Thin(k) Freedom

Fra la terra e il cemento

Posted in Cose di Ca' Ska by Ronin on 3 settembre 2009

Lavoro di fino

Tutti i lavori partono dalla base, si dice.

In realtà, nel nostro caso sarebbe esattamente vero il contrario.

Se per costruire una casa si parte ovviamente dalle fondamenta, per poi andare verso l’alto, nei lavori di ristrutturazione si agisce in maniera opposta, partendo dal tetto e scendendo verso il basso.

E sulla carta eravamo anche intenzionati a seguire questi principi.
Ma la nostra mancanza di preparazione, nonchè la correlata incompetenza in materia, ci ha fatto tentennare troppo, cosicchè ci siamo ritrovati ad agosto, quando avevamo la possibilità di fare un po’ di lavori, senza i pannelli isolanti e la guaina impermeabile da mettere sui tetti.
E senza la possibilità di farli arrivare entro breve tempo, visto che ad agosto il mondo intero sembra fermarsi per il letargo estivo.

Da qui la prima lezione di vita (un’estate piena di illuminazioni, questa..): bisogna sempre trovarsi con il materiale pronto con largo anticipo.

Noi profani siamo troppo abituati alla “mentalità da supermercato”, secondo cui ogni cosa è acquistabile in brevissimo tempo e senza nessuna ricerca o attesa.

Ma quando ci si trova in un ambito che esula dalle proprie competenze, non si sa a chi rivolgersi e non si conoscono i tempi fisiologici per ottenere determinati materiali, è fondamentale preoccuparsi subito di ogni cosa necessaria per il lavoro che si intende svolgere, se non si vuole rischiare di trovarsi con l’acqua alla gola e il rischio  di perdere giorni preziosi per una mera mancanza di materiali.

Lo abbiamo imparato a nostre spese, quando ci siamo ritrovati a fine luglio convinti che ad agosto avremmo lavorato ai tetti, e ci siamo resi conto che non avremmo mai fatto in tempo ad avere tutto il necessario.

Così siamo stati costretti a rivedere l’ordine dei lavori, decidendo di occuparci prima delle colate di cemento nei pavimenti al piano terra.

Anche per questo lavoro siamo riusciti per un pelo ad avere tutto per tempo, a costo di grandi casini logistici. Ma per il 31 agosto tutto il necessario si trovava in loco: betoniera a motore da 250 litri (noleggiata), 1200 kg di cemento e circa 3 tonnellate di misto da colata (ghiaia fine, sabbione e sabbia), 6 reti metalliche di 3×2 metri, e una mezza dozzina di barre di ferro lunghe 5 metri. Oltre ovviamente a badili, carriole, acqua, livelle e altri attrezzi.

A inizio estate ci eravamo occupati di togliere il grezzo (per usare un eufemismo) pavimento di pietra della stanza grande, scavando successivamente per circa mezzo metro entrambe le stanze.

Ci aspettavamo un lavoro infinito, ma per quanto impegnativo non si è rivelato eccessivamente lungo, ed è servito a creare i centimetri necessari al fondo delle colate, nonchè a togliere una terra parzialmente “contaminata” dai gas prodotti dal sisso e dal letame delle mucche.

Abbiamo inoltre scoperto che la casa è solidamente ancorata ad un basamento di pietroni, su cui poggia direttamente il muro interrato e parte di quelli laterali, e che con buone probabilità ha aiutato la casa a restare intatta a seguito della frana.

Le fondamenta sono fondamentali.

E noi ce le abbiamo!

Fondamenta

Successivamente, durante torride giornate di metà estate, alcuni prodi hanno sbadilato circa 20 tonnellate di ghiaia da 3-4 cm nelle due stanze, per uno spessore di 25 cm circa (variabile a seconda della pietra/terra che si trovava sul fondo).

Si è creato così uno strato che ha lo scopo di formare una base “arieggiata” al pavimento, oltre che a rendere lo stesso approssimativamente pianeggiante.

E’ stato inoltre sostituito l’orrido puntello di metallo con uno in legno d’abete, che per quanto non sia niente di  particolarmente pregiato ha un effetto decisamente migliore.

Domenica 30 agosto ci siamo trovati per preparare la base delle colate.

In pratica, sopra alla ghiaia abbiamo messo un telo di plastica, così che il calcestruzzo che avremmo messo il giorno seguente non colasse fra il pietrisco. In questo modo lo strato di ghiaia sarebbe rimasto libero e non “tappato” dal cemento, e anche lo strato di cemento si sarebbe ascuigato più lentamente, diventando così più resistente.

Poi abbiamo tagliato le barre di ferro in tanti pezzi da 50 cm, piantandoli a distanze regolari per tutta la superficie, e facendoli spuntare dalla ghiaia per circa 8 cm. Questi serviranno da punti di riferimento, in modo da rendere più semplice il livellamento del cemento.

Successivamente abbiamo messo a terra le reti metalliche, tagliandole dove necessario a causa delle pietre sporgenti e del puntello. Le reti hanno la funzione di rendere più solida la colata, per qualche principio fisico che al momento mi sfugge.

Black & Decker

Suolo ingabbiato

Così, con questo spettacolino ai nostri occhi, il giorno dopo apprestavamo a fare il lavoro grosso. Due di noi sono andati a noleggiare la betoniera, mentre altri due sono andati alla casa per scaricare i materiali edili che ci avrebbero portato su con il camion.

Con l’aiuto del prode Fausto (il nostro muratore di fiducia) iniziamo la sfacchinata.

Noi siamo addetti alla creazione del “ghiaioso” calcestruzzo, che viene fatto mischiando 2 sacchi di cemento con 3 secchi di acqua e qualche decina di badilate “a occhio” di sabbione. Dopo i primi timidi tentativi e le spiegazioni di Fausto riusciamo ad ottenere buoni risultati e ad esser sostanzialmente autonomi. La betoniera ha un che di ipnotico, e lavoriamo alacremente in una sorta di trance mistica.

Lavoro d'ignoranza

Intanto, il professionista stende il calcestruzzo che io e il Lollo scarrioliamo nelle stanze, aiutandosi con la cazzuola e una specie di assicella di alluminio, che appoggiata sulla sommità di una barra di ferro e fatta ruotare riesce a rendere perfetto il tutto (probabilmente sembra molto più semplice a vederlo fare che a farlo..).

Il lavoro anche qui è meno lungo del previsto, grazie anche al fatto che siamo in cinque a lavorare senza sosta, e dopo 6 ore di lavoro entrambe le stanze sono terminate.

Liscio come il sedere di un bambino

21 betoniere e circa 4000 chili di calcestruzzo, fatto e steso.

Muscoli doloranti ma grande soddisfazione per il risultato.

In realtà mancano ancora diversi centimetri al livello previsto per il pavimento, perchè successivamente, dopo aver fatto gli impianti idraulici, dovremo fare un’altra colata che copra le tubature, con sabbia più fine e con un livellamento ancora più preciso. E solo allora, quando anche il resto sarà quasi tutto ultimato, potremo mettere le mattonelle di cotto.
E’ davvero bello vedere un pavimento che nasce dall’inizio alla fine, dalla terra battuta fino alle mattonelle.

E tutte le competenze che stiamo acquisendo saranno fondamentali per renderci più autonomi nei prossimi lavori di muratura.

Il primo lavoro “serio” è stato ultimato con grande successo, nonchè con i complimenti del muratore riguardo ai lavori che abbiamo eseguito senza la sua supervisione, e per l’efficienza dimostrata durante la giornata delle colate.

Prossimo obiettivo, impegnativo e urgente, ma potenzialmente altrettanto bello: i tetti.

Stay tuned.

Colata in progress

p.s. Questa volta le immagini non rendono giustizia, ma purtroppo siamo stati quasi sempre sprovvisti di macchina fotografica e ci siamo dovuti accontentare dei cellulari.

Per la prossima volta starò più attento a questo aspetto, dopotutto la memoria storica è importante, checchè ne dicano alcuni.
Quando fra 20 anni saremo in grado di ricostruire tutti i progressi dei lavori ringrazieranno la mia ossessione per la documentazione!

Una Risposta

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  1. Giù per il tubo « Thin(k) Freedom said, on 3 novembre 2012 at 18:35

    […] stesso, siamo contenti: grazie alle molte pietre che avevamo recuperato dagli scavi in stalla (a long long time ago..) siamo riusciti a costruirlo ben solido e diritto, senza dover utilizzare pietre di recupero dalle […]


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