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Mastri Falegnami – Parte 2 (Camera da letto)

Posted in Cose di Ca' Ska by Ronin on 9 ottobre 2010

Per prima cosa  vi spiego il progetto della camera, che è un po’ diverso dagli altri. La differenza sta nel fatto che questo pavimento è il più dritto e ben fatto della casa, e sarebbe un peccato smantellarlo del tutto (già ci siamo beccati la disapprovazione dei nostri esperti, che ci consigliavano di lasciarlo così com’è..). Quindi optiamo per rimuovere solo il cotto e lo strato di cemento polveroso, ma lasciando le pianelle come base su cui fare il pavimento di legno.
A causa di ciò, il procedimento sarà diverso: la struttura di listelli per rendere dritto il pavimento ci sarà comunque (perchè anche se è quello messo meglio un po’ di pancia la fa lo stesso), però sarà “immersa” in una colatina di cemento che creerà un unico livello, sopra il quale il pavimento di assi verrà posato e avvitato ai listelli.

Dopo aver chiarito il procedimento, il primo passo è procurarsi tutto il materiale necessario.
L’acquisto più impegnativo è sicuramente il legno, sia dal punto di vista economico che per il trasporto: noleggiato un furgone (con il cassone aperto), andiamo dal nostro rifornitore di fiducia a comprare una cinquantina di metri quadrati di perlinato: 16 mq per il pavimento della camera, di spessore 2 cm (è molto sottile, ma essendoci sotto la colata non deve sostenere niente!), 8 mq per il soppalco della camera, da 3,5 cm (che essendo ad un solo strato deve essere abbastanza spesso) e un’altra 30ina di mq da 3,5 cm, che serviranno per il secondo strato del pavimento della sala e per costruire gli scuri (anche questo dovrò raccontarvelo!). Infine, compriamo anche una ventina dei famosi listelli 4x 4 cm, lunghi 4 metri.
Vanno via un bel po’ di soldi, ma era prevedibile nonchè inevitabile!

Poi ci servirà una sparachiodi a pressione, visto che questi pavimenti saranno definitivi e le viti non stanno molto bene su un parquet! Per fortuna lo zio, paziente e disponbile come Giobbe, possiede tutti questi begli attrezzi da lavoro e ce li presta sempre volentieri.

Infine serve il materiale per la colata: 10 sacchi di cemento, un po’ di rete metalicca e un camion di sabbia che ci facciamo portare dall’azienda edile di Ghiare (come vedete ormai abbiamo i fornitori di fiducia, sembriamo proprio una cooperativa).

Siamo pronti per veder finalmente nascere questi pavimenti: decidiamo di dedicare due giorni a questi lavori, il 5 e 6 settembre, sperando che ci bastino per fare tutto, visto che siamo solo in tre.

Decidiamo di iniziare con il soppalco, per il semplice fatto che è il lavoro più breve.
I travetti sono stati già riposizionati la settimana prima, ma vanno fissati: la solita solfa di cemento&avvitamento, ormai ammetto di essere un po’ stufo di questi travetti da togliere e rimettere! Comunque il soppalco è piccolo e non ci vuole molto. Incontriamo qualche problema per il fatto che le viti che abbiamo sono un po’ corte, ed entrano a malapena nel trave sotto, ma in qualche modo ce la facciamo (anche perchè i travetti saranno comunque fissati sull’altra parete, e il peso che ci sarà sul pavimento terrà tutto decisamente immobile).

Dopo che i travetti sono a posto (ed è bello vedere per una volta che sono DRITTI, forse perchè non sostenevano praticamente nessun peso!) iniziamo a mettere il pavimento.

Il procedimento con cui vengono fissate le assi di perlinato è semplice ma un po’ difficile da spiegare. Purtroppo non ho foto abbastanza indicative, quindi provo a parole.. In pratica, partendo dal muro, viene posata la prima asse, con la parte “femminile” rivolta verso il muro e quella “maschile” nel verso dello sviluppo del pavimento.
La sparachiodi funziona a pressione: si appoggia sul legno e schiacciando il bottone viene sparato fuori il chiodo, che si conficca fino in fondo. Poichè questi chiodi (specifici per l’attrezzo) non hanno una testa più larga del corpo (come quelli che si piantano con il martello), si riesce a farli entrare del tutto, senza lasciare parti in rilievo.
Quindi funziona così: il chiodo viene sparato nel “maschio” dell’asse, andando a penetrare nel travetto sottostante e fissandolo. A causa del fatto che il chiodo entra fino alla fine senza lasciare sporgenze, la femmina dell’asse successiva va ad infilarsi senza problemi nel maschio di quella appena messa (perdonate l’ambiguità, ma sono i termini tecnici!), nascondendo i chiodini alla vista.
Alla fine il pavimento ad incastro è posato senza che ci siano fessure fra le assi e senza che si veda nulla sulla superficie calpestabile, anche se in realtà ogni asse è perfettamente inchiodata ai travetti.
Il sistema è davvero molto comodo, nonchè rapidissimo, e ci prendiamo rapidamente gusto!

Il lavoro è più rapido del previsto, e dopo poco tutto il soppalco è coperto dal pavimento. L’effetto è molto bello, per diversi motivi: i travetti sono belli dritti, e da sotto la cosa non passa inosservata, i 3,5 cm di spessore danno un’idea di solidità e tutta la superficie è omogenea e regolare, grazie al metodo di fissaggio appena spiegato. Davvero un bel risultato!

Non so se lo avevo già accennato, comunque questo piccolo soppalco, di circa 3×2 metri di superficie, e dall’altezza non certo molto comoda per viverci, servirà solo come posto letto aggiuntivo. L’idea è di metterci soltanto un letto matrimoniale ,visto il poco spazio disponibile. In questo modo i posti letto della camera arrivano a 6 (gli altri quattro sono dati da due letti a castello), che insieme ai 4 posti del soppalco della sala, e ad eventuali divani/divani-letto potrebbero portare la casa ad accogliere fino a 12 persone. Per una casa di un centinaio di metri quadri non è male, che dite?

Per tornare al soppalco, ecco come appariva una volta finito di mettere le assi:

Ovviamente qualche aggiustamento andrà fatto: le assi dovranno essere rifinite con la sega circolare per essere al pari con il bordo del travetto, bisognerà pensare a come fare una ringhiera che circondi i due lati esposti (ci piace l’idea di farla in ferro battuto, che dite?), nonchè una bella scala a pioli per salire sopra.
Ma ovviamente sono tutte finezze a cui pensare successivamente..

Ora è meglio concentrarsi sul pavimento principale, e questo non sarà un lavoro così rapido!

Il lavoro era iniziato già da prima: infatti, mentre io e il Lollo montavamo il soppalco, il fido Luca era andato avanti nello smontaggio del cotto (iniziato già la settimana prima). Dopo aver finito il soppalco andiamo anche noi a dargli una mano, e dopo un duro lavoro tutto il cotto viene rimosso. Si tratta poi di lavorare di spazzolone per togliere il cemento sabbioso della vecchia colata (la parola “vecchia” forse è riduttivo, visto che con buona probabilità avrà un secolo!).

Dopo aver tolto la polvere rimaniamo con solo uno strato di precarie pianelle, e ne approfittiamo per sostituirne un paio che erano crepate. Poi ricopriamo il pavimento con dei teli di plastica, in modo che il piano di sotto sia del tutto protetto dall’eventuale caduta di polvere o residui.

A questo punto è il momento di mettere i listelli. Ne utilizziamo 8 o 9, praticamente uno sopra ogni punto di giunzione fra le file di pianelle. Ci rendiamo subito conto che il pavimento non è poi così dritto: niente come le terribili pance dell’altra stanza, ma comunque in molti punti ci sono anche 4-5 centimetri da spessorare.

Armati di livella iniziamo il delicato lavoro: ci procuriamo tanti pezzettini di legno, di diversi spessori, recuperandoli dal legno di scarto, e li infiliamo in tutte le fessure fra i listelli e le pianelle. A volte sono pochi millimetri, altre diversi centimetri.
Il lavoro è certosino, ma una volta capito il meccanismo si procede bene: bisogna solo guardare in ogni momento la livella (che  come ci ricorda il buon Forna “non mente mai”) e stare attenti a non spostare involontariamente con un calcio gli spessori una volta messi (perchè ovviamente ci è successo..).

Dopo un’oretta di questo divertente lavoro ci sembra che tutto sia al suo posto: ci sono listelli ogni mezzo metro circa, tutti spessorati a dovere, e la nostra amata livella ci regala uno dei suoi liquidi sorrisi di soddisfazione.

Per essere sicuri che stia tutto fermo decidiamo di avvitare i listelli con i relativi spessori ai travetti che si trovano sotto. Abbiamo volutamente messo i listelli ad ogni fila di pianelle, così che le viti potessero infilarsi fra di esse arrivando ai travetti. Quando tutto è stabile, siamo pronti per iniziare con la colata.

Per prima cosa bisogna mettere le reti metalliche, immancabili in ogni gettata di cemento. Le tagliamo con la sega circolare in strisce di circa 40 cm di larghezza, e le posizioniamo fra i listelli.

Poi mettiamo in moto la nostra piccola betoniera da 130 litri, e iniziamo a produrre quintali di cemento. Ci rendiamo presto conto che sarà un lavoro più lungo del previsto, visto che in certi punti gli spessori superano i 4 cm di altezza, e aggiungendo lo spessore del listello si arriva a 8-9 centimetri di colata, che vi assicuro non è pochissimo..

Mentre io e Luca facciamo il lavoro di bassa manovalanza, l’aspirante muratore stende il cemento e lo pareggia con i listelli.

Dall’immagine seguente si capisce bene la portata dell’imbarcatura, osservando lo spazio fra il listello e le tavelle che viene riempito dal cemento. Ci viene anche da pensare, con una punta di terrore, che se un pavimento che sembrava così dritto ha diversi centimetri di pancia, al centro della sala ci saranno almeno 10 centimetri da spessorare..

Il lavoro è davvero più lungo del previsto.
Come se non bastasse ci si mette anche la fottuta betoniera, che ogni tanto si ferma senza motivo apparente, rifiutandosi di ripartire per una ventina di minuti. In realtà ipotizziamo che si fermi perchè forse la carichiamo troppo, ma è comunque molto strano che faccia così tanto le bizze. Tanto più che anche quando cominciamo a stare attenti a caricarla meno continua a fermarsi quando ne ha voglia. Forse il Brico Center per certi acquisti non è il massimo..

Nonostante i lavori siano iniziati presto al mattino non abbiamo potuto evitare di portarci avanti nel pomeriggio. Ma sembrava che ci saremmo stati dentro senza troppi problemi. Invece a causa della betoniera ci troviamo al crepuscolo che ci manca ancora metà stanza.
Ma ormai è una questione personale: ci rifiutiamo di sottostare ai capricci di una maledetta macchina, inoltre vogliamo finire la colata in modo da poter posare il pavimento il giorno successivo. Quindi decidiamo di proseguire, utilizzando lampade da cantiere, sfidando la notte e il freddo.

Andiamo avanti senza sentire la fatica, in una specie di trance agonistica. Le nostre menti vedono solo il risultato finale, e le mani ormai si muovono da sole fra sabbia, acqua e cemento. Quest’immagine buia e sfocata è una calzante metafora del nostro (mio) stato mentale in quel momento:

Alle 22 e 30 (!!!), dopo 14 ore di lavoro totali (siamo in ballo dalle 7 del mattino) siamo alla fine: tutta la colata è terminata, le nostre ossa sono distrutte e non si vede più una sega.
Qualunque muratore inorridirebbe a sapere che abbiamo fatto un lavoro del genere praticamente al buio, ma non abbiamo perso la concentrazione e siamo convinti che sia venuto bene. Ma decidiamo di aspettare il giorno seguente per giudicare con più certezza.

Al mattino sembra che il nostro sforzo sia stato ripagato:

La colata sembra sia venuta molto bene: tranne qualche sporgenza inevitabile, che raschiamo via con le spazzole di ferro, sembra che sia omogenea e ben dritta. Durante la notte si è praticamente del tutto asciugata, ma decidiamo di aspettare un po’ per sicurezza. Nel frattempo ci mettiamo a lavorare agli scuri, ma non vi anticipo niente perchè conto di raccontare in un altro post!

Verso l’ora di pranzo la colata è perfettamente asciutta, e decidiamo di iniziare a posare il pavimento. Il procedimento è identico a quello descritto per il soppalco, con l’ovvia differenza che in questo caso le assi si inchiodano ai listelli e non ai travetti. E con la differenza che è un lavoro molto più lungo! Ah, dalla seconda foto forse si capisce in modo più intuitivo come funziona il sistema di inchiodatura:

La cosa difficile è che spesso ci si trova in difficoltà nel far combaciare bene le assi: il loro spessore sottile (2 cm) le rende infatti sensibili alla curvatura, e anche se sono appena comprate qualcuna è già un po’ storta: bisogna quindi faticare  un po’ per farle entrare nell’incastro e tenerle ben spinte contro le altre per non lasciare fessure.

Insomma, il lavoro non è complicato, ma ci richiede un po’ di tempo e una bella dose di sudore. Alla fine bisogna incastrare l’ultima asse in modo che riesca ad entrare combaciando con il muro non proprio drittissimo. Quindi l’ultima asse va tagliata cercando di seguire le sporgenze del muro e poi inserita con un sistema un po’ complicato che a parole non mi riesce proprio di spiegare.. Fidatevi che non è stato semplice!

Ma alla fine, anche questa volta, ci sembra che ne sia valsa la pena:

E la nostra bolla, ancora una volta, sembra pensarla come noi..

6 Risposte

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  1. Gigi said, on 9 ottobre 2010 at 12:42

    Che fighi che siete….

  2. mamma said, on 12 ottobre 2010 at 11:33

    mi piace molto l’immagine del sorriso liquido della livella. Popo sei un poeta….

  3. […] più letti Mastri Falegnami – Parte 1 (Salotto)Mastri Falegnami – Parte 2 (Camera da letto)Dalla deregulation alla crisi: la "finanziarizzazione" dell'economia – Parte 2Due di due (tetti)Stay […]

  4. natasa said, on 20 maggio 2012 at 09:50

    sono molto ammirata e anche un po’ invidiosa della vostra capacità di dare corpo a un sogno. ho appena comprato una piccola baita che andrà sistemata; spero di avere la stessa energia. BRAVI!!

  5. […] più brutalmente, salendoci in piedi sopra si romperebbero). Nella stanza da letto (come spiegato qui) avevamo utilizzato questo metodo. La differenza sta però nella diversa struttura dei due […]

  6. 1° Level Complete | Thin(k) Freedom said, on 6 novembre 2013 at 20:09

    […] prima cosa, devo “smontare” parte di un vecchio post, nello specifico questo. Alla fine di quel racconto, tronfi e sicuri di noi stessi come Giacobbo quando spiega […]


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