Thin(k) Freedom

… ché la diritta via era smarrita

Posted in Cose di Ca' Ska by Ronin on 31 agosto 2012

Uno dei problemi principali che abbiamo dovuto decidere come affrontare nel nostro progetto riguardava i pavimenti del primo piano e la loro struttura.

Come probabilmente già accennato in una delle puntate precedenti, i travetti dei pavimenti in questione, pur essendo ancora solidi e sicuri (sono fatti di legno di rovere, uno dei più pregiati e duraturi), sono stati sottoposti nei decenni ad un peso eccessivo che ha causato una loro flessione e un “imbarcamento” nella parte centrale.

Non stupisce d’altronde che un muro costruito sopra al centro della fila di travetti (che in origine divideva in due stanze l’attuale salotto, ma che abbiamo provveduto immediatamente a smontare per i danni che stava causando) possa con gli anni causare una flessione di quel tipo: più intelligente sarebbe stato organizzare le stanze di modo da non scaricare tanto peso nel punto più debole del telaio di travi, ma evidentemente gli antichi proprietari non ci avevano riflettuto più di tanto.

Nella foto qui sotto (del lontano 2009) potete farvi un’idea del problema. La “pancia” dei travetti è accentuata al massimo nella fila centrale (in basso a destra nella foto), ma è presente in misura minore per tutta la superficie del pavimento. Può darsi che da lontano nella foto non sembri chissà cosa, ma la differenza fra il punto più spanciato e la linea della porta, presa da riferimento, superava i 20 centimetri. E’ chiaro quindi che non si poteva semplicemente inchiodare un pavimento di legno sui travetti ma bisognava in qualche modo livellare il tutto per avere un piano diritto.

Nel nostro progetto avevamo deciso di pavimentare la zona giorno (sala da pranzo e cucina, al piano terra) con il cotto e la zona notte (salotto-camino e camera da letto, al piano superiore) con il legno. La scelta è stata sia di stile-comodità (la zona notte con il pavimento più caldo e morbido) sia strutturale (il legno pesa meno, e tutto quello che si poteva fare per alleggerire la struttura già provata dagli anni era buona cosa).

Certo, per semplificarci la vita avremmo potuto sostituire tutti i travi con altri nuovi, belli dritti. Il problema è che al giorno d’oggi è molto più comune utilizzare legno di abete o di pino (quello che si trova al Brico, per intenderci), leggero e comodo da tagliare, ma poco resistente e durevole. Il legno di quercia si trova ancora senza problemi, ma i prezzi sono molto diversi da quello di abete, nell’ordine almeno del doppio (per capirci, si parla di di una cifra compresa fra i 50 e i 100€ per ognuno dei travetti piccoli, mentre i travi strutturali possono costare tranquillamente 1000€, se ben tenuti).

Posto che ricomprare tutti i travetti di rovere sarebbe stato finanziariamente troppo oneroso, e utilizzare legni meno pregiati ci sembrava una soluzione al ribasso, abbiamo cercato un modo per risolvere il problema dell’imbarcamento della struttura senza cambiare i travi.

La soluzione è stata individuata nel costruire il pavimento con due livelli di legno, con il primo che seguisse le pance dei travetti e il secondo che, poggiando su un’intercapedine, mettesse “in bolla” il tutto.

In pratica la sequenza di attività, nonché la successione dei diversi strati, è la seguente:

1. Strato di assi in abete (2,5 cm di spessore), avvitato ai travetti seguendone la forma.

2. Intercapedine di legno portante, costruita con legni di recupero seguendo la stessa sequenza dei travetti (nel senso che il reticolo dell’intercapedine si sovrappone alla disposizione dei travetti sottostanti).

3. Riempimento del volume rimanente con un materiale leggero.

4. Strato di assi in abete (3,5 cm di spessore) definitivo, inchiodato all’intercapedine.

 Nella cronostoria del lavoro si chiarirà meglio di cosa si sta parlando (con le immagini che credo spiegheranno meglio delle mie parole).

Giusto per partire proprio dal principio, all’inizio il nostro “pavimento” si presentava come nella foto sotto, un telaio nudo di travi (che precedentemente avevamo provveduto a piallare e pulire per bene).

Il primo strato di pavimento è stato fissato con delle viti belle grosse, visto che tanto la superficie non sarebbe stata visibile (per i pavimenti veri e propri invece è preferibile utilizzare una “spara-chiodi” per evitare che si vedano le teste delle viti nelle assi). Il lavoro richiede un po’ di tempo, ma è anche una garanzia di solidità strutturale, visto che ogni asse è avvitata su ogni singolo travetto. Queste foto sono del maggio 2010 e probabilmente le avevo già messe in un altro post, ma così si capiscono meglio i diversi passaggi.

Per l’intercapedine abbiamo dovuto ragionare abbastanza e affidarci alle consulenze dei nostri esperti: inizialmente pensavamo che sarebbero bastati dei listelli leggeri, tenuti a livello con degli spessori ma non portanti in senso stretto. Detto brutalmente, listelli di quel tipo hanno la funzione di un “filo”, per dare il riferimento preciso del livello, ma non devono sostenere niente (ancora più brutalmente, salendoci in piedi sopra si romperebbero). Nella stanza da letto (come spiegato qui) avevamo utilizzato questo metodo.
La differenza sta però nella diversa struttura dei due pavimenti: in camera da letto il fondo è rimasto di tavelle, mentre in questo caso avevamo il legno. Inoltre, se nella camera la differenza di spessore da riempire era di pochi centimetri, non più di 6-7 nel punto più basso, in certi punti del salotto si superavano i 20. Infine, nella camera abbiamo fatto una colata di cemento classica, mentre qui non sarebbe stato possibile per l’eccessivo peso che lo spessore avrebbe comportato.

Ci è stato quindi consigliato di fare una struttura che non fosse limitata ai 5-6 listelli utilizzati in camera ma che avesse lo stesso numero di punti di portanza dei travetti sottostanti (precisamente 11), e che a questi travetti si sovrapponesse perfettamente sia come posizione che come spessore.
In pratica si è trattato di “prolungare” i travetti oltre il pavimento di legno, come se fossero una cosa unica, fino ad arrivare a livello. Si ha in questo modo un telaio portante vero e proprio, molto più solido della tecnica sbrigativa utilizzata per la camera.

Come si può vedere, per costruire il telaio abbiamo utilizzato del legno di recupero, che abbiamo tagliato con la sega da banco della stessa larghezza dei travetti (circa 12 cm) e poi assemblato di modo da arrivare al livello necessario.
La difficoltà del lavoro è ovviamente quella di utilizzare pezzi di legno di diverso spessore, dagli oltre 10 cm necessari a riempire i punti più alti a fogli di compensato e balsa di pochi millimetri-1 cm per aggiustare di fino ed essere molto precisi e uniformi con il livello finale. Vi posso assicurare che non è stato semplice..

In cima ai pezzi di legno di recupero abbiamo sempre utilizzato un’asse intera, sia per rendere più semplice riempire il travetto sia per avere un ultimo strato uniforme ed evitare saliscendi.
Una volta costruito il “finto” travetto abbiamo provveduto ad avvitarlo a quello vero e proprio sottostante, attraversando con la vita anche il pavimento, così da avere una struttura solida (ovviamente anche in questo caso abbiamo dovuto spaziare dalle viti di 25 a quelle di pochi centimetri..).

Alla fine di questa fase del lavoro la stanza aveva questo aspetto:

A prima vista può forse dare l’impressione di essere un lavoro un po’ traballante, soprattutto a causa della struttura disomogenea (per spessore e posizionamento dei pezzi): in realtà l’obiettivo è sì quello di costruire qualcosa di portante, ma è anche vero che le corsie non devono rimanere vuote, e il loro successivo riempimento svolge anche la funzione di tenere bloccata qualunque possibilità di movimento dei pezzi di legno (che comunque sono stati fissati ogni mezzo metro circa dalle viti).

Per riempire le corsie abbiamo valutato diverse opzioni: la prima era di utilizzare altro legno di scarto per fare il grosso e poi pareggiare il livello con una colatina di cemento. Ma ci sarebbe voluto molto legno e il peso non sarebbe stato molto contenuto.
Abbiamo pensato poi ai pannelli di poliuretano (gli stessi utilizzati per isolare i due tetti), che sono indubbiamente leggeri e comodi da tagliare in diverse misure. C’era però la controindicazione della leggerezza e debolezza del materiale, che lo avrebbe reso possibile preda di topi e altri animali. E l’idea di avere tane di topi sotto ai piedi non ci entusiasmava..

Così abbiamo optato per una soluzione che ottimizzasse leggerezza e solidità, cioè una colata di cemento alleggerita con argilla espansa (comunemente conosciuta come Leca, dal nome dell’azienda produttrice più importante). Probabilmente avrete già visto quello di cui parlo: sono piccole palline marroni molto leggere, utilizzate spesso anche nel giardinaggio.

In pratica abbiamo fatto una colata sui generis, con la massima quantità possibile di Leca e la minima necessaria di cemento per tenere unito il composto. Per utilizzare le sagge parole del Guru: “deve venire più o meno come un Ciocorì”. Sottili termini tecnici del settore.
L’ideale è appunto che il composto sia formato al 95% di argilla espansa, con pochissimo cemento. Visto che i travetti sono portanti la colata deve infatti solo riempire i buchi, non sostenere lo strato finale del pavimento. E ovviamente meno cemento vuole dire meno peso scaricato sui travi.

Stendere la colata è piuttosto rapido, visto che la Leca fa molto volume senza essere pesante. Con la cazzuola e il frattazzo si sparge il composto in tutta la corsia in modo uniforme e poi la si livella con i travetti utilizzando qualcosa di dritto, come una barra di ferro o un bastone squadrato. La seconda foto da un’idea abbastanza chiara dei volumi da riempire.. Ah, prima di fare la colata è buona norma coprire tutto con un telo impermeabile, per evitare che il cemento coli fra le assi e le impregni facendole ammuffire.

Alla fine di questo passaggio si arriva finalmente ad avere un piano diritto! Nella seconda foto si vede il soppalco: visto che il procedimento seguito è del tutto identico a quello illustrato per la sala (tenendo anche conto che abbiamo fatto i due lavori in parallelo) ho evitato di aggiungere foto per ogni step. E’ curioso notare come il fatto che nel soppalco le pance fossero meno accentuate abbia complicato anziché semplificare il lavoro: è infatti molto più facile correggere uno spessore di 20 centimetri che uno di 5, dove bisogna essere più fini e avere a disposizione pezzi di legno molto sottili. In proporzione alle diverse superfici da coprire abbiamo probabilmente avuto bisogno di più tempo per saltarci fuori con il livello del soppalco che con quello del salotto.

C’è da dire che, con il senno di poi, la quantità di lavoro che è servita per questa soluzione ci ha fatto per un attimo pensare che sarebbe stato meglio cambiare i travi e via. Avremmo fatto sicuramente più in fretta e non è detto che la spesa sarebbe stata superiore (dopotutto con la soluzione adottata abbiamo dovuto comprare il doppio del legno per fare i due strati e un bel po’ di cemento e Leca per le colate).
Ma è anche vero che dei travi di abete freschi di segheria avrebbero un po’ stonato con il contesto rustico “di recupero”: li abbiamo usati per il tetto della camera da letto ma in quel caso non c’era altra soluzione. E comunque il tetto è interamente nuovo, quindi l’effetto complessivo è buono, mentre invece per i pavimenti i travi principali di rovere li avremmo ovviamente tenuti, quindi il contrasto con i travetti nuovi sarebbe stato forte. Inoltre non va sottovalutato che, rispetto ad un tetto che deve sostenere solo il peso della neve, un pavimento sopporta sollecitazioni maggiori, e i travi d’abete hanno una vita media più corta di quelli di rovere.

In definitiva quindi siamo contenti della nostra scelta, sebbene ci abbia comportato un bell’impegno.

Manca ovviamente ancora un passaggio, che è la posa del pavimento definitivo. Non l’abbiamo ancora fatto per due motivi: intanto perché il pavimento finale è una delle ultime cose che viene messa in una casa, visto che posarlo durante i lavori rischierebbe di rovinarlo (a maggior ragione quando si tratta di parquet). Inoltre la prassi insegna che non è buona norma metterlo durante la stagione secca: visto che il legno è flessibile e molto sensibile all’umidità, fra l’estate è l’inverno un’asse può allungarsi e restringersi di parecchi millimetri. Il rischio è quindi che posandolo durante l’estate si rischi poi d’inverno di trovarlo crepato o addirittura che “salti fuori” dalla sua posizione per la pressione a cui è sottoposto contro alle pareti.

Francamente non so se sia una cosa normale: può darsi che legni di buona qualità, stagionati e trattati come si deve, non abbiano questo problema. Ma visto che usiamo legno economico e che abbiamo sperimentato il problema sulla nostra pelle con il pavimento in camera (ma questa è un’altra storia..) preferiamo essere prudenti e aspettare l’autunno inoltrato, quando oltretutto avremo finito i lavori “sporchi”.

Quando avremo completato l’opera farò un upgrade al post, o forse ne scriverò uno nuovo per deliziarvi con qualcosa di finalmente dritto in questa casa!

Ah, nelle foto avrete intravisto alcune cose nuove, la più appariscente delle quali è senz’altro la parete rosa in mezzo alla stanza: si tratta del bagno che abbiamo costruito, un altro lavoro davvero lungo ma decisamente fondamentale. Sarà l’argomento di uno dei prossimi post, insieme al racconto di un’estate all’insegna degli scavi (per tubazioni e impermeabilizzazioni) e ad un tutorial step-by-step di come stuccare una parete in pietra.

Tanta carne al fuoco, stay tuned.

(Cosa ci fa lì una bici a scatto fisso con evidenti mutilazioni? Mah..)

4 Risposte

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  1. Thin(k) Freedom said, on 19 febbraio 2013 at 08:25

    […] il pavimento, del quale al momento esisteva solo il primo strato di legno (come raccontato qui). Come si può immaginare, abbiamo preferito pavimentare il bagno con qualcosa di diverso dal […]

  2. fede said, on 12 ottobre 2014 at 20:23

    bastava girare i travetti con la spanciatura in su!

  3. Jacopo said, on 12 ottobre 2014 at 20:31

    Beh, poi forse ci saremmo trovati con un pavimento spanciato nel verso opposto.. 😉

  4. AC/DC | Thin(k) Freedom said, on 21 marzo 2017 at 19:38

    […] particolare, quando abbiamo costruito i nuovi pavimenti al piano superiore, nelle intercapedini di spessore abbiamo posizionato le canaline e i fili della […]


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