Cammino sia un contesto particolare che facilità la condivisione e la conoscenza reciproca, ma non è detto che i rapporti che vengono a crearsi abbiamo una base e una struttura tali da tenerli in vita anche oltre.

 

Comunque, questi sono vaneggiamenti di psicologia spicciola e lasciano il tempo che trovano..

Resta il fatto che difficilmente mi dimenticherò di Miquel e Eudald, di questo sono sicuro.

 

Direi che ho scritto abbastanza, come sempre tendo a perdermi.

Un’ultima cosa, a riguardo proprio di questo diario.

Mi rendo conto che è il viaggio da soli che stimola molto la scrittura.

Forse un po’ per noia, un po’ perché si sente l’esigenza di fissare quello che si è visto e fatto durante il giorno, fatto sta che i giorni in cui ero solo ho scritto molto e volentieri.

Invece i giorni passati con altre persone ho scritto quasi per forza, perché mi sembrava brutto lasciare la narrazione di un viaggio a metà (sicuro che anche volendo a casa mi sarei scordato buona parte delle cose).

Ma il tempo per farlo ho dovuto letteralmente strapparmelo di dosso, e anche la voglia di scrivere era molto ridimensionata, quasi come se la presenza degli amici rendesse meno necessario mettere la giornata sulla carta, come se fossero loro stessi la mia testimonianza.

 

Nonostante ciò, sono contentissimo di averlo fatto, soprattutto conoscendo la mia memoria, così efficace riguardo a sensazioni ed emozioni, il cui ricordo permane nel tempo, ma così debole nel tenere a mente episodi precisi.

L’idea è ora di battere tutto a computer, e ovviamente riportare tutto sul blog.

So benissimo, conoscendomi, che non resisterò alla tentazione di fare aggiunte e correzioni mentre ricopio.

Ho scritto tutto questo diario di getto, senza rileggere una sola volta, e non sarei mai capace di mettere online una simile accozzaglia di errori grammaticali, ripetizioni e brutte costruzioni sintattiche.

 

Quindi credo che queste parole scritte di fretta e a mano, ogni sera in un posto diverso, rimarranno a modo loro uniche nella loro imperfezione, nonché appannaggio di pochi.

 

O almeno, lo resteranno fino al prossimo viaggio…

Augurio pellegrino

 

3 Risposte

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  1. kenzochiavari said, on 30 ottobre 2009 at 21:34

    Splendida esperienza sono reduce del cammino francese e sto cercando di capire come funziona questo blog (mai aperto uno) per poter fare lo stesso.
    Mi sono rivisto in molte situazioni da te descritte, pur avendo percorso il cammino a piedi e attraverso un altro percorso.
    Splendida esperienza davvero!

  2. luigi bertani said, on 11 giugno 2012 at 22:54

    Ho fatto due anni fà il cammino Francese con la mountain bike assieme ad un amico,è stata una bella esperienza perchè anche noi abbiamo incontrato tre ciclisti di Barcellona con i quali abbiamo condiviso alcuni giorni di viaggio.Ora vorrei affrontare il cammino del nord il problema è che dovrò andarci da solo visto che il mio amico ha rinunciato per problemi famigliari. Io come Tè sarei un solitario,mi sono già cimentato in viaggi magari brevi (3-4 giorni)es:Verona-Roma.Quì come dici tù ci si spoglia degli schemi e dei pregiudizi e si impara a stupirsi ancora della realtà che in ogni momento ci sorprende se abbiamo gli occhi bene aperti,e la bellezza di tutto ciò che si incontra(persone comprese)ci affascina e ci riempie di gioia di gratitudine per chì ci ha fatto. Io ho 66 anni,l ‘unico ostacolo per questa avventura è mia Mogliè e mia Figlia che temono che mi succeda qualcosa,quindi spero di trovare qualcuno che si unisca nel mio viaggio per mettere in pace tutti i cuori. Grazie del tuo diario, tutto quello che hai vissuto è esattamente quello che desidero per mè.

  3. Jacopo said, on 12 giugno 2012 at 21:43

    Grazie a te per aver letto!
    Al mio arrivo a Finisterre ho conosciuto un signore over 60 che arrivava come me quel giorno alla “fine del mondo”. Abbiamo parlato per dieci minuti in spagnolo, poi ci siamo accorti di essere entrambi italiani! 🙂
    Il signore aveva fatto tutto il cammino francese con una vecchia bici da città SENZA RAPPORTI. Davvero un pazzo.
    Come vedi non ci sono limiti a quello che si può fare, quello che serve è voglia di partire e una mente aperta e “spugnosa” per carpire tutto quello che si incontra lungo la strada.. Ma lo saprai bene visto che hai fatto il cammino francese. Diciamo che da soli c’è l’aspetto aggiuntivo della solitudine (che può essere molto dolce o molto dura) e del maggior numero di conoscenze che si fanno. Secondo me l’esperienza vale il “trauma” della partenza in solitaria, ma penso che si capisca leggendo i racconti!

    Buon Cammino!


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