Thin(k) Freedom

Post-Primarie

Posted in Dategli brioches by Ronin on 4 dicembre 2012

rottama-stocazzo

Guardando il mio blog, uno penserebbe che ho serenamente ignorato le primarie del centrosinistra.

Niente di più lontano dal vero. Semplicemente, meno tempo, sempre meno, da dedicare alle analisi politiche ed economiche che tanto mi piacciono. Ormai sono alla scelta fra il leggere e lo scrivere, per fare entrambi dovrei abbandonare la mia vita sociale (già duramente provata).

In realtà, raramente mi sono appassionato così ad una tornata elettorale, seppur solo “partitica”. Ho studiato i programmi, ascoltato i dibattiti, letto gli articoli dei quotidiani, discusso con gli amici e sui social network. Mi ci sono immerso, in un modo spontaneo e meno “accademico” del mio solito: ho analizzato meno e partecipato di più.

Risparmio l’intimismo perché preferisco parlare di politica. E anche perché il bravissimo Enrico Sola (alias @Suzukimaruki) ha già scritto un post molto bello in cui esprime all’incirca quello che ho provato io in queste settimane. Vivamente consigliato, perché scritto da qualcuno che ama profondamente la politica, senza secondi fini.

Vorrei fare qualche considerazione sparsa, più che altro a livello di sensazioni e previsioni per il futuro. Alcune cose magari sono già state dette, visto che in questi giorni le analisi si sprecano, ma pazienza. Spero che ci sia dietro un senso compiuto.

1. Una delle cose che voglio dire è concettualmente è “pre-voto”, quindi ha poco senso tirarla fuori ora. Ma voglio togliermi il cosiddetto sassolino.

Si tratta del discorso del target elettorale.

Qui in Italia siamo gli unici che ritengono vergognoso andare a cercare i voti degli altri partiti, invece che considerarlo uno step necessario per vincere le elezioni.

Basterebbe riflettere sul fatto che se nessuno cambiasse mai idea su che partito votare, semplicemente non si terrebbero le elezioni, perché i voti resterebbero sempre lì dove sono. Questo, oltre ad essere un nonsense logico, è falso anche empiricamente. Oltretutto in un paese come l’Italia dove i governi durano in media un paio d’anni, e dove i partiti nascono e muoiono come mosche. Per la miseria, il PdL era il primo partito d’Italia pochi anni fa, governava con una maggioranza di una stabilità mai vista, e ora nei sondaggi veleggia sul 15-20%! Nel ’92 il partito che aveva governato per quasi mezzo secolo ininterrottamente si è POLVERIZZATO!
Siamo il paese con la più grossa mobilità elettorale d’Europa e il centrosinistra discute sulla moralità di cercare di convincere gli elettori di centro e centrodestra.

Quello che Matteo Renzi proponeva era di scardinare quel sistema malato che non saprei come altro definire se non “proporzionalismo cronico”, che funziona come segue: ogni partito ha il suo target elettorale standard (PD insegnanti-impiegati-tax-lover in genere, SEL studenti rimastoni-referendari, PdL liberi professionisti e imprenditori, UDC cattolici-buonisti, ecc). Si rivolge solo a quell’elettorato, cercando di conquistarne i voti parlando ai loro interessi particolari e, detto ancor più brutalmente, promettendo “pacchetti” di spesa pubblica a seconda del target. Una volta sigillati i voti necessari, si cercano le alleanze ex-post con le forze politiche più o meno adiacenti (quelle forze politiche, attenzione, che gli elettori-target non avrebbero MAI votato, ma con cui accettano pacatamente di allearsi, perchè così comunque si rimane due cose distinte, non ci si contamina). Dopo le elezioni, questo porta in genere a governi instabili e cerchiobottisti, senza un programma chiaro e schiavi dei veti delle singole parti.

In sostanza, questo è quello che è successo per quasi tutta la storia repubblicana, ed è in particolare la storia della sinistra. Personalmente trovo questo sistema piuttosto fallimentare, e credo che la storia parli per sé.

Renzi ha fatto una proposta diversa, poco familiare (e terribilmente pericolosa) per la nostra politica. Parlo della c.d. “vocazione maggioritaria”, spesso invocata ma generalmente poco compresa. Il principio di base è appunto quello di cui parlavo all’inizio, cioè cercare di convincere le persone della bontà di un programma e di una leadership che vanno oltre al proprio target di riferimento.In questo caso, l’obiettivo è far convergere i diversi target su una proposta univoca, e non farli votare 4 diversi partiti identitari che poi si alleano fra di loro. La differenza è enorme, perché nel primo caso si ottiene un mandato popolare su un programma univoco e con un leader e una squadra che ci mettono la faccia, mentre nell’altro caso è tutto più opaco, i programmi sono diversi (e spesso in contrasto), le personalità pure, gli accordi traballanti. Nel primo caso c’è “accountability” (parola curiosamente assente nel vocabolario italiano), cioè quell’assunzione di responsabilità che mette i politici di fronte alla realtà, allo spread fra le proprie proposte e i fatti.

Un partito di questo tipo funziona in un sistema alla” winner takes all”, dove una forza politica ha la possibilità di governare e portare avanti un programma senza i ricatti dei partiti che prendono il 5%. Di solito è quindi necessario un sistema maggioritario puro, ma può bastare anche un premio di maggioranza che dia il 50+1 dei seggi a chi prende il 35-40% dei voti.

L’obiettivo di Renzi, che si ispira esplicitamente alla politica anglosassone, era appunto quello di riuscire a far convergere su un programma ragionevole elettori di diversa estrazione, dall’elettore deluso dal centrodestra, al cattolico moderato, ai grillini non-talebani. Che non allontanasse il “diverso da noi” con un misto di ostilità e imbarazzo, ma anzi si felicitasse di aver convinto della bontà delle proprie idee qualcuno di estraneo al bacino classico di ex elettori PCI-PdS-DS.

E ripeto, non c’è niente di male in questo, è anzi la mossa politicamente più lungimirante che un politico può fare, in generale e a maggior ragione in un momento politicamente caotico come l’attuale, dove ci sono milioni e milioni di voti pronti a spostarsi da una parte all’altra.

Ma prendo atto che, seppur con una comunicatività ai massimi livelli e un’esposizione mediatica eccezionale, Renzi non è riuscito a far passare adeguatamente questo concetto. Agli occhi del 60% degli elettori del centrosinistra è rimasto il berluschino che vuole distruggere il PD, anche se basta una letta al suo programma per rendersi conto che è un ragionevolissimo, pragmatico e moderno programma di un partito riformista-progressista.

In tutto questo credo che l’attitudine alla conservazione, l’età media avanzata degli elettori, il pressing degli apparati di partito, un sistema di regole che scoraggia la partecipazione dei non militanti invece che stimolarla (caso unico al mondo credo), la surreale paura nei confronti di chi è un bravo comunicatore (!!) abbiano fatto molto, se non tutto. Anche se, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, 4 persone su 10 l’hanno comunque pensata diversamente, e quindi forse non tutto è perduto.

2. Sul secondo aspetto, “post-voto”, siamo invece nell’attualità.

Tutti i sondaggi, di ogni colore, ormai da mesi sancivano un’evidenza, cioè che un centrosinistra guidato da Renzi aveva un bacino elettorale potenziale maggiore di uno guidato da Bersani. E non vedo come gli stessi bersaniani potrebbero contraddirlo: loro stessi affermano che Renzi andava a prendere i voti di UDC, PdL e M5S, quindi non riesco a immaginare come Bersani, che invece “questi” non li vuole, possa avere un potenziale maggiore.

Questo aspetto ha creato una situazione apparentemente paradossale ma in realtà piuttosto comune, cioè il fatto che un certo candidato ha meno probabilità di vincere le primarie del suo partito che di vincere le elezioni.

Una cosa simile è successa a Romney, che durante le primarie doveva barcamenarsi fra due esigenze opposte: da un lato, conquistare le ali estreme del partito (Tea Party), senza le quali non avrebbe potuto vincere, ma dall’altro non esagerare con proposte estreme per non apparire invotabile alle elezioni vere per tutti i conservatori moderati-obamiani delusi. E visto che i cinici americani queste cose le studiano bene, Romney ha gestito la cosa tatticamente, prendendo dei vice molto di destra e calcando un po’ la mano durante le primarie, per poi moderarsi molto nella campagna elettorale con Obama.

Pur nella diversità di contesto, Renzi si è trovato in una situazione simile: facendo proposte lontane dal massimalismo di sinistra, rivolte anche al mondo dell’impresa, alle esigenze di abbassamento della pressione fiscale e ai temi della rottamazione, ha conquistato un bel po’ di non fedelissimi della sinistra classica. Ma facendo così ovviamente si è attirato le critiche di non essere abbastanza di sinistra dai militanti, le accuse di personalismo, le simpatie destrorse, ecc.
Ma d’altronde, se Renzi si fosse posto come evoluzione “morbida” invece che come rottura, limando le posizioni, riducendo il protagonismo e proponendosi come “naturale conseguenza” di Bersani, non avrebbe ottenuto nulla. Anzi, avrebbe ottenuto una cosa: il risultato della Puppato. Renzi ha invece puntato a intercettare un’esigenza di cambiamento di un centrosinistra che è molto più variegato e mobile di quanto piace pensare all’establishment baronale del PD.

In tutto questo, non posso esimermi da fare la Cassandra di turno. Alla fine, con ogni probabilità questo marzo il centrosinistra vincerà le elezioni. A meno che non ci siano cappellate colossali, lo sfascio del centrodestra rende difficile immaginare altro. Grillo avrà un suo peso, ma ancora non ben definito: i sondaggi lo danno al 15%, pochi mesi fa superava il 20. L’impressione ormai confermata è che il M5S acquisti consensi solo nel momento in cui gli altri partiti perdono credibilità (si veda il periodo delle amministrative e l’esempio di Parma), ma che un PD forte lo possa ridimensionare sensibilmente. Ancora non è chiaro l’impatto dell’UDC, che con un’ipotetica lista Monti qualche possibilità di alzare i numeri ce l’ha.

Le possibilità di alleanze sono ancora diverse e confuse: PD+SEL, PD+SEL+redivivo IDV, PD+SEL+UDC, GCM (Grande Coalizione Montiana)..

L’unica cosa che mi sembra certa, è la quasi certa instabilità del governo futuro. Una vittoria di Bersani con un buon risultato di Grillo potrebbe costringerlo ad alleanze molto instabili con IDV e/o UDC. Inutile dire i vasi di Pandora che si possono aprire con queste prospettive. Già ora vorrei vedere il momento in cui Vendola e Casini discuteranno di nozze gay..

Non è improbabile pensare ad un governo che duri solo 1-2 anni, se non altro per continuità statistica con i governi del nostro paese.

E a me non sembra un caso che il mandato di Renzi a Firenze finisca proprio nel 2014 e che nell’ottobre 2013 ci sia il Congresso del PD.

Se volessi leggere una strategia, direi che Renzi ha fatto il suo “botto” nelle Primarie, è diventato un personaggio pubblico a tutti gli effetti, e ora è abbastanza tranquillo nel tornarsene a Palazzo Vecchio per completare il suo iter. Giusto il tempo di vedere come girerà a Palzzo Chigi, che strana maggioranza si presenterà al governo e quali reali possibilità avrà di governare. Così da presentarsi se ce ne sarà l’occasione con il più classico del “io ve l’avevo detto”, avendo dalla sua un’età talmente ridicola, che anche se dovesse finire l’intera prossima legislatura, lui si ripresenterebbe agli elettori con 42 anni sul groppone, cioè una ventina in meno di tutti gli altri.

So che sembra cinico, ma sono le cose che penserei io se fossi al suo posto. Al netto dei moralismi, è evidente che ognuno abbia la sua strategia (ce l’ha Bersani, ce ‘ha Vendola, ce l’ha Grillo), e quella di Renzi mi sembra pragmatica e ben tracciata. Secondo me ce ne sono ancora di cartucce al suo fucile.

p.s. E comunque, in tutto questo, ditemi se avete mai visto un politico affrontare la sconfitta in questo modo: http://www.ilpost.it/2012/12/02/il-discorso-di-renzi-dopo-la-sconfitta-al-ballottaggio-delle-primarie/

Chapeau.

p.p.s. Come detto, ho evitato di sbrodolarmi in superflue considerazioni sull’unità del centrosinistra, il rispetto degli avversari, la grande partecipazione democratica, ecc. Se n’è parlato tanto, e il valore delle primarie in sé lo si è dimostrato con un PD che veleggia sul 35% dei consensi, quando pochi mesi fa era al 25. Non credo ci sia bisogno di dire altro. Ma evito anche di saltare sul carro del vincitore in nome di una malintesa unità: non ho votato Bersani perché ritenevo Renzi un miglior candidato premier. Bersani è comunque una persona che rispetto, e per questo valuterò cosa fare alle elezioni. Ma questo non vuol dire che dia per scontato il mio voto al PD: questo non lo dovrebbe mai fare nessuno, perché un partito il mio voto se lo deve guadagnare, non me lo deve estorcere ventilando un terrore berlusconiano-grillino-montiano alle porte.

Convincetemi di saper far tirare avanti questo paese meglio degli altri, e avrete il mio voto. Altrimenti, ciccia.

primarie-pd-renzi-vendola-bersani1

(Nonostante tutto, questa foto è proprio bella).

2 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. chepa13 said, on 4 dicembre 2012 at 00:19

    Sai, io avrei votato Renzi tutta la vita, E ci tengo a ribadire che non ho mai e dico mai votato a sinistra in vita mia. Come non ho mai votato Berlusconi. Bene, una volta che potevo sperare in un cambiamento lo hanno fatto andare al macero. Bene, io voto Grillo alle prossime elezioni. Piuttosto che dare il voto a quello che conosco già e funziona bene come un motore diesel in cui abbiamo messo benzina, preferisco provare il nuovo. Mi duole solo che quelli del M5S non abbiano la minima esperienza, ma è l’unico modo per far capire a sti TRINARICIUTI RADICATI SUGLI SCRANNI che l’occasione l’hanno persa alla grandiosa. L’Italia ce la meritiamo così si vede, massa di pecoroni. (scusa lo sfogo, ma non posso essere indifferente davanti ad una cazzo (e dico cazzo un’altra volta), possibilità di smuovere l’immobilismo politico. Che schifooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo! M.

  2. Luca Fornasari said, on 5 dicembre 2012 at 19:31

    Il discorso di Renzi è meraviglioso… Comunque, se ci fosse il doppio turno anche alle politiche, secondo me si ripeterebbe tal quale la storia di Parma e vincerebbe M5S. Ma non c’è il doppio turno, quindi penso proprio che la tua profezia possa avverarsi…


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: