Thin(k) Freedom

Crisi: my two cents

Posted in Dategli brioches by Ronin on 13 agosto 2011

Sto scrivendo la tesi e non dovrei perdere tempo, ma è più forte di me. Per uno che studia economia quest’estate è una figata pazzesca, piena di eventi interessanti e colpi di scena.

Lo ammetto, ogni giorno perdo ore a leggere approfondimenti sull’andamento dei mercati e sulle misure messe a punto dal governo. Non posso farci niente. “Viviamo in tempi interessanti”, perlomeno per gli economisti dilettanti come il sottoscritto.

Quindi non posso partire per i boschi di Lagdei senza aver reso partecipe il mondo delle mie elucubrazioni riguardo ai fatti dell’ultimo mese e mezzo.

Se state roteando gli occhi per la prospettiva di un post pacco e strapacco, sappiate che avete ragione. Smettete di leggere e andate a cazzeggiare su facebook, perchè sarò pesante e pieno di cazzate economico-finanziarie.

Per chi è ancora lì, parto. Non sono in grado di fare un discorso coerente, quindi vado a random, seguendo i punti che mi vengono in mente volta per volta.

Debito pubblico

Partiamo dal dare un’idea di come funziona questo mostro che sta mandando il nostro paese a puttane.

In realtà è più semplice di quel che sembra: lo Stato ha bisogno di soldi per finanziarsi, quindi emette dei titoli di debito (i famosi BoT, Ctt & Co.), che vengono comprati sui mercati finanziari dagli acquirenti più disparati: banche, hedge funds, altri Stati, piccoli risparmiatori, ecc.

Con questa operazione sostanzialmente lo Stato Italiano mi fa un prestito: io compro il suo titolo con valore nominale 100, lo pago in cash mettiamo 97 (se l’emissione è sotto la pari) e alla scadenza del prestito lo Stato mi restituisce 100, dandomi un guadagno di 3.

Semplicissimo, chiunque abbia un mutuo sperimenta la stessa identica cosa con la banca malefica che si prende più soldi di quelli che gli ha prestato, grazie agli interessi. Nel caso dei titoli di stato è la Repubblica Italiana ad essere debitore, mentre tutti i possessori dei BoT (quindi anche tu che stai leggendo) sono creditori dello Stato.

Dov’è il problema, direte voi? Eh, il problema è che i soldi vanno rimborsati con l’interesse. Quindi come fa lo Stato, che è notoriamente cicala e non formica, a trovare i soldi? Semplice, emette altri titoli di debito, e con i soldi che riceve dall’emissione paga gli interessi e i titoli in scadenza. E così il ciclo continua all’infinito.

Notare quindi che lo Stato non paga mai l’intero stock di debito (e non lo farà mai nemmeno in futuro), ma solo gli interessi su di esso.

Da un punto di vista prettamente razionale, il debito serve per finanziare l’ammontare di spesa che non è coperto dalle entrate (tasse e imposte varie). In teoria, il Governo dovrebbe essere abbastanza virtuoso da non emettere debito per pagare le spese correnti (quindi stipendi, affitti, pensioni, ecc), ma solo gli investimenti (tecnicamente sono le “spese in conto capitale”).

Così come un’impresa appena avviata spende più di quello che guadagna per mettere in moto il meccanismo produttivo, acquistare le macchine, affittare i padiglioni, fidelizzare la clientela, ecc., anche uno Stato non riuscirebbe a sostenere certi investimenti solo con le entrate ordinarie, ed emette quindi debito per finanziarsi. Ovviamente il debito si basa sul principio che in futuro, trattandosi appunto di “investimenti”, ci sarà un ritorno che permetterà di ripagarlo. Trattandosi di finanza pubblica, questo ritorno può anche essere visto come la crescita del PIL. Se un paese cresce del 10% all’anno come la Cina non ha infatti il minimo problema a ripagare il debito..

Inutile dire che i nostri governi, dagli anni ’70 ad oggi, virtuosi proprio non lo sono stati. La storia è nota: tutti i governi della DC del dopoguerra (ma anche nella seconda Repubblica) avevano questo vizio di avere le uscite superiori alle entrate.

Questo si può anche fare per periodi limitati di crisi (come insegna il buon Keynes), ma nel momento in cui diventa una costante è chiaro che i conti non tornano.

Quando si spende più di quello che si guadagna si crea il famoso deficit. Attenzione quindi a non confondere (che è un classico): il debito è l’ammontare di soldi che lo Stato deve ai propri creditori, mentre il deficit (o disavanzo) è la differenza fra entrate e uscite dello Stato, quando le seconde sono superiori alle prime. Nel caso contrario si ha ovviamente un avanzo di bilancio.

I due concetti sono distinti ma è chiaro che hanno un’influenza reciproca. Se il debito è alto è anche più facile avere deficit: visto che bisogna pagare gli interessi sui titoli in scadenza una parte consistente delle entrate viene usata per questa funzione, rendendo più difficile finanziare i servizi pubblici (scuole, sanità, infrastrutture, pensioni, ecc.) e costringendo a “bucare” il bilancio. Se pensate che la manovra fine-di-mondo di cui si discute in questi giorni ammonta a meno di 50 miliardi e che ogni anno 70 miliardi di euro vengono usati per pagare gli interessi sul debito vi renderete conto più o meno delle proporzioni.

Ma c’è anche un processo inverso: quando il deficit è alto, è difficile emettere altro debito. Questa però è più sottile..

Pensate se voi doveste fare un prestito a qualcuno. Qual’è il discriminante che vi fa decidere per farlo o meno? Generalmente (se siete furbi), vi basereste sulla possibilità che il debitore vi restituisca i soldi che voi gli prestate. Ovviamente voi non siete sicuri se lui ve li ridarà o meno, potete solo fare delle ipotesi basate su diversi parametri: il debitore ha un patrimonio? Ha delle entrate fisse? Ha delle prospettive di incrementare il suo reddito in futuro per ripagarmi? Cose così, su cui ragionereste quasi inconsciamente, tanto sono ovvie.

Bene, la stessa cosa, ad un livello di approfondimento maggiore, è quello che fanno tutti i creditori dello Stato Italiano. Parlo di banche, fondi di investimento, altri governi e normalissime famiglie (anche se queste generalmente delegano la propria banca a gestirli).Tutte queste persone ragionano sul fatto che lo Stato abbia la possibilità o meno di ripagare o meno il proprio debito. E se ritengono di no? Niente, non comprano il titolo.

Ovviamente, è rarissimo che i creditori non si fidino di uno Stato sovrano. Dopotutto, le aziende falliscono, le Borse crollano, le famiglie si impoveriscono, ma gli Stati, i soldi, in qualche modo li trovano sempre! E’ molto difficile che uno Stato non riesca a piazzare la totalità di un’asta di titoli. Quando succede, il paese è sostanzialmente in default, poichè se nessuno gli compra i nuovi titoli non è più in grado di pagare gli interessi su quelli vecchi, e diventa quindi insolvente verso i propri creditori. Quando questo succede è una catastrofe: nessuno si fiderà più di quel paese, i suoi titoli saranno spazzatura, gli investimenti si ritirano e il prestigio internazionale è compromesso per decenni. Un gran casino, insomma.

Ma perchè gli investitori dovrebbero non fidarsi dell’Italia? Per tutta una serie di motivi:prima di tutto, il tasso di crescita medio degli ultimi 15 anni è lo 0,25%. Ci sono 3 paesi su 160 in tutto il mondo che hanno fatto peggio.

Se siete appassionati di decrescita, fra l’altro, dovreste esser contenti: da 15 anni il nostro paese è sostanzialmente in decrescita, anzi in a-crescita. valutate voi come funzionano bene le cose..

Di più: il mondo del lavoro è totalmente ingessato, nepotistico e iniquo, con tutele eccessive per certe categorie e insufficienti per altre. Le imprese soffrono di nanismo e di insufficienti investimenti, la pressione fiscale è altissima, la giustizia inefficiente.

Cose note e risapute, ma sulle quali nessuno ha mai avuto la capacità o la voglia di mettere le mani.

Gli investitori questo lo vedono e traggono le loro conclusioni, basate sul fatto che le prospettive del nostro paese sono molto grigie se non si cambia qualcosa (anzi, molto).

Quindi, anche qui va sfatato un mito: gli “speculatori” non sono una setta pluto-giudaico-massonica che cerca di distruggere il nostro paese. Sono i detentori del debito che valutano se l’investimento è profittevole o meno, in modo del tutto lecito. Nessuno è contento dei problemi delle borse di queste settimane. O meglio, qualche furbo ci avrà anche guadagnato, ma i tracolli non dipendono da questo. Le favole sugli speculatori cattivi vanno bene per trovare un nemico da dare in pasto al popolo, ma non rispecchiano la realtà.

Anzi, si potrebbe vederla addirittura così: gli speculatori servono all’Italia, perchè almeno obbligano i governanti a prendere delle misure necessarie e impopolari, ma che sul medio-lungo termine possono dare i suoi frutti. L’emergenza ti obbliga a fare i conti con la realtà. Senza questa crisi credete che il governo avrebbe mai fatto 1/10 delle cose che si stanno proponendo in questi giorni.

No, avrebbe rimandato all’infinito i problemi, come fanno tutti i maledetti politici per convenienza elettorale, e avrebbero vivacchiato per un altro anno e mezzo.

Quindi, lungi da me dire che tutto questo casino è una bella cosa. Ma ogni tanto queste spinte esterne, che vengano dai mercatio dall’ue, servono eccome, soprattutto se si hanno dei governi notoriamente fancazzisti e incompetenti come i nostri.

Comunque, dicevamo: è tutta una questione di fiducia. Ma il fatto che uno si fidi a comprare il titolo non vuol dire che lo faccia aggratis. Se ritiene che il rischio abbia una percentuale di rischio bassissima, richiederà un tasso di interesse molto basso (tipo il 2%, praticamente un cazzo contando che l’inflazione è anch’essa al 2% e si mangia tutto il rendimento), mentre se il rischio è anche solo leggermente più alto, lo comprerà solo se il rendimento compenserà questo rischio maggiore.

E’ una regola basilare dell’economia: il rischio ha un prezzo. Più il rischio è alto e più il rendimento dev’esser alto per giustificare la mia potenziale perdita maggiore.

Nel caso dell’Italia, purtroppo noi siamo considerati rischiosi, e quindi i nostri titoli hanno un tasso d’interesse maggiore. Notare bene, il tasso di interesse alto, dal nostro punto di vista di risparmiatori, non è mica male: infatti ci fa guadagnare molto di più, e se noi siamo ragionevolemente sicuri che il prestito ci verrà rimborsato i titoli li compriamo, visto che dal nostro punto di vista di creditori sono appetibili. E infatti, con un interesse più alto, ce li stanno ancora comprando (per ora..).

E qui arriva la questione dello “spread“, questa parola che da mesi risuona in ogni tg e che meno della metà della gente che li ascolta ha idea di cosa significhi (giustamente, perchè nessuno si degna di spiegarlo).

Se i titoli di stato tedeschi, i c.d. Bund, sono considerati i più sicuri d’Europa, è chiaro che tutti gli altri verranno paragonati a loro, per misurarne il rischio. I bund rendono fra il 2 e il 3% annuo, mettiamo il 2,5 (non ho voglia di controllare, lo ammetto). Quelli italiani, visto che sono più rischiosi, rendono ora intorno al 5,5%. Fra il 2,5 e 5,5 c’è un 3% di differenza in più, che espressa in centesimi è uguale a 300 punti. I famosi 300 punti base (che solo qualche giorno fa erano 400)!

Gli economisti ritengono generalmente che oltre il 7% la spesa per interessi entri in circolo vizioso che la porta a diventare insostenibile. Questo succede perchè con il 7% gli interessi sono molto più alti, vengono spesi molti più soldi pubblici per pagarli, lo Stato non ci sta dentro con tutte le spese e va ancora di più in deficit, deve chiedere ancora più soldi in prestito, a tassi sempre maggiori, pagando così sempre più soldi, ecc. ecc. Ovviamente la fine di questa spirale distruttiva è che lo Stato dichiara bancarotta e azzera tutti i suoi debiti (o anche solo una parte). I creditori se lo prendono nel didietro e lo Stato può provare a rimettere a posto i conti (ma con tutti i casini spiegati più sopra).

Perchè il 7%? Boh, non lo so. Probabilmente ci sono 50 papers di economisti che spiegano perchè quello è il livello limite, grazie ad una serie di calcoli econometrici.

Tenete conto che con i 400 punti di spread i nostri titoli erano arrivati intorno al 6,5%, quindi decisamente in zona rossa. Oh, poi non vuol dire che superandola i giochi siano fatti: sia Grecia che Irlanda che Portogallo sono ben oltre questa soglia (la Grecia è oltre il 15, fate voi..) ma infatti hanno avuto bisogno di ingenti aiuti europei per non andare a fondo mentre cercano disperatamente di rimettere in ordine i conti.

Il problema è che quei tre paesi hanno economie molto piccole, che la Bce e gli altri paese possono aiutare con quantità di denaro relativamente limitate, mentre l’Italia è molto, ma molto più grande. A noi piace auto-sbeffeggiarci quotidianamente riguardo a quanto facciamo schifo (e infatti lo facciamo), ma l’Italia resta comunque il 3° paese dell’Eurozona dopo Germania e Francia, in quanto a dimensione assoluta del PIL. Poi non cresciamo una mazza, e infatti è un problema, ma grazie alla crescita passata siamo ancora “grandi e grossi” rispetto agli altri paesi europei. Ma purtroppo questo significa che le istituzioni europee non sono in grado di aiutarci in nessun modo se entriamo nella spirale negativa, perchè si tratterebbe di smuovere un ammontare di soldi mostruoso. E’ per questo che tutti si stanno cagando addosso molto di più rispetto ai problemi di Portogallo e Irlanda, e ci stanno bacchettando ben prima che superiamo la soglia  critica.

A questo punto il quadro mi sembra abbastanza completo.

Debito –> Interessi –> Deficit –> Spread –> Default –> Montagna di merda in cui tutti finiamo

Il punto ora è una domanda di leniniana memoria: “che fare?”

–  Misure del governo

Il punto è che adesso si può essere di destra, di sinistra, di centro o testimoni di Geova, ma il problema è sempre quello: dove troviamo i soldi?

Ovviamente le misure possibili sono un’infinità, più o meno eque, più o meno efficaci, più o meno scomode. Ed è pure ovvio che il Governo debba trovare una sintesi delle tre caratteristiche (anche della terza, purtroppo).

Vediamo cosa c’è nel piatto (dal sito del Sole24Ore):

Tasse: fanno sempre schifo, ma qualunque cosa si voglia deve passare anche da qui, pochi cazzi.

Molti osservatori pongono però un problema giusto: più si aumentano le tasse, più i consumi diminuiscono, meno le imprese vendono e meno la crescita si vedrà all’orizzonte.

E visto che, piaccia o no, l’unico modo di uscire da questo pantano è tornare ad avere un tasso di crescita perlomeno da paese del terzo mondo (quindi intorno al 2-3% l’anno), il dilemma è grosso.

Se si vogliono recuperare soldi, bisogna aumentare il prelievo fiscale, ma se si aumenta il prelievo fiscale si deprime l’economia e si cresce meno, e se si cresce meno sarà sempre impossibile ripianare il deficit e diminuire lo stock di debito.

Quindi, qual’è la soluzione?

Nessuna, non c’è una soluzione.

O meglio, non c’è una soluzione unica. Tutti i passaggi di questo circolo vizioso sono veri e dimostrabili, quindi l’unico modo è trovare un giusto bilanciamento di correzioni che permetta di diminuire il deficit senza ammazzare la crescita.

Una missione veramente ardua, una di quelle situazioni in cui il nostro buon Bossi parlarebbe della necessità di “trovare la quadra”..

Patrimoniale: che dire, secondo me è una cazzata. E’ troppo lungo da spiegare, a chi interessa rimando a questo articolo di Noise from Amerika, dove il concetto è illustrato in modo molto intuitivo. Il punto fondamentale è che l’immagine dei ricconi che andrebbero espropriati delle loro ricchezze disoneste è poco realistica e molto populistica. La patrimoniale sarebbe ininfluente se colpisse solo le ricchezze smisurate (perchè comunque troppo poco numerose per incidere sul bilancio) e iniqua nel momento in cui colpisse una fetta un po’ più ampia di ricchezze, perchè andrebbe a toccare i risparmi di milioni di famiglie.

Come dite?? “ma io non ho mica un patrimonio superiore ai 300mila€!” Consiglio di andare al catasto a vedere il valore del vostro appartamento.. Perchè sì, il patrimonio è la ricchezza complessiva di un individui, cioè il cash che otterrebbe se vendesse tutto quello di sua proprietà. Quindi risparmi, titoli e, sopratutto, la casa. Quegli immobili di cui noi italiani andiamo così (giustmente) gelosi, in quanto sudati con decenni di mutui e sacrifici. Beh, sappiate che la patrimoniale andrebbe a colpire moltissime famiglie italiane che straricche di certo non lo sono. Andando fra l’altro a deprimere ancora di più l’economia. Ma leggetevi l’articolo di cui sopra che spiega bene tutto.

Contributo di solidarietà: una parola politichese per dire che viene aumentato il prelievo dei redditi più alti (attenzione, qui si parla di redditi, non di patrimoni!).

5% per i redditi sopra i 90mila€ e 10% per quelli sopra ai 150mila€. Precisiamo: si preleva il 5% della parte eccedente la soglia, non il 5% su tutto (che sarebbe un salasso!).

Eh, già meglio.. Chiariamo, anche in questo caso non si parla di ricchi sfondati ma di milioni di famiglie normali: i 90mila € sono lordi, quindi corrispondono ad uno stipendio mensile di ca 4000€ (magari l’unico della famiglia). Ok, non certo da poveracci, ma comunque sono cifre da classe media, fra l’altro quelle persone che “servono” di più al risollevamento dell’economia, in quanto più propensi all’acquisto di beni durevoli. Non molto bello da dire, lo so, ma sono comunque valutazioni che vanno fatto dai policymakers.

In ogni caso, questa misura è il meno peggio che si possa fare riguardo alle tasse sui redditi alti.

Ah, mi pare che ci sia anche l’aumento dell’Irpef sui lavoratori autonomi. Giusta di per sè, ma contando che gli autonomi sono già la categoria che evade più soldi ho il timore che questa manovra serva solo a fare ancora più nero.

Lotta all’evasione: giustissima e sacrosanta, al 100%. Peccato che sia una cosa che si implementa in anni e anni, e che per il problema contingente sia sostanzialmente inutile. Mi spiace per il PD, ma se pensano di ripianare il bilancio con la lotta all’evasione fiscale sono degli illusi. Ma probabilmente lo sanno benissimo e quello che dicono è solo per interpretare il loro ruolo.

Pensioni: questa è un settore sul quale è inevitabile intervenire, crisi o non crisi.

Poi mi si dirà qualunque cosa, che ho 24 anni e che quindi faccio presto a parlare, che dopo una vita di lavoro la pensione è inviolabile, e tutto il resto.

Va bene, giusto. Lo dice anche Gramellini, persona di cui ho grande stima.

Ma purtroppo stavolta si sbaglia.

Dico “purtroppo” perchè la nostra aspettativa di vita è salita nelle ultime decadi, e un bel po’, e questo è ovviamente un bene. Ma se la media è ora 80 anni per gli uomini e 85 anni per le donne, è evidente che a 58 anni in pensione non ci si può andare.

Non si tratta di giusto o sbagliato, si tratta che non si possono coprire 30 anni medi di pensione con i contributi versati in 35-40 anni. E’ evidente, lampante, che in una vita lavorativa i soldi accantonati per la pensione non bastino ad avere un ammontare mensile dignitoso per un numero di anni che è 3/4 di quelli lavorati.

E’ impossibile, punto. Quindi le possibilità sono due: o si sopprimono gli anziani, ma mi sembra politicamente poco conveniente, oppure si lavora degli anni di più.
Questo ha due effetti: si riducono gli anni passati in pensione e, di conseguenza, l’ammontare della pensione è più alto (perchè si accumula per più anni e si spende per meno).

Questo processo è inevitabile, lo sa chiunque si occupi di finanza pubblica. E infatti la riforma delle pensioni l’ha iniziata Dini vent’anni fa, iniziando il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo (l’unico logico).

Ma questo argomento è complesso e meriterebbe un post a parte. Mi riprometto di tornarci in futuro per spiegarlo meglio.

Province e comuni: Tagli e accorpamenti, ovviamente una cosa desiderabilissima. Accorpare i comuni sotto i 1000 abitanti e togliere le province sotto i 300mila.

Riguardo alle seconde, com’è noto si sta anche pensando di abolirle del tutto. Si può fare, in effetti 3 livelli amministrativi sono ridondanti, ma bisogna tenere contoche i servizi che la provincia offre (fra cui il più importante è la scuola) vanno comunque forniti da un altro ente, che sia la regione o il comune.

Quindi è scorretto calcolare il costo dell’abolizione delle province come se si prendesse la spesa di tutte le province italiane e la si azzerasse. Il risparmio sarebbe molto inferiore, anche se comunque tutto fa brodo in questi casi. Lo spiega bene questo articolo de LaVoce.info.

Rendite finanziarie: tassazione aumentata dal 12,5 al 20% (esclusi i titoli di stato).

Giusto, ci può stare. Non ho ancora letto ipotesi riguardo al gettito aggiuntivo stimato, comunque non ritengo che sia una manovra recessiva o iniqua. Ma se vi sta sulle balle la speculazione, non pensiate che questo risolva niente (non c’entra un cazzo).

Scontrini: tracciabilità delle transazioni sopra ai 2500€. Fosse per me, anche di quelle sopra ai 1000.

L’evasione è una delle piaghe di questo paese, e tutto quello che può ridurla è ben accetto.

Anzi, io cercherei di implementare delle politiche per incentivare l’uso di moneta elettronica. Penso che il grado di evasione di un paese sia perfettamente identificabile da quanto viene usato il contante rispetto alle forme di pagamento tracciabili. In Svezia, ma anche in Francia e in Germania, usano le carte per qualunque cosa, anche per il caffè e la brioche. In questo modo gli scontrini si devono fare per forza, tutto è tracciabile e l’evasione è più difficile.

Poi ovvio che in molti casi sarebbe complicato (tutti gli artigiani o i professionisti per esempio non è che hanno una cassa con il bancomat..) ma secondo me sarebbe una strada da seguire.

Festività: può sembrare un po’ buffa come idea, come se togliendo un giorno di festa si guadagnassero chissà quanti soldi.

Eppure stupirebbe rendersi conto di quanti miliardi di euro vengono prodotti in un singolo giorno di lavoro a livello aggregato dell’Italia. C’è anche da dire che gli effetti non sono così chiari: è vero che si lavora e si produce per un giorno di più, ma si rischia che facendo saltare i ponti ci siano grosse perdite in certi settori, come turismo e ristorazione.

Boh, su questa cosa ammetto di non sapere.

Tagli alla politica: era ora!

E anticipo che, se fanno davvero quello che è scritto sui giornali, si tratta di qualcosa di abbastanza epocale. Non le solita cazzatelle, ma tagli veri. Esatto, quelli che di solito trovano il modo di evitare.

Si parla del taglio di più di 50mila poltrone e di un contributo di solidarietà a carico dei parlamentari di un ammontare doppio di quello richiesto ai lavoratori (quindi il 10% sopra i 90mila e il 20% sopra ai 150mila €). Infine riduzione del 50% dell’indennità e voli in classe economica (???) per tutti.

Se faranno davvero queste cose ben vengano le crisi, viene da dire!

– Posticipo Tfr: mi sembra una misura “alla disperata” visto che sposta solo una spesa avanti di un paio d’anni. Non mi piacciono questi trucchi contabili.

Flessibilità del lavoro: non mi convince. La riforma del lavoro è una delle cose più importanti che il nostro paese deve fare, ma dev’essere una cosa organica, equilibrata e di ampio respiro, non possono essere prese alcune cose qua e là e messe in un decreto così alla cazzo. Bisogna arrivare al punto in cui “non è il posto di lavoro ad essere tutelato, ma il lavoratore”: che significa che bisogna trovare una via di mezzo fra flessibilità e sicurezza. NOn si può impedire alle imprese di licenziare, questo è ovvio.  Così come il miraggio di un unico lavoroa tempo indeterminato per utta la vita è irrealistico e crea un sistema troppo rigido. Bisogna rendere il mercato del lavoro più dinamico di modo che quando si perde o si lascia un lavoro sia più rapido trovarne un altro. Questo sarebbe un sistema moderno.

Ma è ovviamente molto difficile e ci vuole un enorme studio dietro, non è ovviamente il momento.

– Ordini professionali: vanno aboliti e ripensati del tutto, dandogli obiettivi meno lobbisti e più a tutela della qualità (cosa che adesso non è).

gli ordini sono strumenti antiquati e inefficienti, che aiutano solo gli appartenenti alla categoria e penalizzano il resto della società, con minore possibilità di scelta, mancanza di trasparenza e concorrenza sui prezzi.

Si parla di di aprire alla pubblicità comparativa, che per me ci sta, e di togliere gli esami di stato a certe professioni. Di base sono d’accordo, anche se messa così mi sembra una cosa un po’ fatta a metà, nè carne nè pesce. Perchè alcuni sì e altri no??

Servizi pubblici: dal mio post riguardo al referendum penso si sia già capito come la penso.

Non credo che sarebbe un male se certi servizi pubblici venissero liberalizzati o, al limite, privatizzati. Certi servizi pubblici, mica tutti. Non parlo di scuola nè di sanità, ovviamente.

Parlo di gestione dei rifiuti, dell’acqua, dei trasporti e degli altri “servizi di rilevanza economica” (cioè quelli che permettono la copertura fra costi e ricavi). Liberalizzare diminuirebbe le inefficienze dei sistemi, mentre privatizzare libererebbe energie imprenditoriali locali che, in ultima analisi, migliorerebbero anche la crescita.

Ma di queste cose gli economisti ne dibattono da decenni senza una soluzione, non sarò certo io ad avere la risposta.

Penso però questo: ci sono casi in cui l’intervento dello Stato è benefico, e in quei casi esso va aumentato.

Ma l’Italia, l’Italia di oggi, con i problemi che ha, direi che non ha bisogno di più Stato. Forse gliene serve meno, e serve che impari a sviluppare meglio la propria economia in un mercato di concorrenza, cosa di cui sembra essere poco capace, attaccata com’è a posizioni acquisite, clientelismo, pressioni di lobby e inefficienze.

Molti di quelli che leggono probabilmente auspicano più meritocrazia, più trasparenza, più efficienza e meno sprechi e burocrazia.

Da come la vedo io (e da come spiegano innumerevoli studi), questi obiettivi possono essere meglio raggiungibili da un mercato funzionante e regolato, più che dall’intervento dello Stato dell’economia.

Sei sicuro??

No, ovviamente no, nessuno è sicuro al 100% nè di questa affermazione nè del suo opposto. Sono ipotesi e studi, che possono essere giusti e sbagliati.

Ma vista la nostra storia degli ultimi 60 anni, noi italiani dovremmo essere i primi ad auspicare uno Stato meno invasive, visto che azioni sbagliate della politica e del settore pubblico sono causa principale della nostra mancata crescita e delle storture che impediscono al nostro sistema di funzionare bene (che le possibilità le avrebbe).

Ma su questo argomento, altro che un post, ci vorrebbero un milione di libri (e in effetti li hanno anche scritti!)..

– Controproposte dell’opposizione:

Una tantum sui capitali esportati: giusto e stragiusto. Che si fottano i maledetti svizzeri che prosperano sui capitali fraudolenti di mezzo mondo.

Mosse contro l’evasione: come già detto, del tutto condivisibile. Ma lungo da implementare. NOn si recuperano miliardi di euro evasi nel giro di pochi mesi, non funziona così. Ma le idee sono giuste.

Imposta progressiva sugli immobili: temo che faccia un po’ l’effetto recessivo della patrimoniale, però indubbiamente il patrimonio immobliare italiano è molto consistente, e chi ha 3-4 case (e che magari affitta) è giusto che contribuisca di più.

dismissione immobili pubblici: Sì cazzo, sì!

Reintroduzione della spending review: quella è stata la cosa più furba fatta da padoa-schioppa ed è stato indecente da parte del governo eliminarla. Anche perchè ci vogliono anni perchè gli studi vengano pubblicati, quindi rimettendola in funzione adesso non servirà a null almeno fino al 2014. Però è sacrosanta e si basa su un’idea intuitiva: tagliare non tutto, ma dove ci sono gli sprechi.

Quindi studiare per bene tutte le spese della PA, andare nelle pieghe e trovarne tutte le piccole inefficienze che rendono il settore pubblico un carrozzone, ma senza buttare il bambino con l’acqua sporca, quindi mantenendo intatte le cose che funzionano.

Ma visto le dimensioni del settore è un lavoro enorme, che occuperà un team di studiosi per anni. Anche qui, totalmente irrilevante per il problema contingente.

– taglio dei parlamentari: sì, ma non così. La riforma costituzionale del parlamento va fatta, ma è una cosa delicata, e dimezzare tutto senza una logica mi sembra controproducente.

In questo, crocifiggetemi pure, la bozza di calderoli presentata qualche settimana fa mi sembra incredibilmente ragionevole, che se non avessi letto che è sua non ci crederei. mi sembra equilibrata ed efficace, risolve il problema del bicameralismo e aumenta il peso delle amministrazioni locali, diminuendo il numero dei parlamentari e snellendo quindi l’approvazione delle leggi.
Davvero, non riesco a trovarci dei difetti.

Ma non  sono un esperto di scienza politica, quindi mi riservo di chiedere a chi ne sa di più.

In generale, comunque, le posizioni delle opposizioni mi sembrano molto “calcolate”: cercano di far passare il governo come un mostro che vuole uccidere il paese, quando metà delle proposte, in un modo o nell’altro, erano nei loro programmi elettorali, per potersi presentare alle elezioni forti del fatto che loro non hanno contribuito all’esproprio degli italiani. Le parole di fuoco di vendola e bersani mi deludono un po’, perchè o non sono in grado di capire che, fra tutte le cose che poteva fare il governo per risolvere questo casino, questa è la meno peggio, e quindi sono degli ingenui che credono di risolvere i problemi togliendo ai ricchi per dare ai poveri, oppure è tutto frutto di freddi calcoli di convenienza per andare al governo fra un anno o due (e poi fare cose molto simili, perchè lo spazio di manovra non è molto).

Tutto molto razionale dal punto di vista della public choice, ma molto poco onorevole, sia perchè la sinistra tende a considerarsi al di sopra di questi mezzucci, sia perchè in un momento così dovrebbero cercare tutti di essere un po’ meno politici e un po’ più “statisti”, senza guardare alle convenienze di partito.

Ma forse è un sogno..
Non ho mai supportato questo governo, considero quasi tutti degli incapaci disonesti. Però l’opposizione non mi sta dimostrando per niente di avere la statura necessaria per poter fare un lavoro molto migliore.

Ok, no mi va bene niente, ma quindi chi vorrei al governo?

Presto detto: uno fra i due Super Mario. Mario Monti o Mario Draghi.

E visto che per il secondo ci sono poco speranze io punterei molto sul primo.

E’ una persona incredibilmente competente e integerrima, che di certo non starebbe a ragionare sulla contentezza/scontentezza della base elettorale o sul timore o meno di perdere la poltrona.

Sarebbe una persona che pensa a cosa serve a questo paese.

Sì, in fondo sono un economista, e i governi tecnici mi piacciono.

(Che genio è Makkox?? Questo è l’erede di Ortolani, altrochè!)

4 Risposte

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  1. Giovanni said, on 14 agosto 2011 at 17:28

    Un’analisi molto lucida, sebbene su alcuni punti non sia del tutto d’accordo; evito di addentrarmi in questioni “tecniche” di economia pubblica di cui mi riconosco poco competente, tuttavia certe misure, necessariamente di compromesso per ovvie ragioni di opportunità politica, arrivano a mio avviso a sfiorare il ridicolo per la palese ipocrisia di fondo; penso in proposito ai provvedimenti per contenere i c.d. “costi della politica”: più che un primo passo per ulteriori auspicate “sforbiciate” agli sprechi sembrano essere il frutto di una precisa quanto miope scelta tra il minore dei mali, in virtù del quale si è deciso di incidere a mo’ di contentino una tantum sull’ “apparenza” lasciando però inalterata la sostanza del problema, rinviandone la soluzione ad kalendas: come emblema della lotta al “carrozzone” si è scelto il taglio delle province sotto i 300mila abitanti e dei piccoli comuni sotto i 1000 (quale sia stata la “ratio” numerica non si è ancora capito, in questo modo si spalanca solo la strada, in sede di conversione in Aula, a centinaia di emendamenti a titolo personale “pro domo sua” di tutti quei parlamenti con doppi o tripli incarichi, magari presidenti di una delle province “colpite”, distogliendo l’attenzione dalle proposte serie di miglioramento del decreto) ma una manovra di rigore, per non dire “lacrime e sangue”, avrebbe dovuto incidere in profondità sui veri benefit della classe politica (nazionale più che locale) per essere quanto meno credibile: risolvendo la vexata quaestio delle incompatibilità tra cariche, foriere di doppi e tripli “stipendi” e rivendendo con rigore i criteri di assegnazione dei vitalizi parlamentari, ecc.. insomma colpendo i veri sprechi in termini di onerosità. Si poteva, si può fare molto di più senza invocare subito una riforma costituzionale, di cui al momento sembra mancare ogni presupposto, ragion per cui condivido in toto il parere negativo sulla bozza Calderoli già espresso da Ainis sul Corriere qualche tempo fa.

  2. Alessio said, on 16 agosto 2011 at 13:32

    molto interessante, anche se ovviamente su alcuni punti non mi trovi d’accordo. ma la mia domanda è: e se noi facessimo deliberatamente default? Non ne capisco troppo di economia, ma l’Argentina mi sembra si sia ripresa in fretta…

  3. lbattisti80 said, on 27 agosto 2011 at 11:20

    Non posso mancare di commentare il tuo post! 🙂

    1) uno stato a valuta sovrana non fa default. Quelli che hanno fatto default sono quelli che avevano rinunciato alla possibilità di stampare moneta. Per definizione, il debito di stati sovrani è risk free. Questo non avviene per l’italia, che ha rinunciato a stampare moneta. E se uscissimo dall’Euro?

    2)il debito pubblico italiano non è aumentato a causa del malgoverno spendaccione della Dc dal dopoguerra, bensì da quando, nel 1981, Andreatta e Ciampi hanno effettuato il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro. Prima di allora, il Tesoro decideva di emettere debito e decideva il tasso di interesse a cui emetterlo. Tutto il debito invenduto veniva acquistato dalla BdI. Rotto questo meccanismo, si è creata la spirale interessi-debito che descrivi te. Ora l’unico modo per pagarlo è effettivamente per via fiscale.

    Questo però crea un problema, che deprime il Pil, si attraverso la minore spesa pubblica, sia attraverso una diminuzione die consumi.

    Per ovviare a questo problema e rilanciare il Pil del paese (in assenza della possibilità di svalutazioni competitive) verrà richiesta una forte deflazione salariale (altrimenti detto forte diminuzione di salario diretto, indiretto (stato sociale, assistenza) e differito (pensioni)), in modo che le nostre esportazioni ripartano e le importazioni frenino.

    Ammesso che l’operazione riesca (e ne dubito), avremo un Pil che aumenta e dei salari che calano. Ovviamente nell’interesse del paese. Mi domando di quale paese. Sostanzialmente, per l’ennesima volta, tutto il surplus prodotto andrà a beneficio del capitale.

    3)I super mario che arrivano e fanno “quello che va fatto”. Oddio, a parte che è un già visto:1992-1995, i governi tecnici. Risultato, i salari persero 10 punti nella distribuzione del reddito.
    Poi mi vengono due domande, che ,come sai, mi pongo spesso: in economia c’é “quello che va fatto” oppure è possibile pensare a interventi differenti?
    C’è un interesse generale, o ci sono interezzi parziali confliggenti, e dietro la parola interesse generale o del paese si nasconde uno degli interessi parziali?
    L’idea del tecnico che arriva e fa quello che si deve fare, slegato da interessi elettorali, non rappresenta la fine della democrazia? Il saggio che apputno sa cosa fare,al contrario del popolo ignorante. Questa è per definizone plutocrazia.

    Come sempre, auspico uno scambio di idee nel mondo reale, perchè via web possono sempre crearsi malintesi.

  4. […] quattro mesi fa, in un contesto del tutto diverso, avevo detto la mia sulla manovra estiva del governo Berlusconi (poi modificata un’altra mezza dozzina di […]


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