Thin(k) Freedom

Horror vacui

Posted in Cose di Ca' Ska by Ronin on 11 luglio 2014

Nonostante la soddisfazione per la scala, credo che chiunque concordi che non è consigliabile passeggiare per un salotto interrotto da un buco di 1×2 metri senza protezioni.. Per mettere tutto in sicurezza era necessario costruire una balaustra che proteggesse il vano scala.

Ovviamente esistono decine di balaustre già pronte nei vari Bricoman, Leroy Merlin, ecc. Potevamo rivolgerci a questi negozi? Ovviamente no, troppo facile e troppo banale. Molto meglio recuperare qualche vecchio trave, comprare alcune sbarre in ferro battuto, e lanciarsi allo sbaraglio in un progetto innovativo.

Buco scala

La scelta di usare il ferro è derivata dalla consapevolezza che in casa nostra c’è fin troppo legno, e una balaustra completamente di quel materiale avrebbe appesantito eccessivamente la panoramica del salotto. Senza contare l’attrazione che personalmente ho sempre avuto per il binomio di ferro e legno, due materiali così diversi eppure così eleganti da abbinare in una costruzione.

Poiché una vera ringhiera in ferro battuto era al di sopra del nostro budget (cercando in rete ci siamo resi conto che sono assurdamente costose), e considerato che non siamo capaci di saldare, abbiamo risolto il dilemma optando per questo strano ibrido in cui le sbarre di ferro si inseriscono direttamente dentro dei fori nelle assi di legno.

Per iniziare abbiamo recuperato dai nostri magazzini tre vecchi travetti di rovere e altrettanti di abete, i primi da utilizzare per i sostegni verticali e i secondi per i corrimano e le basi orizzontali: la differenza di materiale deriva principalmente dalla disponibilità delle nostre rimanenze (fare tutto in rovere ovviamente sarebbe stato meglio), e dovendo scegliere abbiamo utilizzato il rovere per le componenti più strutturali e l’abete per il resto.

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taglio travetti

I legni di abete sono stati tagliati a metà per il lungo con un bindello da falegname, così da trasformare quei travetti 10×8 cm in una quantità doppia di “assette” 10×4: la forma ottenuta era esattamente quello che ci serviva per la balaustra.

Un buon 70% del lavoro è consistito nel pensare e realizzare il maledetto fissaggio dei pali verticali, che dovevano essere solidissimi per non rischiare di trovarli divelti la prima volta in cui qualcuno ci si fosse appoggiato. Una possibile soluzione poteva essere di utilizzare dei perni in metallo, da infilare nella base del travetto e nel pavimento. Noi abbiamo fatto di meglio, decidendo di usare delle piastre “a T rovesciata”, che rispetto ai perni garantiscono maggior resistenza. Sempre con l’aiuto di chi maneggia i potenti mezzi della metallurgia, abbiamo realizzato 3 piastre, per 3 dei pali verticali (il 4° è stato fissato direttamente al muro con dei tasselli). Per una scelta sia estetica che pratica abbiamo deciso di mantenere l’intera lunghezza del trave vicino all’imbocco della scala, facendolo arrivare fino al soffitto: in questo modo, oltre ad ancorarsi al trave portante soprastante, aumentando la solidità dell’intera struttura, funge anche da appoggio per i primi passi sulle scale.

Come si capisce dalle foto, non ci siamo limitati a fissare piastra e travi al pavimento, ma abbiamo forato e scavato per superare lo strato di massetto (in argilla espansa e cemento) e arrivare alla base inferiore, così da fissare le piastre direttamente ai travetti sottostanti e permettendo di “affogare” i pali in una spanna di pavimento.

Lo step veramente difficile è stato il taglio alla base dei travetti, a causa della durezza del rovere e dei mezzi non proprio professionali in nostro possesso (per pura briga non siamo tornati in laboratorio per fare i tagli, ma con il senno di poi avremmo risparmiato tanta fatica). Inoltre, la spanciatura dello strato inferiore del pavimento ha reso difficile avvitare le piastre perpendicolarmente, che quindi a loro volta hanno faticato ad entrare nei travetti e hanno reso necessarie innumerevoli rimaneggiamenti del taglio. Insomma, l’idea delle piastre era brillante, anche se non ottimale per la nostra casa immancabilmente storta. Probabilmente i perni avrebbero assolto alla stessa funzione, con minore perdita di tempo.

Buchi nel pavimento

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Dopo essere riusciti a fissare tutti i pali verticali, si trattava di chiudere la balaustra con i corrimano e le inferriate. Oltre al corrimano vero e proprio, per tutta la base della balaustra corrono altri paralleli pezzi di legno, avvitati al pavimento, per aumentare la solidità della struttura ed evitare di dover infilare le sbarre direttamente nel parquet. Per varie ragioni di carattere pratico era molto più comodo assemblare prima il blocco corrimano+barre+basi, per poi fissarlo ai pali verticali, invece che procedere classicamente dal basso verso l’alto.

Le assette di abete sono state quindi forate con la punta da trapano più larga in nostro possesso (14 mm) a intervalli di 16 cm (da manuale sarebbero 10-12, ma direi che eventuali bambini in quella casa avrebbero ben altri problemi che infilare la testa nelle ringhiere..). A questo punto abbiamo inserito le sbarre nei fori, martellandole fino in fondo per bloccarle a dovere. La differenza fra la forma tonda dei fori e quella quadrata dei ferri non ci ha creato particolari problemi, a parte un po’ di fatica per farle entrare, e al contrario ha aiutato a tenerle in posizione senza lasciare gioco. Abbiamo scelto delle sbarre con una decorazione a sbalzo molto semplice e continua, senza fronzoli, borchie o inviluppi artistici, in quanto ci sembrava più coerente con lo stile rustico complessivo.

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A questo punto si è trattato di avvitare tutto, i legni in basso al pavimento e i corrimano alle sommità dei pali verticali. Nel punto in cui la balaustra fa angolo abbiamo optato per un semplice taglio a 45°, decisamente più rapido di un incastro (anche se probabilmente sarebbe stato più elegante). Successivamente le giunzioni fra i pezzi di legno sono state stuccate adeguatamente per mascherare le fessure, utilizzando il mitico stucco casereccio composto da un mix di colla vinilica e segatura (la nostra salvezza quando dobbiamo riempire fori e fessure nei legni della casa).

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Oltre a stuccare e cartavetrare tutto, abbiamo piallato i bordi superiori del corrimano per smussarne la spigolosità: l’abbiamo fatto a mano e di certo non è precisissimo, ma fa la sua figura. Come per la scala, il passaggio finale è stato stendere l’impregnante con il protettivo, in questo caso anche al fine di omogeneizzare un po’ i due tipi di legno dai colori così diversi. Alla fine la balaustra si è rivelata davvero solida, in grado di restare immobile anche con un appoggio completo del corpo.

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Riguardo a questa balaustra ho sentimenti contrastanti: il progetto sulla carta ci sembrava molto valido, per l’originalità della soluzione e la scelta di mischiare legno e ferro: poi a metà lavoro ci siamo tutti resi conto che avevamo sottovalutato la pesantezza visiva di legni così grossi. Dopotutto, raramente una balaustra ha dei pali verticali di 8×12 centimetri (probabilmente in genere sono grandi un terzo di quelli) e soprattutto normalmente sono più sottili dei corrimano. Alla fine, decisi comunque ad andare avanti per non perdere quanto realizzato (e perché dovevamo buttarci su altre cose), la nostra opinione è gradualmente mutata, in meglio, proseguendo con il lavoro e vedendolo finito.

Alla fine mi sembra meglio di quanto avrei pensato a metà della realizzazione, ma forse peggio di quanto speravo in fase progettuale. Con il senno di poi, probabilmente si poteva pensare di assottigliare i travetti verticali, o usarne altri di diverse dimensioni, per alleggerire la struttura. Intendiamoci, non siamo pentiti di esserci preoccupati in modo quasi maniacale della solidità, perché lì intorno ci si camminerà e appoggerà in continuazione, e non potevamo permetterci superficialità. Ma forse non erano fondamentali tanto le dimensioni dei pali, quanto la cura nella tecnica di fissaggio (piastra o perni che siano).

In ogni caso, il risultato è raggiunto e nel complesso siamo soddisfatti (la scelta delle sbarre di ferro ci sembra tuttora vincente), anche perché è uno di quei lavori progettati e realizzati da noi dall’inizio alla fine, quelli che inorgogliscono di più.

Comunque, gli ospiti (e i lettori) valuteranno in coscienza sulla buona o cattiva riuscita del lavoro, e forse la Storia perdonerà la nostra hybris di falegnami indipendenti allo sbaraglio.

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