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Sassi, escono dalle fottute pareti

Posted in Cose di Ca' Ska by Ronin on 5 dicembre 2015

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In questi anni passati a raccontare i lavori all’interno della casa, chiusi fra quattro mura di pietra austere e incombenti, non abbiamo mai mostrato a dovere le meraviglie della natura che si trovano all’esterno.

La casa è circondata da circa 1 ettaro di terreno (10mila metri quadrati), in larga parte discendente verso la valle. È troppo grande per qualunque uso che non sia agricolo, quindi abbiamo da subito deciso di limitare le energie per i circa 1000-1500 metri quadri intorno a casa, quello che abbiamo iniziato a definire, con l’occhio poco obiettivo delle mamme, “giardino”. Il resto del terreno rimane sostanzialmente incolto e riceve un po’ di attenzioni solo una volta all’anno a inizio estate, quando un contadino del luogo ci fa il favore di tagliare l’erba (se si ricorda e ha voglia), per limitare il proliferare della giungla.

Questo embrionale giardino si divide in due parti: la prima, la più piccola, è una striscia erbosa posta fra la casa principale e la dependance in mattoni forati, ed è il primo spazio verde che si incontra entrando nella proprietà. La seconda è molto più ampia e si sviluppa dal retro della casa fino alla fine del terreno per una trentina di metri in lunghezza e venti in larghezza, ed è il giardino vero e proprio.

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Per una buona parte delle estati 2014 e 2015 (con in mezzo altre finiture varie) abbiamo lavorato per rendere più vivibili queste due parti, visto che d’inverno ovviamente questo tipo di lavori devono fermarsi: la scelta di impegnarsi sul giardino pur con le finiture interne non ancora completate deriva dalla frustrazione provata a renderci conto che la zona esterna era molto trascurata e poco fruibile, nonostante per certi versi si tratti di una parte ancora più importante della casa in sé, visto che la utilizziamo molto più d’estate che d’inverno e che la vita all’aria aperta è ciò che ci ha spinto a intraprendere un progetto di questo tipo. È chiaro che i principali lavori interni (tetti, pavimenti, bagno, cucina, scale, ecc.) erano fondamentali per rendere il tutto utilizzabile, ma una volta finiti quelli abbiamo pensato fosse importante dedicarci un po’ anche al giardino, prima di “chiudere i lavori” del tutto.

Se dovessi seguire un ordine cronologico verrebbe fuori un racconto molto confuso, visto che siamo saltati da una cosa all’altra a seconda delle disponibilità dei professionisti che ci aiutavano, quindi preferisco dedicare un primo post al “piccolo giardino” davanti e uno al “grande giardino” dietro, considerato che la tipologia di lavoro è piuttosto diversa.

Tutto è partito dal “fucking mess” che ci si trovava davanti appena entrati nel terreno, un muretto di contenimento lungo una decina di metri, che divide la nostra proprietà da quella del vicino, sopraelevata di circa due metri. Quando comprammo la casa nel 2009 questo muretto era già ampiamente distrutto: il peso del terreno aveva fatto spanciare la parte centrale fino a farla crollare, con l’effetto che una buona metà dello spiazzo antistante è stato per anni coperto di macerie, terra smossa e arbusti vari.

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(Quell’oggetto curioso nella parte bassa è un plinto di un palo della luce dell’Enel, che per ragioni oscure era nostro terreno. Spostare quei quintali è stata un’impresa che meriterebbe un racconto a sé..).

IMG_20140622_161240Per rendere dignitosa quella parte di giardino era quindi necessario ricostruire il muretto, per guadagnare metri quadri di spazio perso, sostenere il terreno sovrastante e dare una parvenza di ordine all’intero ambiente. Per questo lavoro ci siamo pragmaticamente affidati a un muratore professionista, in grado di ottenere un risultato molto migliore di quanto avremmo mai potuto fare noi, in una frazione del tempo. Abbiamo deciso da subito di ricostruire su diversi livelli, “a gradini”, soprattutto per ridurre la pressione che un unico blocco alto due metri avrebbe subìto dalla terra retrostante (ed evitare quindi di vederlo già in crisi dopo qualche anno).

Con noi a disposizione come bassa manovalanza, ad accumulare le pietre e preparare tonnellate di cemento, il lavoro è avanzato abbastanza rapidamente, pur nella necessità di “inventare” la struttura del muro man mano che si procedeva.

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IMG-20140927-WA0003Nel caso qualcuno se lo chieda, abbiamo utilizzato in massima parte le pietre dello stesso muretto crollato, tranne verso la fine quando abbiano dovuto attingere ad altri mucchi di sassi sparsi in giro per trovarne di buone dimensioni e forma. Per la malta abbiamo usato un cemento classico ma molto poco grasso: 5 parti di sabbia e 1 di cemento, visto che il peso delle pietre stesse è già la fonte principale della stabilizzazione della struttura e il cemento è niente più che un aiuto. In questo modo si può fare il cemento a terra, mischiando con la pala inerte e legante e bagnandolo con la canna dell’acqua. È un metodo grezzo ma molto rapido e perfetto per questo tipo di lavoro, dove servono tanti volumi rapidamente, ed è anche faticoso come sembra.

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IMG_20150718_184105Non faccio grandi analisi sulla progressione della costruzione perché sostanzialmente è stata tutta scelta dal muratore: abbiamo discusso del punto di partenza, dell’arrivo, di come lo volevamo in linea generale, ma poi per come impostare i diversi livelli, dove curvare e dove andare diritti, dove costruire delle piccole nicchie, ci siamo affidati alla sua esperienza. Il risultato finale ci sembra soddisfacente e originale: l’andamento curvilineo può spiazzare in un primo momento ma è armonioso e non forzato, inoltre la struttura a livelli ha creato delle “panchine” che in futuro saranno molto comode.

Ed ecco un “prima-dopo”, grande classico onanistico per vantarsi del risultato:

Prima

Dopo

Un aspetto importante del lavoro riguarda lo sviluppo del muretto in lunghezza: se all’estremità sinistra, infatti, non poteva che finire contro la dependance, dall’altro lato bisognava capire dove terminarlo, cioè se chiuderlo indicativamente dove finiva il muretto precedente, cioè appena dopo il pilone della luce, oppure se farlo continuare e trovare il modo di unirlo agli scalini di pietra come fossero un tutt’uno.

E così arriviamo a parlare della seconda parte dei lavori, cioè la gradinata che abbiamo costruito, questa tutto di nostro pugno (e si vede!), contro il muro della casa per unire gli ingressi dei due piani. L’esigenza di questa scalinata ci è sempre sembrata evidente, visto che la nostra casa ha due ingressi, uno al piano superiore e uno a quello inferiore, a causa del terreno in discesa su cui è costruita. In passato, il piano alto era adibito all’abitazione della famiglia, mentre quello inferiore alle stalle degli animali. Chiaramente noi abbiamo avuto la necessità di unire i due piani con una scala interna per creare un ambiente unico. Poiché per arrivare all’ingresso al piano terra dall’esterno bisogna passare dal prato (in discesa), in inverno è sempre stato problematico evitare di sporcare tutta la casa, a causa di pioggia, fango e neve.

Una gradinata era quindi l’unica soluzione per migliorare l’ordine e la pulizia generale e facilitare il passaggio. Inoltre, poiché il muro parzialmente interrato ha sempre creato forte umidità all’interno, l’occasione era propizia per provare a impermeabilizzare la parete.

Abbiamo quindi iniziato da qui, spostando la terra dal muro grazie a una ruspa e creando un’intercapedine larga circa un metro in cui lavorare.

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Per prima cosa abbiamo intonacato la parete per ridurre le asperità delle pietre e rendere più efficace la successiva impermeabilizzazione, che abbiamo eseguito con la stessa modalità degli scavi davanti all’ingresso superiore, cioè stendendo una speciale malta bituminosa come se fosse un secondo strato di intonaco, per poi coprirla con un’ulteriore protezione di plastica. Abbiamo quindi fatto una leggera gettata sul terreno, leggermente declinante verso l’esterno della casa per allontanare l’acqua, dove abbiamo poi posato un tubo di plastica flessibile microforato che è stato fatto passare lungo tutta la lunghezza della casa e fatto uscire alla base, così da drenare l’acqua verso il fondo del giardino. Per indirizzare ancora meglio l’acqua nel tubo, invece di coprire il tutto di terra abbiamo costruito una sorta di “seconda parete” contro quella vera e propria con dei blocchetti di cemento riempiti di acciottolato di media dimensione, per permettere la discesa dell’acqua in direzione del drenaggio. Purtroppo le foto di queste fasi scarseggiano, ma l’immagine può comunque dare un’idea. Sicuramente abbiamo fatto lavori più entusiasmanti, ma speriamo che aiuti a proteggere un minimo la sala dalle infiltrazioni di umidità, e che duri nel tempo.

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Dopo questi interventi propedeutici abbiamo potuto concentrarci sulla parte più divertente, la gradinata vera e propria. Di questa ci siamo occupati noi, visto che il muratore aveva già abbastanza da fare con il muretto e non volevamo aggiungere svariate e costose ore di lavoro.

Per prima cosa abbiamo creato uno spiazzo davanti alla porta al piano terra che serve come soglia, utilizzando delle pietre larghe e piatte: dopo avere reso pianeggiante il terreno con zappe e badili, abbiamo prima posato uno strato di acciottolato per permettere al cemento di fare presa e stabilizzare l’intera pavimentazione. Lo spiazzo è abbastanza largo per permettere l’apertura della porta e riduce la possibilità di far entrare acqua in casa.

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IMG_20150510_094221Mentre lo spiazzo è stato un lavoro piuttosto semplice, molto più complesso è stato progettare la progressione dei gradini in modo da coprire il dislivello fra i due ingressi, sia in altezza che in lunghezza: se le pedate e le alzate dei gradini non vengono calcolate in modo minuzioso c’è il rischio di trovarsi al livello giusto, ma con ancora dello spazio in lunghezza da coprire, o viceversa, di essere troppo bassi quando si arriva allo spiazzo davanti all’ingresso superiore. Abbiamo quindi dovuto farci un’idea più precisa possibile segnando sul muro a fianco con dei gessetti lo sviluppo della scalinata, quindi quanti gradini fare e con che alzate. In aggiunta, il vincolo principale era rappresentato dalla finestra della stalla, che si trova a poche decine di centimetri sopra al livello del terreno e ha un’imposta che deve potersi aprire senza problemi. La soluzione che abbiamo trovato è stata di creare 3 gruppi da 3 gradini (4, in realtà, per l’ultimo gruppo), intervallati da due spiazzi in piano lunghi circa un metro.

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Poiché i gradini sono larghi circa un metro e profondi 30 centimetri è molto difficile trovare pietre adatte, che non siano né troppo alte né troppo larghe e, soprattutto, il più piatte possibile, visto che bisogna camminarci sopra. Per essere sicuri di avanzare con la precisione necessaria è fondamentale un gran lavoro di livella e di metro, per ottenere dei gradini in bolla e di lunghezza uguale fra loro. Quest’ultimo punto è particolarmente importante, perché basta una piccola differenza nella pedata per inciampare nella camminata, visto che il nostro corpo memorizza la lunghezza dei passi in modo quasi millimetrico.

Cercando di essere il più precisi possibile e scegliendo le pietre migliori, siamo avanzati fino alla finestra, riuscendo a passarci sotto nel modo previsto, senza aver bisogno di adattamenti in corsa.

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Arrivati allo spigolo della casa, dovevamo scegliere se curvare tramite dei gradini “a spicchio” oppure se fare un altro spiazzo quadrato e ripartire con i gradini girati di 90°. Inoltre, a questo punto si trattava di far convergere il muretto con le scale nel modo più armonioso possibile. Con l’aiuto del muratore abbiamo scelto un ibrido fra le due soluzioni, creando un gradino a circa 45° che sembra spuntare direttamente dal muretto, per poi concludere con gli ultimi due gradini che arrivano sullo spiazzo davanti alla porta. Arrivare al giusto livello con tutti i gradini della stessa altezza è stata una bella soddisfazione, che ci ha confermato la bontà dei calcoli fatti inizialmente per lo sviluppo della gradinata.

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Ex post, bisogna ammettere che abbiamo fatto un paio di errori: prima di tutto, non abbiamo prestato adeguata attenzione a creare un bordo esterno (quello a contatto con il prato) geometrico e ordinato, con il risultato che guardando la scala nella sua interezza si vede che non è perfettamente longitudinale alla parete della casa. Questo ci ha insegnato che in un lavoro di questo tipo bisognerebbe sempre partire dall’esterno, dedicando molta attenzione a creare un bordo diritto, per poi finire contro la cosa, e non viceversa. Inoltre, con il senno del poi avremmo dovuto prestare maggiore attenzione alle stuccature della scala e a pulire bene le pietre con acqua pulita (eppure con tutte le stuccature fatte dovremmo aver imparato!), che invece si sono un po’ sbiancate. La fretta, sempre la maledetta fretta! Speriamo che la pioggia e la neve le puliscano un po’ col tempo.

Insomma, siamo sempre orgogliosi del risultato ottenuto, ma bisogna ammettere che l’esperienza e la manualità di un professionista sono un’altra cosa (e per fortuna!).

Come ultima tappa del lavoro “sassoso”, ci siamo premurati di stuccare bene tutte le fughe del muretto, sia per ragioni estetiche che per evitare che l’infiltrazione dell’acqua smuova le pietre: va precisato che, al contrario delle pareti di casa, per un muro esterno è più opportuno stuccare solamente le fughe “on top”, e non quelle della progressione verticale, che invece devono essere lasciate sufficientemente libere per permettere lo scolo delle piogge.

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Completati tutti i lavori per cui servivano le pietre, per ripulire definitivamente la zona abbiamo cooptato l’altruista vicino, che con il suo fantastico trattore d’epoca ci ha aiutato ad ammucchiarle tutte al margine del giardino, dove abbiamo creato una specie di tumulo vichingo che fungerà da riserva di sassi per i futuri lavori (sì, ne abbiamo molti più di quanti ne potremo mai usare, quindi se qualcuno vuole prenderseli viene con un furgone e glieli regaliamo).

IMG_20150823_113530Dopo tutto il casino che avevamo fatto era inevitabile chiamare il ruspista per mettere a posto il terreno: visto che i gradini sono risultati più bassi del livello del prato circostante, è stato necessario portare via un buon quantitativo di terra per abbassare il terreno ed evitare che con le piogge l’acqua tendesse verso la casa. Ne abbiamo approfittato per creare una striscia pianeggiante di fronte allo spiazzo dell’ingresso al piano inferiore, così da permettere un passaggio più agevole verso la dependance. Tutta la terra è stata portata più in basso, per creare uno spiazzo pianeggiante dietro la dependance che sarà prezioso per le future grigliate.

IMG-20150829-WA0000Infine, abbiamo comprato un sacco da 10 chili di erba da seminare per far ricrescere il prato in modo omogeneo, lì dove per più di un anno era stato un delirio di pietre ammassate e terreno smosso.

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Pensando alle condizioni in cui si trovava il muretto quando abbiamo comprato la casa, ai metri di giardino persi a causa dei sassi crollati e rotolati intorno, alla fanghiglia trasportata in giro per casa ogni volta che bisognava passare nel prato, fa impressione vedere l’effetto completamente diverso che fa ora questa zona: più ordinata e razionale nella conformazione, ma comunque sempre rustica e verde, grazie all’utilizzo dei sassi originali e del prato ricresciuto in poche settimane. Soprattutto, il piacere più grande è essere riusciti a riappropriarci di uno spazio rimasto a lungo inutilizzabile e in rovina, e averlo trasformato in una zona esteticamente appagante e perfetta per il relax che già aneliamo per l’estate prossima..

Di seguito un po’ di foto del lavoro finito, come si presenta oggi.

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N.B.: Queste ultime foto sono state scattate il 5 dicembre 2015, con la neve sciolta da pochi giorni.. Surreale.

2 Risposte

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  1. Stefano Marfi said, on 5 dicembre 2015 at 23:45

    Bravissimi! Che spettacolo. È un piacere leggere i tuoi resoconti

  2. CR said, on 9 dicembre 2015 at 14:18

    Un saluto dalle Marche, siete degli artisti


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