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Differenze di reddito: 263 volte?

Posted in Dategli brioches by Ronin on 26 luglio 2012

Leggendo un articolo di un blog neokeynesiano (sì, anche i liberisti ogni tanto leggono cose diverse, soprattutto quando le linkano gli amici) mi ha colpito una statistica piuttosto utilizzata per il suo effetto emotivo, cioè il fatto che un top manager americano guadagna 263 volte un lavoratore medio. 

Mi frullava in testa questo numero e in effetti mi sembrava un’enormità. Così ho fatto un paio di calcoli.

Il reddito medio annuale di un lavoratore statunitense è di circa 32mila dollari, al netto delle tasse (le fonti si possono trovare un po’ ovunque sui siti del governo usa, per maggior semplicità espositiva vedere qui).

Il calcolo è molto rapido:

32.000*263 = 8.416.000$

Si parla di oltre 8 milioni di dollari all’anno di reddito, quindi. E netti.

Di certo persone che guadagnano una simile cifra ci sono, ma fare un confronto fra i 50 manager più pagati d’america e il lavoratore medio è un po’ capzioso. Non ha più senso fare la proporzione fra il reddito di un impiegato medio e quello di un dirigente medio?

Facendo così, si vedrebbe che sono pochi i dirigenti (e qui parlo dell’Italia, che conosco di più) apicali delle aziende che possono arrivare a guadagnare più di 300-400mila euro. Certo, ce ne saranno 20  o 30 che guadagnano qualche milione (quelli delle grandi multinazionali), ma che vuole dire?
O si fa il calcolo delle medie o si fa quello dei valori estremi, non ha senso prendere la media dei lavoratori e il top dei manager a meno che non si voglia spingere a priori su un’interpretazione precisa.

Se si guarda alle proporzioni realistiche si parla di circa 10 a 1 (300mila contro 30mila, al lordo delle tasse), che è ben diverso da 263 a 1.

E anche qui parliamo di dirigenti apicali, non del parco dei dirigenti “medi” che ogni grande azienda ha in quantità e le cui retribuzioni sono molto meno astronomiche (seppur ovviamente sostanziose), nell’ordine di 100-120mila euro.

Poi si può anche discutere se il decuplo di uno stipendio medio sia comunque un’ingiustizia (e qui si apre una parentesi enorme su come si può dire “poco” o “troppo” in un’analisi di questo tipo. Non è semplice e magari cercherò di parlare in un futuro post). Ma almeno che il dibattito in questione sia serio.

P.s. Se siete interessati ad uno studio serio sull’argomento, potete dare un’occhiata a questo paper (Anthony B. Atkinson & Thomas Piketty & Emmanuel Saez, 2011. “Top Incomes in the Long Run of History,” Journal of Economic Literature, vol. 49(1), pages 3-71). E’ un articolo scientifico ma le tabelle e i grafici sono di facile interpretazione.

Fra l’altro l’articolo conferma una certa incidenza e un aumento relativo delle diseguaglianze sul reddito negli ultimi decenni. Quindi conclusioni che fanno “piacere” agli articolisti del Keynes Blog. Anche se maggiormente motivate e con meno ideologia.

P.s. 2 Ovviamente non sono un manager e non ho nessun interesse a difendere i dirigenti (che spesso hanno retribuzioni non parametrate ai risultati conseguiti, e questo sì che è una vergogna). Guadagno 800€ al mese e sarei già ben contento di avere il salario medio di un impiegato.. Ma i giochini con i numeri mi urtano, soprattutto quando privi di basi solide.

10 Risposte

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  1. Giorgio said, on 27 luglio 2012 at 06:58

    Innanzi tutto il riferimento dell’articolo di Keynes Blog era sui redditi lordi e non netti. Questo per essere precisi perchè “i giochini con i numeri mi urtano”.
    Quanto al suo paper, il primo grafico che si incontra dimostra la crescita della quota di reddito detenuta dal 10% più ricco degli americani, intorno al 50%
    Quindi che siano 263 o 200 o 150 volte ha una sua rilevanza, ma non è fondamentale. Il fatto è che la distribuzione del reddito è andata sempre più a vantaggio dei ricchi e che i poveri siano diventati più poveri.
    Forse questo, a lei che dice di guadagnare 800 euro, può anche non interessare. Non si venga a dire però che queste politiche sono eque, perchè tutti i dati dicono esattamente il contrario.

  2. lbattisti80 said, on 27 luglio 2012 at 08:59

    Ciao Jacopo!

    Oltre all’errore che fai, di considerare le cifre come se fossero nette e non lorde (tipico di noi italiani, che giustamente facciamo i conti su quello che entra veramente), fai anche l’errore di prendere il reddito medio, che è il pil procapite. Come sai nel Pil entrano almeno tre fonti di reddito:redditi da lavoro, da capitale e imposte indirette (senza contare la bilancia commerciale). Il reddito lordo interessa solo la prima voce, e quindi è inferiore al pil procapite. Inoltre fare una comparazione di questo tipo per misurare la diseguaglianza è interessante, ma scientificamente impreciso. Sarebbe più giusto prendere una delle tante misure di densità, come il coefficiente di Gini insieme a analisi 90-10 (per esempio). Sono sicuro che a quel punto i risultati sarebbero uguali a quelli del blog keynesiano.

  3. Jacopo said, on 27 luglio 2012 at 18:47

    Ma guardate che le cifre le usate nette per evitare di “infierire” sulla sproporzione del numero 263: se avessi usato la cifra lorda, mettiamo 42mila (come da qui: http://www.worldsalaries.org/usa.shtml, anche se non posso ovviamente garantire sulla massima affidabilità, direi che è un valore realistico), il prodotto di 42mila e 263 fa più di 11 milioni di dollari, rendendo ancora più implausibile che un manager guadagni mediamente quella cifra (anche se lorda).

    Poi la so anch’io la differena fra wage e income: non è detto che il salario sia l’unica fonte di reddito (a maggior ragione per i più ricchi). Ho dato per scontato che ci si riferisse al “compenso” per l’attività lavorativa comparabile fra le due figure professionali: se poi uno fa delle consulenze o guadagna investendo i propri soldi mi sembra esuli dallo scostamento di trattamento economico fra le due “valorizzazioni” professionali, che era quello che faceva risaltare il dato (come a dire, il lavoro di un manager vale 263 volte quello di un impiegato).

    Non entro nel merito degli indicatori di disuguaglianza: ho passato tutta la triennale a studiarli e li conosco bene, ma il rapporto di 263 a 1 che penso sia usato male è riferito ad una proporzione fra due categorie professionali, non alle disuguaglianze dell’intera società, che richiedono appunto analisi ben più complesse di queste (sia mie che del Keynes Blog però!), che vanno a toccare anche la ricchezza oltre al reddito.

    Il post era ben più circoscritto, non si può parlare sempre di massimi sistemi, a meno di non scrivere papiri!

  4. Giorgio said, on 29 luglio 2012 at 21:46

    Vedo che a lei, a dispetto di quel che dice, le piace giocare con i numeri.
    Innanzi tutto i 32 mila dollari da cui è partito sono al lordo (si vada a vedere meglio le fonti statistiche che cita: il reddito personale è diverso dal reddito disponibile).
    Inoltre non si capisce perchè nella sua risposta parte da 42 anzichè da 32.
    Sicchè il lordo è proprio 8,4 milioni di dollari (32000×263).
    Ma come le ho in precedenza scritto, ha una sua importanza sapere questo tipo di rapporti. Ma non è fondamentale.
    Ma se proprio ci tiene può consultare questa tabella del CBO americano sui redditi delle famiglie tra il 1979 e il 2009.
    http://www.cbo.gov/sites/default/files/cbofiles/attachments/43373-Supplemental_Tables_Final.xls#3. Household Income!A1
    Se farà il rapporto tra i redditi dell’1% più ricco e i redditi del 20% più povero scoprirà che è passato da 32 a 64,6 volte e che la quota del reddito dell’1% più ricco è passata dal 9 al 13,6% dei redditi complessivi.
    Dall’alto dei suoi 800 euro può sempre dire che i suoi amici milionari se li sono guadagnati, mentre il restante 99% della popolazione americana ha perso quote di reddito perchè sono degli sfigati (come si direbbe in Italia). A lei questa spiegazione potrebbe anche piacere. Niente di male, c’è gente che crede agli oroscopi.
    Stia però lontano dai numeri, potrebbero essere urticanti.

  5. Giorgio said, on 30 luglio 2012 at 10:29

    Altra scorrettezza dei numeri che utilizza per fare i suoi giochetti: i 42 mila dollari da cui parte nella risposta sono la media dei redditi dei dipendenti e di coloro che sono autonomi.
    Mi sono preso lo sfizio di fare una verifica sul caso italiano della Fiat, ove l’Ad tanto osannato nel 2010 ha percepito 3,5 milioni di euro lordi, mentre il costo (non il reddito) del personale (inclusi i dirigenti) è stato in media di 24.600 euro. Il rapporto è di oltre 140 volte.

  6. lbattisti80 said, on 30 luglio 2012 at 10:57

    Caro Giorgio, una cosa è discutere,un’altra cosa è usare i toni che usi te. Jacopo ha posto un dubbio più che legittimo, e ha provato a verificare. La risposta tua invece mi sembra al contrario piena di rabbia. e sappiamo che la rabbia deriva dall’impotenza. Ma questo è un problema politico, non scientifico. Mi spiace per lei, io invece di inveire verso chi studia proverei a trovare delle soluzioni.

    per tornare a Jacopo, in realtà, mentre ti scrivevo mi stavo facendo le stesse critiche che mi hai fatto te. Voglio provare allora prendere la cosa da un altro punto di vista. vado per punti. 1)di questo indice la cosa importante è la tendenza più che il valore assoluto (inoltre si dovrebbe vedere come è stato costruito. io penso che il 263 sia per grandi imprese per esempio). Se si guarda a tutti i paesi si vede che questo è cresciuto negli anni, e che ha quindi la stessa tendenza dell’indicie di gini o di altri indici simili 2) dagli anni ’80 in poi le imprese sono dimagrite in due sensi. primo, hanno tagliato molti livelli intermedi, tendendo all’orizzontalità più che alla verticalità. Anche l’impresa più grande ormai difficilmente ha più di 3-4 livelli tra base e vertice, rispesso ai 10-12 di 40 anni fa. di questo ne hanno fatto le spese i quadri aziendali (che sonoq uelli che tu dici che guadagnano 100’000 euro) e il dimagrimento è verso il basso, quindi ha sicuramente aumentato la disuguaglianza. secondo, i redditi del livello più bassi si sono abbassatti, a causa dell’automazione nella produzione e nell’amministrazione. Caso simbolo di questo processo, le banche.

    pensierieconomici.blogspot.it

  7. Giorgio said, on 30 luglio 2012 at 12:52

    Il tono è polemico, ma i dati che ho portati sono veri.
    Tu vi vedi rabbia. Io direi fastidio. Fastidio per quelli che ripetono luoghi comuni e giocano con i numeri, come Jacopo.

  8. Jacopo said, on 30 luglio 2012 at 13:55

    Sono colpito dalla quantità di commenti (di certo dati dal trackback del keynes blog) e ringrazio per le osservazioni.
    Purtroppo ora sono al lavoro e non ho modo di rispondere nel merito, spero di farlo quanto prima.

  9. Jacopo said, on 4 agosto 2012 at 09:23

    Cerco di rispondere abbastanza velocemente perché il discorso è andato oltre il necessario.
    Come ho già cercato di spiegare, ho scritto un post molto breve, in cui facevo notare che il rapporto 263 a 1 fra reddito dei dirigenti e quello degli impiegati mi sembrava irrealistico.
    Punto.
    Niente indice di Gini, percentili di ricchezza, indici di densità, ecc. NON sto dicendo che questi dati non siano importanti, semplicemente non ho mai avuto intenzione di affrontare l’argomento in un articolo così breve. Giorgio dice “ha una sua importanza sapere questo tipo di rapporti. Ma non è fondamentale.” In realtà volevo solo parlare di questo, quindi è proprio l’unica cosa fondamentale. Poi che la discussione viri su uno spettro di discussione più ampio può essere interessante ma questo non tocca il tema del post, che era appunto un altro.

    I dati che Giorgio riporta (fra parentesi, 42mila era appunto il reddito lordo che ho trovato) non cambiano la mia posizione: citare Marchionne non ha senso, perché la mia tesi era appunto che non ha senso confrontare il reddito dei 5 manager più pagati del paese con lo stipendio medio di un impiegato, ha senso farlo se si prende la MEDIA dei dirigenti. Oltretutto, faccio notare che il rapporto è comunque praticamente la metà della cifra famosa.. A guardare una classifica dei top manager (http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/04/stipendi-manager-new.shtml) si direbbe che ci sia un dirigente in tutta italia intorno al rapporto di 263 a 1.

    E’ questo che io contesto, è inutile fare grandi discorsi sulla disuguaglianza mettendomi in bocca parole che non ho mai pronunciato (ho forse detto che non ci siano diseguaglianze di reddito? Che milioni di dollari di compenso a un manager siano giusti? Basta leggere per vedere che non ho detto nulla di simile).
    Evito di commentare il sarcasmo puerile presente nelle risposte perché non ne vale la pena.

    p.s. Lorenzo, quello che dici sui livelli aziendali è interessante. Ricorda un po’ la scalata sociale di Fantozzi, quando sogna di salire di livello aumentando il numero di piante di Ficus e telefoni nel suo ufficio (grande scuola di vita Fantozzi!).. 😛
    Diciamo che 12 livelli aziendali è difficile non vederli ridondanti anche nell’azienda più grande. Probabilmente quando ce n’erano troppi ci si lamentava della distanza siderale e dell’incomunicabilità fra il “basso” e l’alto dell’azienda.. Per quel che ho modo di vedere, un numero minore di livelli (della serie impiegato “semplice”, impiegato qualificato, quadro, dirigente) rende meno sconfortante la possibilità di mobilità sociale, nonchè meno spersonalizzanti i rapporti aziendali.

    Ho comunque qualche riserva sui 100mila euro di compenso di un quadro: sono quasi 5mila al mese, non ne conosco di quadri che guadagnano così tanto! Secondo me è più facile che lo stipendio di un quadro sia fra i 50 e i 70-75mila, e che la forbice sia più ampia a livello dirigenziale, dove i dirigenti più bassi guadagnano magari sui 100-120mila mentre quelli apicali possono arrivare appunto a 2-300mila.. Ma qui bisognerebbe vedere dati più precisi, i diversi contratti nazionali e le diverse aziende, magari mi sbaglio.

  10. Jacopo said, on 4 agosto 2012 at 09:36

    Aggiungo: neanche ai superliberisti piace che i manager vengano strapagati senza motivo, è ingiusto e inefficiente allo stesso tempo. I modi per parametrare i compensi dei dirigenti ai risultati raggiunti esistono, basta strutturarli con intelligenza e onestà, per gestire al meglio il problema principale-agente minimizzando l’esborso per l’azienda. Non è sempre facile ma si può fare.
    E’ interessante questo articolo in cui Zingales (non certo un marxista) si incazza, a ragione, con i cda e i comitati remunerazione, che sono quelli che approvano i compensi ma di cui nessuno si preoccupa mai: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-04-24/ecco-ringraziare-superstipendi-081031.shtml


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