Thin(k) Freedom

Ma Grillo sogna cittadini elettrici?

Posted in Dategli brioches by Ronin on 20 febbraio 2014

grillo-renzi

Stasera mi sono forzato a vedere lo streaming, anche se me ne fregava poco perché era chiaro cosa avrei visto.
Renzi, pur con tutti i punti di malus meritati con questa crisi raffazzonata, ha dimostrato di avere la stoffa del premier, per il semplice fatto di essere riuscito a non spaccare una sedia sui denti di un Grillo sempre più strafatto ed eversivo. Non ho ancora deciso se stimare l’aplomb, che lo ha raffigurato più maturo di uno che ha quasi il doppio dei suoi anni, o se biasimarne la mancanza di risolutezza, che al 5° minuto di conversazione avrebbe dovuto convincerlo a cacciare fuori un interlocutore che disconosce le regole della democrazia e dell’educazione.

Ma questa consultazione (se così si può chiamare) ha il pregio di aver chiarito, se ancora ce ne fosse bisogno, la vacuità dello streaming, e della rete in senso ampio, intesi come mezzi salvifici del mondo. Chi mi conosce sa che sono un nerd entusiasta, amante della tecnologia e dell’innovazione, quindi lungi da me auspicare un ritorno a età dell’oro senza internet e computer (cosa che peraltro faceva Grillo una dozzina di anni fa, ma tralasciamo). Ma l’infantile attaccamento allo streaming e alla condivisione ossessiva di qualunque aspetto del reale raggiunge in questi contesti l’apice del ridicolo, perché rifiuta di accettare l’idea (ovvia) che non sempre tale strumento abbia un valore aggiunto, e che in certi contesti sia addirittura deleterio. Lo spiega bene questo articolo di Noise from Amerika, che c’entra il punto:

[…] nello streaming di oggi altro non abbiamo visto che due persone che parlavano non tanto agli interlocutori presenti, ma a quanti avrebbero assistito al confronto.

In questo modo una conversazione politica, se volete fatta anche di calcolo, di assertività e di non detto, si trasforma in uno show per collezionare milionate di clic su youtube. L’evento in sé, che sarebbe la consultazione per formare  il nuovo governo (la sostanza), passa in secondo piano rispetto alla sua rappresentazione teatrale, incarnata dallo streaming indirizzato alla gggente (la forma). Perdono di importanza i programmi, i compromessi, le strategie, che in privato sarebbero inevitabilmente uscite fuori (DEVONO uscire fuori, servono a questo le consultazioni!), perché la disintermediazione del video in diretta dà la percezione illusoria di smascherare istantaneamente l’essenza del potere, di capire al volo, senza ragionamento ma con la pancia, chi ha ragione e chi ha torto, chi sono gli onesti e i disonesti. Senza rendersi conto di aver assistito invece a niente più che uno spettacolino a uso e consumo di allocchi troppo arrabbiati per capire che il potere, quello vero e cancerogeno, si nasconde altrove e richiede ben altre armi. In questo senso, è incredibile come i fan del M5S non si rendano conto di essere coglionati quotidianamente dalla forza mediatica del loro leader (e del leaderino alla Camera, che sta imparando tutto dal maestro) anche più di quanto lo sono gli elettori degli altri partiti.

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