Thin(k) Freedom

Winter Is Coming

Posted in Cose di Ca' Ska by Ronin on 10 settembre 2013

Penso che le quantità di freddo imbarcato a lavorare alla casa d’inverno non ce le scorderemo facilmente.

Nonostante l’intensità dell’impegno sia sempre diminuita sensibilmente fra dicembre e marzo, non abbiamo mai voluto interrompere del tutto i lavori vista l’impellenza di rendere la casa abitabile: non era quindi raro trovarci a montare pavimenti o a costruire soppalchi con i 3-4 gradi celsius di gennaio-febbraio. E parlo di 3-4 gradi dentro casa, non fuori..

L’anno scorso abbiamo giurato che non avremmo più passato weekend lavorando al gelo, e che almeno le due stanze principali dovevano essere riscaldate.

Va specificato che il nostro rudere non ha mai avuto veri e propri impianti di riscaldamento (neanche aveva il bagno..), perché gli inquilini si scaldavano con la legna. Considerato che il piano di sotto fungeva da stalla, a loro bastava riscaldare il “salotto” del piano di sopra con il grosso camino che fungeva anche da cucina. Non abbiamo trovato segni di cappe o fori per la stufa nella camera da letto, quindi non ci resta che supporre che la tenessero fredda. Gente temprata, mica come noi fighetti di città.

Bisogna ammettere che sul riscaldamento non ci siamo spaccati la testa come per altre cose: abbiamo ritenuto che per l’uso che ne avremmo fatto, maggiormente spostato sul periodo estivo, sarebbe stato sufficiente avere stufe e camino a legna. Un impianto a gas sarebbe stato troppo oneroso (oltre che molto poco rustico!) e anche quei nuovi sistemi di grandi stufe a pellet che portano aria calda nelle stanze tramite condotte, sebbene molto efficienti non valgono l’investimento se si usa la casa nei weekend e d’estate. Insomma, investire in un vero e proprio impianto di riscaldamento avrebbe avuto senso per noi se in quella casa ci si avessimo vissuto tutto l’anno. O se non fossimo stati così senza soldi, ma questo è un altro discorso.

Ci siamo quindi limitati a lavorare su due grosse fonti di calore: per il salotto del piano alto abbiamo scelto di mettere un caminetto a inserto, di quelli chiusi con un vetro che grazie a una ventola diffondono aria calda nell’ambiente. Marchio Nordica, circa 800€. Grazie a questo sistema la stanza riesce a riscaldarsi in un modo che un camino “aperto” non potrebbe mai fare. È vero che anche questa soluzione non è il massimo del restauro storico, ma è un compromesso che dovevamo fare per avere una temperatura accettabile.

Per la sala da pranzo al piano di sotto, molto umida a causa della parete interrata, abbiamo invece trovato a buon prezzo una vecchia stufa in ghisa piuttosto potente, in grado di riscaldare a dovere, sulla carta, fino a 40 metri quadri (e la nostra stanza è di 24).

Rimarrebbero così fuori la cucina e la camera da letto, che abbiamo un po’ colpevolmente lasciato indietro: nella prima abbiamo pensato di mettere una vecchia stufa economica (di quelle che si utilizzavano fino a pochi decenni fa per cucinare) recuperata dai nonni. In camera basterebbe forse una stufetta elettrica, ma volendo abbiamo già una piccola stufa da posizionarci (sì, abbiamo molti benefattori che ci vogliono bene..). Il problema è che per la cucina e la camera dovremmo far uscire i tubi dal tetto, con un discreto lavoro per bucare pavimenti e soffitto (mentre nelle altre due stanze siamo riusciti a sfruttare la canna fumaria esistente). Insomma, attualmente non abbiamo una gran voglia, e contiamo che forse riusciremo a cavarcela anche senza queste due fonti di calore: basterebbe ad esempio dormire sui letti del soppalco in sala in inverno, così da sfruttare il calore del camino sottostante, e usare la camera solo d’estate. Per ora ci siamo quindi occupati solo del riscaldamento delle due stanze grandi.

Il vecchio camino aveva una struttura poco funzionale per quello che volevamo fare noi: era molto alto e poco profondo, con lo spazio per poter cucinare comodamente sulle braci del fuoco. Oltre ad essere molto rovinato il problema era che l’inserto ci sarebbe finito dentro senza “fittare” l’involucro (linguaggio da business, sorry), in modo molto posticcio. Abbiamo quindi deciso di smontarlo per costruirlo come piaceva a noi e fare in modo che l’inserto fosse un tutt’uno con la struttura esterna.

La grande comodità è stata invece poter sfruttare la canna fumaria in mattoni per far passare i tubi dell’inserto. La canna fumaria fra l’altro era talmente ampia che abbiamo potuto farci passare anche i tubi provenienti dalla stufa del piano di sotto, così da non doverci inventare altre strade per arrivare al tetto. Per motivi di tiraggio le canne fumarie del camino e della stufa sono diverse, ma almeno siamo riusciti a sfruttare lo stesso “incasso” per contenerle, riducendo notevolmente il lavoro e l’impatto estetico. Abbiamo quindi smontato quel (poco) che restava del vecchio camino lasciando intatta la parte della cappa sopra al soppalco (in quanto solida e funzionale al nostro progetto), per poi fare un buco per raggiungere il piano di sotto e far passare i tubi della stufa.

Per il nuovo camino abbiamo deciso di creare una base di pietra su cui poggiare l’inserto, per poi racchiuderlo ai lati con due muretti in mattoni intonacati e appoggiarvi sopra un cordolo in legno a copertura del bordo superiore. Dal cordolo si sarebbero poi nascosti tubi dell’inserto con una copertura in cartongesso fino al livello del soppalco, da dove sarebbe continuata la canna fumaria in mattoni.

Per la base abbiamo scandagliato quanto di meglio offriva il nostro terreno in tema di pietre grandi e squadrate. In questa quest siamo stati aiutati anche dalle riserve apparentemente inesauribili provenienti dalla frana. Recuperati eroicamente un buon numero di sassi, abbiamo prima costruito un “cuore” centrale in mattoni forati, per ridurre il peso che la base avrebbe creato sui travi (considerato che anche l’inserto non è propriamente leggero). Abbiamo poi posato e cementato le pietre intorno a questo cubotto in mattoni, allargando la base fino a renderla adeguata a sostenere l’inserto e ad avere un po’ di bordi di appoggio (da considerare che una parte entra dentro il muro perimetrale della casa, quindi non scarica tutto il peso sul pavimento). Come altezza siamo stati a circa 50-60 cm dal pavimento (credo..).

Dopo aver posizionato l’inserto sopra alla base, facendoci uscire due o tre ernie a testa, abbiamo costruito i muretti di mattoni, facilitati dal fatto di avere già un riferimento per andare diritti. I due muri sono stati poi intonacati con la malta color panna/beige utilizzata per le stuccature, per omogeneità.

Il cordolo è stato più sfidante, perché era necessario trovare un paio di travetti di rovere ben tenuti, non storti, da tagliare e montare a forma di “U”. Temo di non avere foto di questo momento di alta falegnameria, comunque in sostanza abbiamo scelto il travetto migliore, da utilizzare sul fronte del camino, e abbiamo tagliato dalle estremità un triangolo a 45°. Lo stesso abbiamo fatto con altri due pezzi più corti di travetto, da utilizzare per i lati. A questo punto abbiamo fatto combaciare i due pezzi laterali con quello frontale, unendo i tagli a 45°. Li abbiamo fissati con delle grosse viti, spinte fin dentro il legno per circa una centimetro così da coprire il buco e la testa della vite con un tondino di legno e nascondere la lavorazione.

I tubi sono stati acquistati insieme all’inserto, diametro 16 per il camino e 10 (o 12?) per la stufa. Abbiamo anche comprato un pezzo snodabile per far passare il tubo della stufa dal pertugio creato ad hoc. Per ragioni di sicurezza, i tubi di alluminio vanno ricoperti con uno strato di “lana di roccia”, un materiale ad alto isolamento, a sua volta ricoperto da un foglio di carta alluminata. Questo materiale evita che il calore dei tubi, diffuso dal fumo passante, possa scaldare troppo il legno, ad esempio quando si passa vicino ai travetti del pavimento. È una precauzione quasi eccessiva (in diverse case di montagna ho visto i tubi lasciati scoperti, visto che comunque non sono a contatto diretto con nulla) ma con tutto il legno che abbiamo in quella stanza non abbiamo voluto rischiare.

La lana di roccia viene venduta in rotoli, che vanno avvolti intorno ai tubi e fissati con uno scotch alluminato. Per informazione, esistono anche dei tubi già predisposti: sono formati da due tubi uno dentro l’altro, con un’intercapedine di 4-5 centimetri nella quale è inserita la lana di roccia. Ma oltre ad essere ingombranti nel caso in cui si abbia uno spazio ridotto in cui farli passare (come nel nostro caso), costano come il PIL di un piccolo stato africano, quindi abbiamo preferito il sistema del popolo.

I tubi si montano a incastro, in modo abbastanza intuitivo, infilandoli singolarmente nella canna fumaria e collegandoli solo una volta dentro (non sto a spiegare perché non si possono montare prima, perché ci potete arrivare). C’è solo da stare attenti perché vanno incastrati in un verso preciso, in base alla direzione in cui tira il camino. È segnato sul tubo, ma non è detto che vi si faccia caso.

Abbiamo montato prima il tubo della stufa, facendolo passare al piano di sotto con una tecnica sopraffina: visto che il buco era troppo stretto, e ci era impossibile allargarlo, si rischiava di strappare via la copertura di lana di roccia dal tubo a causa dello sfregamento con le pietre. Abbiamo quindi infilato prima un telo di plastica nel foro, così da far scivolare il tubo senza traumi. Il fatto che poi il telo non sia più venuto via consideriamolo secondario, con un cutter si taglia la parte in eccesso ed è tutto risolto!

Il tubo del camino è stato più semplice, non avendo pezzi mobili o passaggi strani e sviluppandosi in perfetta verticale sopra all’inserto.

L’ultimo lavoro è stato costruire la struttura in cartongesso che copra le canne fumarie. Abbiamo preso quattro barre angolari in metallo e le abbiamo fissate ai quattro angoli del cordolo in legno e al soffitto. Su queste abbiamo poi avvitato dei pannelli di cartongesso tagliati su misura.

Nelle foto più sotto si vede il pezzo frontale solo appoggiato, perché prima di chiudere tutto (e intonacare) volevamo testare adeguatamente il camino e la stufa. Per il primo si è già provveduto e il funzionamento è eccellente: tiraggio ottimo, velocissimo ad accendersi (in base ad una leva che regola l’ossigeno che entra all’interno) e ventola di buona potenza. Per la ventola bisogna montare a fianco della struttura un interruttore (fornito con il camino) e collegarlo ai fili della corrente. Ha 3 opzioni, “O, I, II”. Con zero la ventola non parte, mentre con I e II la ventola parte solo quando all’interno del camino viene raggiunta una determinata temperatura (e l’I e il II indicano come intuibile la potenza con cui viene buttata fuori l’aria calda).

Consiglio di non trovarsi ad agosto a dover testare il camino, toglie un po’ di gusto alla cosa..

Per testare la stufa dobbiamo invece aspettare di aver finito il pavimento del piano di sotto per poterla posizionare e collegare al tubo. Una volta verificato il suo buon funzionamento, chiuderemo definitivamente il cartongesso, montando tuttavia una botola d’ispezione (acquistabile in qualunque negozio di edilizia) così da poter accedere ai tubi in caso di necessità (pulizia, manutenzione, ecc.).

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Dalle foto può essere che i più attenti abbiano notato delle incongruenze, tipo muretti che prima c’erano e poi scompaiono e pezzi costruiti in modo diverso fra una foto e l’altra.

Il motivo è che abbiamo costruito il camino in due fasi, dovendo smontarne una parte fra i due momenti.

La ragione di tale perdita di tempo è stata una nostra superficialità: una lettura frettolosa ok, inesistente, delle istruzioni di montaggio ci ha portato a sottovalutare il problema del calore nella costruzione della struttura esterna del camino. Senza troppi pensieri, avevamo appoggiato il cordolo di legno direttamente sull’inserto, per poi finire di costruire la cappa fino al soffitto. Inoltre, inizialmente avevamo coperto di lana di roccia l’interno del cartongesso, non i tubi.

Ci siamo poi resi conto che forse andava prestata maggiore attenzione all’isolamento dei materiali (soprattutto il legno). E infatti le istruzioni consigliavano imponevano di tenere almeno 4-5 cm di distanza dall’inserto a eventuali parti esterne in legno. Fortunatamente non avevamo ancora montato tutti i tubi, quindi abbiamo solamente dovuto smontare il cartongesso e il cordolo, per alzare di qualche centimetro i muretti e posizionare il legno a distanza di sicurezza. Lo spazio vuoto fra l’inserto e il cordolo lo abbiamo chiuso con un’apposita grata metallica. La foto qui sotto mostra i muretti alzati del necessario.

Sotto le foto delle due “versioni” del camino: non è facilissimo da vedere, ma nella seconda foto il cordolo è più sollevato, l’inserto è più spostato all’interno e il cartongesso è costruito diversamente.

Nonostante l’apparente banalità di questo contrattempo, il fatto di essere alle porte dell’inverno ha bloccato il lavoro fino a primavera inoltrata: per montare i tubi della canna fumaria è infatti necessario salire sul tetto, e non è consigliato farlo con pioggia e umidità.. Per altri motivi (ampiamente trattati in questo blog), non è nemmeno consigliabile lavorare con il cemento in pieno inverno, e quindi non si poteva nemmeno alzare i muretti. La durata del lavoro si è così dilatata a quasi un anno (ovviamente occupandoci di altro nel mezzo).

Il risultato ci sembra riuscito, anche se posso dire che la soddisfazione è stata sensibilmente annacquata dalla frustrazione derivante dalle idee poco chiare che avevamo su alcuni aspetti del montaggio e dalla lungaggine di tutto il lavoro. Questo, più di altri, è stato un caso in cui avremmo fatto bene ad appoggiarci da subito a un esperto esterno invece di provare a fare tutto da soli, perdendo mesi preziosi e lavorando il doppio del necessario.

Ma si impara anche dagli errori, e intanto siamo pronti all’inverno.

Camino acceso

6 Risposte

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  1. Luca said, on 11 settembre 2013 at 11:24

    … questo punto abbiamo fatto combaciare i due pezzi laterali con quello frontale, unendo i tagli a 45°. Li abbiamo fissati con delle grosse viti, spinte fin dentro il legno per circa una centimetro così da coprire il buco e la testa della vite con un tondino di legno e nascondere la lavorazione…

    GROSSO ERRORE!!!

    lo abbiamo unito non con delle viti ma con dei CAVICCHI !!

  2. Jacopo said, on 11 settembre 2013 at 17:57

    Ci avevo pensato, ma mi sembrava più probabile che avessimo fatto il lavoro più gramo per poi nascondere il misfatto con un finto cavicchio.. 😛

  3. Marco said, on 5 febbraio 2014 at 17:32

    Scusate, con la canna fumaria da 16 com’è il tiraggio dell’inserto? Dà problemi di funzionamento? La canna è da 16 fino al colmo del tetto o il diametro cambia?

    Grazie!

  4. Jacopo said, on 5 febbraio 2014 at 17:48

    Finora abbiamo acceso il camino 5-6 volte e non ha mai dato problemi, il tiraggio sembra molto buono. Credo che la ventilazione forzata aiuti!
    La canna fumaria ha un diametro di 16 per tutta la sua lunghezza.

  5. ANGELO said, on 10 giugno 2015 at 17:05

    CIAO SECONDO VOI E’ NECESSARIO INTUBARE L INSERTO FINO AL COMIGNOLO O E’ SUFFICIENTE QUALCHE METRO?

  6. Jacopo said, on 13 giugno 2015 at 00:04

    Ciao, non saprei dirti se è necessario, sicuramente è consigliato, in prima battuta per non rischiare di avere un ritorno dei fumi, ma anche per non sporcare la cappa..


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