Thin(k) Freedom

Renzi e il liberismo, ovvero “Coraggio PD… fatti votare”

Posted in Dategli brioches by Ronin on 8 giugno 2012

Non so voi, ma uno del PD che dice:

“Dimostreremo che non è vero che l’Italia e l’Europa sono state distrutte dal liberismo ma che al contrario il liberismo è un concetto di sinistra, e che le idee degli Zingales, degli Ichino e dei Blair non possono essere dei tratti marginali dell’identità del nostro partito, ma ne devono essere il cuore”

come minimo bisogna ammettere che ha del coraggio.

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La completa inutilità dell’astensione bohèmienne

Posted in Dategli brioches by Ronin on 7 giugno 2012

Leggendo un articolo de Linkiesta riguardo alla necessità di astenersi di fronte al quadro politico odierno, mi è venuto in mente un post di Francesco Costa sull’argomento, intitolato “Elogio del meno peggio“.

Vi consiglio di leggere il post perché personalmente lo trovo una piccola perla di buonsenso in mezzo al diffuso opinionismo sterile, ed è di certo più completo di quello che potrei scrivere io.

Il punto centrale di Francesco, che condivido in toto, è che molte persone pensano che votare serva a trovare la persona/il partito che meglio incarna le nostre idee e i nostri principi.

Non è così.

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L’agrumeto in fiamme della Beppe Montana

Posted in Personal miscellaneous by Ronin on 6 giugno 2012

Alla cooperativa Beppe Montana ero andato nell’estate del 2010, per un campo di lavoro volontario con il mio gruppo scout. Avevamo contattato l’associazione Libera con il desiderio di conoscere una realtà diversa dalla nostra (non solo geograficamente) ed eravamo finiti nel paesino di Belpasso, nei pressi di Catania.

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Il loop irrisolvibile e l’unione impossibile

Posted in Dategli brioches by Ronin on 5 giugno 2012


L’altro giorno pensando alla crisi europea mi è venuto in mente il cosiddetto “paradosso della forza inarrestabile“, che tenta inutilmente di trovare una risposta alla domanda “What happens when an unstoppable force meets an immovable object?“. Mi sembra che anche nel nostro caso si possa dire che la crisi è degenerata in modo tale che le diverse parti, dietro un’apparente operosità, restano nell’immobilismo più totale, schiacciati da una situazione dalla quale non riescono a venire a capo.

Lo si vede anche dal livello del dibatto, dove si nota come crisi europea, rigore tedesco e default della Grecia abbiano ormai nauseato anche i più stoici geek dell’economia. Ormai se ne parla quotidianamente da oltre due anni, ma potendo fissare l’origine di tutto ben più indietro nel tempo: come ricorda il Telegraph la Grecia ammise per la prima volta di aver mentito sullo stato dei propri conti pubblici già nel 2004. Ripeto, nel 2004, otto anni fa (Facebook era ancora un social network sperimentale interno ad Harvard, per dire).

In questi anni le cause sono state sviscerate e illustri economisti, statisti e giornalisti hanno scritto migliaia di articoli e saggi. A questo punto i nodi fondamentali sono al pettine, e pur nelle diverse convinzioni ideologiche, fra destra e sinistra, liberisti e keynesiani, su alcuni aspetti centrali c’è quasi un consenso unanime.

Ma la cosa surreale è che questo non cambia di una virgola la situazione. L’Europa si trova in una di quelle situazioni in cui tutti si rendono conto dei problemi, si sono fatti un’idea di cosa sarebbe necessario fare per risolverli, ma non riescono/vogliono/possono ad agire in tal senso. Se fossi un romanziere troverei degli eleganti parallelismi fra questa irrisolvibilità e i problemi di una coppia logorata che non è in grado di riscoprire motivi per stare insieme e di inventarsi nuove azioni per rimettere a posto le cose.

Ma sono un arido economista wanna-be, quindi non posso che ripiegare su riflessioni pragmatiche e tecnocratiche.

Ed è da qui che nasce la mia visione del problema cruciale dell’Europa (anzi, dell’Eurozona) come un loop (ciclo) in cui soluzione chiama ulteriore problema, e alla fine del ragionamento ci si ritrova al punto di partenza.

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L’altruismo deleterio delle catastrofi

Posted in Dategli brioches by Ronin on 1 giugno 2012

Sto per fare un discorso molto impopolare, ma lo faccio lo stesso.

Prima di tutto preciso che parlo con cognizione di causa: come educatore scout dell’Agesci faccio parte della protezione civile, e ho contribuito ai soccorsi nei giorni successivi al sima in Abruzzo del 2009 (ho raccontato l’esperienza qui). Quindi ho visto come si gestisce un’emergenza, com’è strutturata l’organizzazione e come vengono coinvolti i volontari.

Una cosa che mi sento di dire in questi giorni post-terremoto è che non c’è niente di più deleterio delle persone animate da buone intenzioni. Può sembrare brutale, ma non avete idea dei problemi che creano individui del tutto impreparati che si presentano in un luogo devastato da una calamità, pur se spinti da nobili sentimenti.

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