Thin(k) Freedom

Le mani in pasta

Posted in Cose di Ca' Ska by Ronin on 2 aprile 2012

Vi parlo ora di come abbiamo fatto gli intonaci al primo piano della casa. Come al solito le nostre tecniche artigiane non sono, per così dire, “ordinarie”..

Vista la nostra inevitabile amatorialità non riusciamo ad essere particolarmente efficaci (ed efficienti) nell’uso delle cazzuole: mentre un muratore è in grado di utilizzare lo strumento come se fosse un prolungamento del braccio, con una precisione e rapidità sorprendenti, chi non lo fa di mestiere difficilmente può essere all’altezza.
Dovendo quindi intonacare numerose pareti della casa, abbiamo provato a stendere l’intonaco a mani nude (o meglio, guantate): in sostanza prendevamo la malta e la “spalmavamo” sulle pietre, seguendo l’irregolarità della parete.

Nel far ciò abbiamo inevitabilmente dovuto optare per uno stile “rustico” dell’intonaco: con una tecnica del genere non è infatti possibile intonacare “a squadro”, ottenendo una parete liscia e in bolla in ogni suo punto. Ma la scelta di seguire le imperfezioni della parete è sia obbligata dalla tecnica amatoriale, ma anche necessaria per una costruzione imprecisa come la nostra casa costruita oltre un secolo fa. Mentre infatti le case moderne sono costruite con cemento armato e mattoni, e con misurazioni millimetriche, le vecchie case di montagna seguivano processi più caserecci, con le inevitabili imprecisioni che ne seguivano. Il risultato sono camere che da un lato sono larghe, mettiamo, 4,05 metri, mentre dall’altro 3,98! Questi 7 centimetri di differenze significano però che per avere una parete a squadro bisogna fare uno strato di intonaco che nel punto più “arretrato” è spesso 7 centimetri. E fare uno strato così spesso è sia impegnativo dal punto di vista del materiale utilizzato (quintali e quintali di calce), sia per il tempo necessario a stenderlo (con spessori così bisogna fare 2-3 strati separati perché l’intonaco tenga), sia per la solidità dello stesso (strati così spessi si sgretolano più facilmente).

Insomma, per ottimizzare tempi ed energie abbiamo preferito seguire un’altra strada, e assecondare la parete di pietra con le sue imperfezioni. Siamo stati costretti al lavoro di precisione solo per il bagno (che andando piastrellato ovviamente non può seguire la stessa logica), e vi assicuro che se avessimo dovuto fare lo stesso per tutta la casa saremmo ancora su quel lavoro..

Purtroppo non ho foto del “work in progress”. Ipotizzo che sia perché lavorando con le mani sporche e mezzi ricoperti di malta la macchina fotografica non sia stata nei nostri pensieri, perlmeno in quella fase..

Comunque, per farvi capire il processo:

In pratica abbiamo fatto due strati di intonaco, uno grezzo e uno fino. Il primo è una malta “classica”, con sabbia di media granatura e una calce che una volta asciugata da all’intonaco una colore marrone chiaro. In questa foto stiamo ancora tentando di stenderla con il frattazzo, rinunceremo pochi minuti dopo..

Nelle due foto qui sopra si capisce bene la differenza di colore fra l’intonaco appena steso (marrone scuro) e una volta asciutto (quasi beige). Come si può vedere la stesura è molto grezza, e lascia tutti i “bozzi” dovuti alle pietre irregolari e disposte non perfettamente in linea.

C’è da dire che la tecnica non è ottimale perché la cazzuola permette di schiacciare il più possibile la malta sulla parete, tirandola al massimo, invece con le mani non si riesce a farlo allo stesso modo (anche perché se i muratori usano strumenti specifici un motivo c’è!). Ma è (o almeno speriamo) una puntigliosità che probabilmente non darà problemi alla parete (visto inoltre lo strato estremamente sottile di intonaco).

Qui sotto qualche foto dalla camera da letto. Nella prima foto l’intonaco è ancora mezzo bagnato e si riconoscono le pietre sottostanti, poiché sopra le pietre lo strato è più sottile che nelle giunzioni (dove invece l’intonaco si infila in profondità) e quindi asciuga più velocemente:

E il salotto:

Dopo aver steso il primo strato su tutte le pareti interessate e averlo lasciato asciugare per un paio di settimane siamo partiti con il secondo strato, più “fino”: in pratica abbiamo preso un grassello, cioè una malta premiscelata con una sabbia molto fine (Titti di sicuro mi correggerà sulla mia imprecisione tecnica) , che una volta asciutto diventa del tutto bianco. Anche in questo caso la nostra tecnica è stata non ortodossa: abbiamo diluito con un po’ d’acqua il grassello, già molto più liquido rispetto ad una malta normale, in modo da renderlo della densità di un frullato (un po’ più denso di una vernice) e poterlo così stendere con delle pennellesse.

In questo modo abbiamo velocizzato il lavoro e siamo riusciti a stenderlo in modo uniforme, riducendo ulteriormente le asperità del primo strato.

A noi l’effetto finale piace abbastanza, l’imprecisione ben si sposa con lo stile complessivo della casa, e in ogni caso il rapporto tempo utilizzato-qualità del lavoro è buono. Diciamo che tornando indietro forse avremmo potuto insistere un po’ di più a ridurre le asperità più accentuate al primo strato, perché quando la parete riceve la luce da una certa angolazione le ombre rendono abbastanza evidenti le “cunette”. Non è un brutto effetto, penso solo che se fosse stato meno pronunciato sarebbe stato meglio.

Come avrete notato, non tutte le pareti sono state intonacate: nella camera da letto abbiamo lasciato a pietra uno spicchio abbastanza grosso, oltre al triangolo che si vede in foto, mentre nel salotto abbiamo lasciato tutta la parete del camino e quella d’entrata, in quest’ultimo caso compresa anche la parte sopra il livello del soppalco (quindi in sostanza tutta la parete). Nel salotto la parte a pietra è piuttosto estesa, motivato dal fatto che dove c’è il camino e dalla porta d’ingresso secondo noi renderà molto bene.

Abbiamo deciso di non intonacare tutto sostanzialmente per ragioni estetiche: le pietre della casa sono belle e sarebbe stato un peccato coprirle tutte. Posto che avere una casa completamente di pietra a vista è troppo “pesante” e poco piacevole in determinati ambienti (si pensi ai letti posizionati contro i muri), lasciando alcune pareti a pietra e altre con l’intonaco si ha un bell’effetto contrastante, rustico ma ordinato e pulito. Ovviamente le pareti a pietra devono essere stuccate e pulite con molta attenzione, e infatti attualmente ci stiamo dedicando proprio a quello (scriverò un post in merito più avanti).

L’ultimo lavoro di intonaco (in senso lato) è stato quello del soffitto del salotto/soppalco. Mentre infatti quello della camera è in legno (l’abbiamo rifatto noi), nell’altra stanza abbiamo mantenuto le pianelle e i travi originali. Purtroppo, essendo adibito a solaio/magazzino, quello che ora è diventato il nostro soppalco per gli ospiti era in condizioni a dir poco pietose quando abbiamo iniziato a rimetterlo a nuovo. E se molte cose siamo riusciti a renderle dignitose (il pavimento è stato sostituito e le pareti intonacate), le pianelle del soffitto erano irrimediabilmente sporche. Forse avremmo potuto sostituirle quando abbiamo rimesso a posto il tetto, ma a quel tempo non ci avevamo minimamente pensato (e forse sarebbe costato troppi soldi e lavoro). Quindi abbiamo dovuto pensare a un modo per pulire le pianelle (di cui si vede la sporcizia nell’immagine qui sotto).

Dopo aver provato a pulire lo sporco (senza risultato, troppo vecchio e “assorbito”), e aver escluso di pitturarle semplicemente di bianco (visto che non sono lisce, ma hanno tante piccole scanalature che le renderebbero brutte pitturate solo di vernice), abbiamo deciso di adottare la stessa tecnica del secondo strato di intonaco, pitturandole quindi con il nostro grassello diluito.

Prima di intonacare in realtà abbiamo dovuto stuccare (con la malta) le fessure fra le pianelle, il cui vecchio stucco era caduto da tempo, e le fessure fra le pianelle e i travi che le sorreggono (causate dal leggero imbarcarsi dei travi negli anni). E’ stato nel complesso un lavoro piuttosto lungo e noioso, soprattutto per la posizione scomoda con il naso all’insù (e relativo mal di collo e schiena..).

Ma il risultato, anche questa volta, è più che buono:

Non intendiamo comunque lasciare l’intonaco così com’è, una mano di colore sarà necessaria. Siamo indecisi sui colori: abbiamo scartato il bianco puro, perché troppo freddo banale, e si pensava ad un begie-giallo chiaro, oppure un color panna per restare più sul chiaro possibile. Si accettano suggerimenti in merito! Ah, questo discorso riguardava le pareti, il soffitto pensavamo di lasciarlo bianco così com’è. Quindi i colori delle pareti devono intonarsi il più possibile con il bianco del soffitto. Dilemmi d’arredo che ci mettono in crisi..

3 Risposte

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  1. Julie said, on 11 aprile 2012 at 09:56

    Amazing!

  2. Rimasti di stucco | Thin(k) Freedom said, on 16 maggio 2013 at 22:50

    […] pareti da lasciare a pietra e quelle da intonacare. Sugli intonaci ho già avuto modo di raccontare qui con dovizia di particolari: le stuccature hanno richiesto invece tempistiche di un ordine di […]

  3. Hell’s Kitchen | Thin(k) Freedom said, on 2 febbraio 2015 at 20:22

    […] strano: infatti, mentre per le due pareti laterali abbiamo utilizzato la stessa tecnica del resto della casa (cioè un intonaco leggero che segue le irregolarità delle pietre), quella sul fondo doveva essere […]


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