Thin(k) Freedom

Giù per il tubo

Posted in Cose di Ca' Ska by Ronin on 3 novembre 2012

Quando abbiamo iniziato questo progetto ci aspettavamo di doverci improvvisare in molti mestieri: muratori, falegnami, lattonieri, giardinieri, piastrellisti, restauratori.. Alcune cose ci vengono meglio, altre peggio, ma ci proviamo.

Ma non ci era venuto in mente che alcuni ruoli avrebbero potuto essere ancora più “esotici”.

Un bell’esempio è il lavoro di posa delle tubazioni che abbiamo fatto all’inizio della scorsa estate, che ci ha visto indossare i panni dei tecnici specializzati AMPS  (storica municipalizzata di Parma, così non andiamo a scomodare gli attuali big player) nel tentativo di creare una parvenza di impianto idrico e fognario. In una località di montagna, ricordiamolo, dove scaricare il letame nei canali di scolo è ritenuto qualcosa di estremamente ambientalista.

La necessità di questo lavoro deriva dalla particolarità della nostra “location”: trovandoci in un paese sostanzialmente abbandonato (perlomeno per la parte in cui ci troviamo noi), i servizi di elettricità, acqua e gas sono, per così dire, aleatori.

Sull’energia elettrica eravamo fortunatamente a posto già all’atto dell’acquisto: i cavi arrivavano alla casa e abbiamo trovato già installato un contatore elettronico di ultima generazione (che contrastava non poco con il resto dei ruderi!).

Sul gas non ci siamo neanche posti il problema: il c.d. “paese nuovo” è stato metanizzato qualche anno fa, ma non ovviamente fino alla nostra casa in fondo al “paese vecchio”, (per ovvie ragioni di convenienza, visto che all’epoca c’era praticamente una sola utenza potenziale, per di più non residente). E visto che abbiamo sempre avuto intenzione di scaldare la casa a legna, e che per cucinare in una seconda casa bastano le bombole a gas di piccola taglia, non abbiamo mai ritenuto necessario preoccuparci della fornitura di gas.

Quello di cui invece non si può fare a meno è l’acqua corrente. E su questo servizio essenziale abbiamo perso qualcosa come un anno e mezzo, nel tentativo di superare gli ostacoli burocratico-amministrativi di questo maledetto paese che vive di autorizzazioni incrociate e rimpalli di responsabilità.

Dopo 4-5 diversi sopralluoghi, una mezza dozzina di tecnici incontrati, e decine di telefonate a comune e società di distribuzione, abbiamo rotto talmente i coglioni a tutti che ci hanno dato l’acqua, per sfinimento.

Con le buone si ottiene sempre tutto, dice sempre mia nonna.

Non che ci fossero poi reali problemi autorizzativi (dopo tutta la retorica referendaria sui beni comuni essenziali volevo anche vedere se non ci davano l’acqua!), più che altro nessuno aveva voglia di sbattersi per fare un allacciamento per una sola utenza in un paesino disabitato. Soprattutto considerando che il punto a cui allacciarsi, dove era già presente una conduttura interrata, era circa a cento metri da casa nostra, rendendo quindi necessari una serie di costosi lavori di scavo che non avremmo mai potuto permetterci.

Il compromesso è stato trovato nella decisione di posizionare il contatore vicino a quello del nostro vicino, lasciando in capo a noialtri i lavori di posa delle tubazioni per arrivare fino alla casa.

Una volta ottenuto allacciamento, contatore e regolare contratto di fornitura (senza grande spiegamento di forze dei tecnici, in realtà, visto che il pozzetto l’hanno fatto interrare noi..), ci siamo adoperati per coprire quei circa cento metri che ci separavano dalla casa.

Per fare ciò abbiamo noleggiato questo monumentale macchinario, chiamato eloquentemente “catenatrice”, in grado di scavare un solco largo meno di una spanna ma profondo fino a 50-60 centimetri. La differenza con una normale scavatrice è che con quest’altra macchina si evita di scavare un buco eccessivamente largo per lo scopo, limitandosi al diametro necessario a posare i tubi dell’acqua e degli scarichi.

Grande divertimento e fatica per guidare il mostro: all’inizio non è stato facile prenderci la mano perché bisogna contemporaneamente usare i comandi per far alzare e abbassare la catena, per farla girare sul cingolo e permetterle di scavare, nonché spostarsi con una cloche nella direzione in cui si vuole indirizzare lo scavo.

Insomma, non banale, ma dopo aver imparato ha dato grandi soddisfazioni, soprattutto nel vedere i chili di terra lanciati fuori lateralmente e il solco che man mano si allunga sotto i propri piedi.

Bisogna specificare che i lavori da fare erano due, simili nell’esecuzione ma con finalità diverse: prima di tutto, abbiamo scavato il solco dal contatore alla casa, per posare i tubi dell’acqua, mentre successivamente bisognava scavare un solco dalla casa al canale, passando per la fossa settica, per posare i tubi di scarico.

Nel complesso abbiamo quindi scavato per circa 200 metri, un lavoro vi assicuro non da poco, nonostante l’ausilio della catenatrice.

Per i tubi dell’acqua abbiamo usato un classico mezzo pollice in polietilene, sufficiente a tenere la pressione di una sola utenza domestica e mediamente flessibile, abbastanza da poter fare le necessarie curve senza compromettere l’affluire dell’acqua. Il tubo in polietilene è stato poi inserito in una guaina di plastica di 5 cm circa di diametro, per proteggere il tubo dallo schiacciamento di terra e sassi e possibili rotture.

Per i tubi di scarico abbiamo invece comprato dei tubi rigidi in plastica del diametro di 10 cm per gli scarichi del bagno (notoriamente i più “ingombranti”..) e tubi più piccoli e meno rigidi, da 5 cm di diametro, per gli scarichi della cucina.

Mentre per il tubo dell’acqua siamo riusciti a utilizzare un’unica sezione da 100 metri di lunghezza, i tubi di scarico rigidi per ovvie ragioni sono venduti in pezzi da 2 metri l’uno, da unire e fissare con l’utilizzo di mastici appositi.

Il solco per il tubo dell’acqua è partito da ben sopra la casa (visto che siamo l’ultimo edificio di un paese costruito in discesa, tutta l’acqua ci arriva “a caduta”, dandoci perlomeno un bell’aiuto a livello di pressione), girando attorno alla casa del nostro vicino fino ad arrivare a tagliare la piccola carraia sterrata e finendo contro i nostri muri percorrendo il giardino, per unirsi alle tubazioni interne entrando nel muro di pietra. Difficile da visualizzare per chi non ha mai visto il luogo, ma chi c’è stato può farsi un’idea del percorso tortuoso che siamo stati costretti a fare per l’impossibilità di passare lungo la strada (che è di proprietà comunale).

Per i tubi di scarico, invece, abbiamo fatto il percorso inverso, uscendo dalla casa dallo stesso buco nel muro utilizzato per i tubi dell’acqua e finendo dopo pochi metri nella fossa settica. Da qui, il tubo prosegue in discesa lungo il nostro terreno, andando ad unirsi a quello della cucina posizionato più sotto e finendo in un piccolo canale di scolo che delimita la nostra proprietà.

Spendo due parole anche sulla fossa settica, che abbiamo deciso di comprare dopo esserci resi conto dell’assenza di fognature adeguate nelle vicinanze. Basti sapere che la concezione stessa di fognatura è qualcosa di decisamente alieno per gli abitanti del nostro appennino, che sono soliti gestire i propri scarichi in modo “casereccio”, facendoli finire un po’ dove capita. Noi, per ragioni etiche e ambientali, abbiamo preferito non allinearci alla cattiva abitudine, decidendo piuttosto di interrare questo cubo di plastica che permette agli scarichi “solidi” di accumularsi per poi essere svuotato periodicamente. Abbiamo speso qualcosa in più ma l’abbiamo fatto volentieri sapendo che contribuivamo a tenere più pulite le nostre colline.

Ah, la parte più divertente è stata senza dubbio quella in cui abbiamo dovuto trasportare la fossa settica (che già era stata infilata miracolosamente nella Multipla, non chiedete come) giù per la discesa fino al punto di interramento. A causa delle dimensioni e della forma (non è che ci fossero delle maniglie..) non è stato semplice, ma anche questa è stata un’esperienza..

Alla fine, dopo un paio di centinaia di metri di scavi e un bel po’ di soldi per tubi, macchinari e fossa, abbiamo almeno un impianto fatto come si deve (grazie anche alla supervisione di un idraulico professionista che ci ha seguito e consigliato).

E la soddisfazione di vedere la prima acqua corrente “vera” uscire dal tubo è stata impagabile.

Sì lo so, strani piaceri abbiamo noi..

Per la parte interna dei lavori idraulici rimando al futuro post sui lavori del bagno, dove tutto, dalla costruzione del muro in cartongesso alla posa dei sanitari, passando per piastrelle, tubi e pavimenti, sarà raccontato con dovizia di particolari.

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Visto che si parla di scavi, inserisco anche qualche immagine di un altro lavoro molto importante, che non riguarda gli impianti idraulici ma che ha sempre a che fare con la terra. Anzi, con una montagna di terra..

A causa della particolare costruzione della casa, che poggia su una discesa e ha la parete di fondo del piano terra interrata, ci siamo da sempre posti il problema di evitare che l’umidità della terra e le piogge rendessero quella stanza invivibile. Toccando la parete era infatti normale sentirla molto umida, quando non proprio bagnata nei periodi piovosi.

Abbiamo quindi deciso di risolvere il problema subito per evitare di ritrovarcelo nella sua drammaticità una volta ultimata la casa. Dopo aver chiesto qualche parere esperto, abbiamo pensato di procedere scavando davanti a casa per “scoprire” il muro interrato fino alla base, così da poterlo ricoprire con una guaina bituminosa che lo impermeabilizzasse a dovere.

Anche questo è stato un lavoro molto lungo, che ci ha impegnato per oltre un mese la scorsa estate. Abbiamo infatti dovuto chiamare una piccola ruspa per lo scavo, che con quel volume di terra non era possibile eseguire a mano, eseguire tutti i lavori necessari e infine ricoprire tutto di terra (questa volta con la cara vecchia pala, per risparmiare).

Il muro è stato in pratica coperto da tre strati:

1. intonaco grezzo in malta, come quello utilizzato per l’interno della casa;

2. guaina bituminosa;

3. guaina di plastica  per proteggere lo strato di bitume.

Il secondo strato in realtà non è proprio una guaina: abbiamo inizialmente provato a farlo con la stessa guaina utilizzata sui tetti, ma ci siamo resi conto ben presto che per quanto fosse comodo stenderla su una superficie orizzontale, non lo era altrettanto su una verticale. Il peso e la difficoltà di fissaggio rischiavano di farla spostare una volta ricoperta con la terra, andando a vanificare il lavoro. Abbiamo quindi optato per un bitume liquido, da stendere con il rullo, che una volta solidificato fa la stessa funzione della guaina ma senza il rischio che si stacchi dalla parete.

Abbiamo inoltre provveduto a creare un piccolo impianto di scolo, per permettere di defluire all’acqua che inevitabilmente filtrerà nella terra dell’ingresso (a prescindere dalla copertura): dopo aver fatto una colata sul fondo dello scavo, leggermente inclinata verso un lato della casa, vi abbiamo posto un tubo microforato e ricoperto di un tessuto speciale filtrante, così che possa raccogliere l’acqua senza riempirsi di terra. Abbiamo poi ricoperto il tutto con diversi strati di pianelle di recupero, così da facilitare lo scorrimento dell’acqua e il convogliamento nel tubo. Abbiamo infine riempito il buco di terra grazie a ore di mani e muscoli doloranti, fino a portare il livello a circa 10 cm dalla soglia di casa (così da ottenere un piccolo gradino e avere meno rischio di far entrare acqua o neve).

Il risultato è stato secondo noi molto buono: in questi giorni di temporali e piogge il muro interno è ben asciutto, e anche se un po’ di umidità probabilmente ci sarà sempre crediamo che la stanza, ben scaldata e deumidificata, sarà ottimamente vivibile.

Visto che dovevamo fare questo lavoro di scavo, abbiamo colto l’occasione per costruire un muro (quasi) a secco che trattenesse la terra dal franare ai lati verso il giardino, dando così allo spiazzo d’ingresso un aspetto più ordinato e soprattutto più funzionale nell’ottica di utilizzarlo come zona relax.

Anche del muretto, costruito dopo lo scavo e in parallelo al riempimento dello stesso, siamo contenti: grazie alle molte pietre che avevamo recuperato dagli scavi in stalla (a long long time ago..) siamo riusciti a costruirlo ben solido e diritto, senza dover utilizzare pietre di recupero dalle forme improbabili. Visto poi il peso relativamente ridotto che deve trattenere crediamo possa durare e fare bella figura molto a lungo.

5 Risposte

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  1. tua sorella said, on 5 novembre 2012 at 17:30

    cazzo sti lavori mi hanno fatto perdere i capelli!!!visto le ultime due foto!?

  2. Jacopo said, on 6 novembre 2012 at 22:35

    Essere riuscito a farti commentare è il più grande successo del mio blog. 🙂

  3. Luca said, on 9 novembre 2012 at 16:32

    Lollo non sei piu quello di una volta…

  4. Sognando un bagno « Thin(k) Freedom said, on 20 febbraio 2013 at 12:12

    […] Per fare il lavoro ci siamo appoggiati ad un idraulico professionista, così da evitare cazzate. I tubi dell’acqua e quelli di scarico sono stati posati all’interno della prima colata, così da avere il massimo spessore disponibile e dare la giusta inclinazione ai tubi (in caso contrario non potrebbe refluire la.. “roba”). Per fortuna, non potendo nascondere nulla nei muri neanche volendo, il lavoro è stato relativamente veloce: dopo averli fatti passare sul pavimento, tutti gli scarichi e i tubi sono stati fatti scendere dall’angolo del bagno fino al piano di sotto, da dove escono grazie ad un buco nel muro per andare i primi nella fossa settica e i secondi ad attaccarsi alle tubature dell’acqua (come raccontato qui). […]

  5. […] efficace la successiva impermeabilizzazione, che abbiamo eseguito con la stessa modalità degli scavi davanti all’ingresso superiore, cioè stendendo una speciale malta bituminosa come se fosse un secondo strato di intonaco, per poi […]


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