Thin(k) Freedom

Per un pugno di euro

Posted in Dategli brioches by Ronin on 24 aprile 2014

Renzi e Padoan

Pare che gli 80€ in busta paga si vedranno davvero a maggio. La notizia è certamente positiva e dimostra se non altro la determinazione di Renzi a non finire nel vortice delle promesse non mantenute, terreno scivoloso per qualunque politico. Vero però è che le promesse andrebbero meditate meglio, pena il rischio di trasformarsi in boomerang. A valle dell’annuncio frettoloso a inizio marzo, ci è voluto poco a capire che il tema era complesso e che si era buttato il cuore oltre l’ostacolo senza analizzare bene coperture e platea dei beneficiari.

Un mese dopo il decreto è nero su bianco (anticipato dal Sole, a giorni sarà pubblicato in Gazzetta) e gli esperti possono permettersi analisi più puntuali. La migliore che ho letto è quella della mai abbastanza lodata (per l’eccelso lavoro di informazione economica) LaVoce.info. Il professor Zanardi (che ho potuto apprezzare come presidente del mio corso di laurea all’Università di Bologna) spiega, in modo forse un po’ tecnico ma comprensibile ai più, i dettagli della misura, evidenziandone pregi e difetti.

(more…)

Cose Pubbliche

Posted in Dategli brioches by Ronin on 25 febbraio 2014
La cravatta si sente osservata. Da tutto il Paese.

La cravatta si sente osservata. Da tutto il Paese.

La capacità dei quotidiani di racchiudere una giornata politica in poche battute regala esempi di grande giornalismo d’inchiesta:

– “Mac, agenda e caffè: Renzi multitasking, banco del governo come la scrivania dell’ufficio”
– “Sul tavolo ingombro si intravede la copertina del libro «L’arte di correre» di Haruki Murakami”
– “Matteo si distrae durante il dibattito, richiamato dalla Boldrini”
– “Il Premier e il senatore Di Maio (M5S) si scambiano i bigliettini: reminescenze scolastiche”
– “L’ex premier Letta entra in aula, abbraccia Bersani e ignora il “traditore” Renzi”
– “La bella deputata brasiliana interviene alla Camera con parole di ammirazione per Matteo”
– “La cravatta di Renzi si sposta di lato e interviene Delrio a sistemarla”

No, dico, la cravatta di Renzi si sposta di lato e interviene Delrio a sistemarla.
Cioè, è super interessante.

E siamo al secondo giorno di governo.

Si aprono praterie per i prossimi mesi.

Ma Grillo sogna cittadini elettrici?

Posted in Dategli brioches by Ronin on 20 febbraio 2014

grillo-renzi

Stasera mi sono forzato a vedere lo streaming, anche se me ne fregava poco perché era chiaro cosa avrei visto.
Renzi, pur con tutti i punti di malus meritati con questa crisi raffazzonata, ha dimostrato di avere la stoffa del premier, per il semplice fatto di essere riuscito a non spaccare una sedia sui denti di un Grillo sempre più strafatto ed eversivo. Non ho ancora deciso se stimare l’aplomb, che lo ha raffigurato più maturo di uno che ha quasi il doppio dei suoi anni, o se biasimarne la mancanza di risolutezza, che al 5° minuto di conversazione avrebbe dovuto convincerlo a cacciare fuori un interlocutore che disconosce le regole della democrazia e dell’educazione.

(more…)

Cotto e posato

Posted in Cose di Ca' Ska by Ronin on 28 gennaio 2014

Come spiegato nell’ultimo post, abbiamo sempre saputo che la ristrutturazione del piano di sotto sarebbe stata molto più rapida del piano superiore.

Ma non ci siamo mai illusi che sarebbe stato facile!

Come primo lavoro ci siamo occupati dei pavimenti, e del cotto in generale, comprendendo anche i gradini che collegano le due stanze e la soglia d’ingresso.

(more…)

Dopo più di 5 anni…

Posted in Personal miscellaneous by Ronin on 10 gennaio 2014

SAMSUNG

… da domani il blog non sarà più raggiungibile all’indirizzo “lavelocitadelsogno.net”.

La faccio breve: è una cosa che avrei dovuto fare da tempo. Come dissi già in occasione del restyiling grafico del blog, le convinzioni filosofiche che mi avevano spinto a scegliere quel nome erano venute meno. Al tempo optai per tenerlo, ma sbagliavo. Sono cambiato molto dal 2008, e ormai chiamare il blog con il titolo di un racconto del Subcomandate Marcos non ha più senso. Non ha senso per me, che non mi ritrovo nei miei pensieri dei 20 anni, e non ha senso per Marcos, personaggio per il quale nutro sempre un certo rispetto (nonostante mi pare sia praticamente scomparso dalla scena mediatica) e che non merita di venire linguisticamente razziato da chi discetta (male) di libero mercato e politica italiana.

Ho approfittato della scadenza del dominio per non rinnovarlo, e per sostituirlo con un altro. Può darsi che a molti non piacerà, ma nella sua banalità “jacopovolta.net” mi assicura di essere un riferimento che non passerà, visto che difficilmente ci si stufa o si cambia idea sul proprio nome. Sarà un indirizzo sempre efficace, pratico, facilmente memorizzabile e adatto per qualunque piega prenderà in futuro questa creatura.

Inoltre, ci tengo a sottolineare un aspetto, di nerdica lana caprina: “jacopovolta.net” è l’indirizzo del blog, non il titolo. Il titolo è “Thin(k) Freedom”, espressione della quale sono, forse immotivatamente, orgoglioso, perché rappresenta davvero lo spirito al quale cerco di uniformare la mia vita, nella ricerca della realizzazione personale, nel dibattito economico-politico e anche nella mia passione per la montagna (un’altra cosa che prima o poi mi piacerebbe condividere su queste pagine).

Ciò non toglie che prima o poi potrei cambiare il titolo, e se sarà il caso ben venga. Ma l’indirizzo, a meno di stravolgimenti, penso che resterà questo finché il blog avrà vita.

—————————————-

Un inciso: rileggendo quel post celebrativo del 2012 mi imbarazza pensare a tutti i propositi fatti in merito al futuro del blog, e solo in minima parte rispettati.

Per il primo mese e mezzo ho aggiornato il blog quasi ogni 3 giorni, spinto anche dalla parallela esperienza su Linkiesta (anch’essa conclusa per mancanza di tempo), ma poi l’inizio della mia vita lavorativa, con i suoi orari da pendolare, ha drammaticamente raffreddato i miei entusiasmi. Vi assicuro che scrivere dei post di economia dal treno regionale Parma-Bologna non è semplice, anche con la giusta motivazione.

Visti gli scarsi risultati che i buoni propositi hanno portato, per il futuro penso, semplicemente, di non fare propositi. Questo blog continuerà a esistere, continuerò a raccontare l’evoluzione dei lavori alla casa e ad esprimere sporadicamente la mia opinione su temi di attualità ed economia (e l’idea dei post sulle fallacie è ancora in cantiere, se la sta semplicemente prendendo mooooolto calma..), e chissà cos’altro.

Ma questa volta evito di avventurarmi in progetti e promesse che non so se potrò, e se vorrò, rispettare. E lo faccio anche per non togliere la spontaneità e il piacere di scrivere, visto che questo blog non è un lavoro ma un processo creativo di condivisione, e tale deve restare.

Continuate a buttare un occhio da queste parti, quando vi capita.

[In apertura una foto del panorama che si vede dalla cresta dell’Aguille di Midi, a Chamonix, prima di scendere con gli sci la Vallée Blanche. Come buon auspicio per una possibile futura categoria del blog..

Così alla fine un proposito l’ho fatto comunque.]

Di asset e PIL (valore vs valore aggiunto)

Posted in Dategli brioches by Ronin on 3 dicembre 2013

Palazzo Mezzanotte

L’economia politica non è famosa per essere una branca di studio particolarmente vincente sul mercato del lavoro. E non a caso al mio corso di laurea eravamo iscritti in 30, mentre i corsi in Finanza, Amministrazione aziendale e Management viaggiavano oltre i 200 iscritti. E a meno che il proprio obiettivo di vita non sia fare il ricercatore o lavorare per un’istituzione pubblica, qualsiasi esperto di risorse umane vi dirà che è più lungimirante investire in un corso di laurea che fornisca competenze utili per un’azienda.

Detto questo, studiare per anni anni micro e macroeconomia, statistica ed econometria, public policy e teoria dei giochi, permette di andare più a fondo nei meccanismi che regolano i sistemi economici, padroneggiando un quadro d’insieme negato ai profani.

Questa conoscenza (che per quelli come me che si sono fermati alla specialistica è, comunque, inevitabilmente parziale) permette anche di “smascherare” alcune credenze diffuse, onnipresenti nel dibattito pubblico, ma che sono tanto errate quanto apparentemente intuitive. Si tratta di ragionamenti che appaiono ragionevoli, e logicamente consequenziali, ma che ad un’analisi più profonda sono, semplicemente, errati. Tecnicamente si parla di “fallacie”.
Mi piacerebbe quindi provare a confutare in maniera divulgativa alcune delle più comuni, che riescono ad acquistare tanta autorevolezza da guidare il dibattito pubblico e influenzare giornalisti e legislatori.

In questo post parto con un grande classico:

(more…)

1° Level Complete

Posted in Cose di Ca' Ska by Ronin on 6 novembre 2013

supermario - level complete 2

Discalimer: come noto questi post sono una fracassata di palle (un grazie comunque alle nostre famiglie che fanno alzare le statistiche delle visite), ma ho l’ardire di provare a convincervi che questo sarà invece delizioso e celebrativo. Racconta di come siamo arrivati alla fine dei lavori del primo piano della casa, quindi posso assicurare che sarà pieno di foto e di emozioni mai provate. Truly said.

  (more…)

Disperato Politico Stomp

Posted in Dategli brioches by Ronin on 28 settembre 2013

A volte non si sa se ridere o piangere.

Altre volte viene da piangere e basta, e oggi è una di quelle volte.

Proviamo, come esercizio gratuito di masochismo, a fare un quadro delle mirabolanti avventure italiane degli ultimi giorni.

(more…)

Winter Is Coming

Posted in Cose di Ca' Ska by Ronin on 10 settembre 2013

Penso che le quantità di freddo imbarcato a lavorare alla casa d’inverno non ce le scorderemo facilmente.

Nonostante l’intensità dell’impegno sia sempre diminuita sensibilmente fra dicembre e marzo, non abbiamo mai voluto interrompere del tutto i lavori vista l’impellenza di rendere la casa abitabile: non era quindi raro trovarci a montare pavimenti o a costruire soppalchi con i 3-4 gradi celsius di gennaio-febbraio. E parlo di 3-4 gradi dentro casa, non fuori..

L’anno scorso abbiamo giurato che non avremmo più passato weekend lavorando al gelo, e che almeno le due stanze principali dovevano essere riscaldate.

(more…)

Un universo dentro

Posted in Personal miscellaneous by Ronin on 21 agosto 2013

Quando mi hai telefonato ero in stazione con una bici impacchettata a tracolla. Era il 13 luglio del 2009 e stavo per partire per il Cammino di Santiago. C’era l’idea di farlo insieme quel cammino, ne avevamo parlato tanto, anche se già qualche settimana prima della partenza i tuoi mille impegni avevano avuto la meglio e avevi detto che mi avresti raggiunto a metà cammino. Suonavi ovunque, in quel periodo, non ti si stava dietro. Poi quella mattina mi dissi quello che ormai mi aspettavo, cioè che non saresti venuto proprio. Fra i concerti e la campagna dei pomodori era chiaro che non avevi fisicamente il tempo. Ricordo di essermi sentito deluso e sollevato al tempo stesso, e me ne sono vergognato in seguito. Non capivo se mi avevi avvisato all’ultimo per una forma di imbarazzo bidonaro, o perché avevi davvero provato fino all’ultimo ad incastrare le cose per venire in Spagna a pedalare con me. Forse alla fine quel viaggio non lo dovevamo fare insieme, per mille ragioni. Io mi ero laureato 3 giorni prima, e quel viaggio di 1000 chilometri verso ovest era il mio rito di passaggio all’età adulta, un ritardato bar mitzvah per sancire la mia indipendenza. Chissà se le tue ragioni erano diverse, non credo di aver mai avuto l’occasione di chiedertele per davvero. Mi piace pensare che anche tu sentissi quelle mie stesse impellenze, e in qualche modo, forse, hai trovato il coraggio di fare il passo indietro per dare a ognuno di noi due l’esperienza che la vita gli chiedeva in quel momento. E che il Cammino fosse per te un’esigenza si capisce dal fatto che ti ci sia buttato l’anno dopo, da solo come ero stato io ma per il doppio dei giorni. Con la bici ne ho fatti 15 in tutto, da Irùn a Finisterre, e devo ammettere molto poco poeticamente che alla fine ne avevo abbastanza. Mi ha sempre stupito come i pellegrini appiedati riuscissero a trovare la motivazione per proseguire dopo un mese di cammino. Bisogna essere molto solitari o molto estroversi, per viverla bene. Tu in qualche modo eri entrambe le cose, capace di grandi suonate con la chitarra negli albergue così come di momenti introspettivi in solitaria, due mondi che nel Cammino ho imparato essere ugualmente imprescindibili. Quando sono tornato a Santiago e Finisterre pochi giorni fa il contesto e il mio ruolo erano completamente diversi, e il senso di responsabilità nei confronti dei miei scout ha prevalso sul desiderio elegiaco di andare alla Costa de Morte a vedere le onde maledette. Troppo morboso e da umarell-nero (tu capiresti cosa voglio dire), e comunque non avrebbe fatto alcuna differenza. Quando io sono arrivato di sera a Finisterre era talmente tardi che non ci ho neanche pensato di andare a fare il bagno. Avevo già espletato il mio dovere da pellegrino della domenica bruciando i vestiti al faro, e la mattina dopo mi aspettava il pullman per tornare a Santiago e quindi a Parma. Conoscendoti mi pare strano che tu avessi un ritorno prenotato in anticipo. Troppo vincolante e ansiogeno per l’esperienza che avevi deciso di vivere e assaporare fino in fondo. E i video e le foto girate per mesi fra amici e conoscenti testimoniano tutta l’umanità che avevi raccolto e seminato in quel mese di cammino, con le persone incontrate e le parole buttate giù sul diario malandato, fatte echeggiare nella cattedrale di Parma davanti a migliaia di persone commosse. In tutto questo la cosa che mi fa più incazzare è pensare a come una serie di fatti scollegati e singolarmente innocui possa inanellarsi in una tragedia. Così il mare mosso, quella più oggettiva e se vuoi prevedibile, si incrocia con la lentezza dei soccorsi e con la tua gamba malandata dalla caduta a Bismantova. Uno, due e tre, in fila. Come in John Doe (il paragone fumettistico non potevo negartelo), quando Morte elogia John per la sua “bravura” nel far realizzare tutte le più piccole e strane coincidenze necessarie perché la persona designata incontri il suo destino. Io mi rifiuto di credere che quello fosse il tuo destino, o il disegno pensato per te. Non per la persona che mi regalava fumetti autoprodotti chiedendomi un parere “da esperto”, che suonava per ore soffiando disperato in quel kazoo (e che all’inizio strappava un po’ a tutti un sorriso, solo per poi rendersi conto che sì, però in fondo ci stava), che ci aveva promesso un concerto per l’inaugurazione del nostro rudere e che mi chiamava Popo con la “o” chiusa, come solo i miei genitori ormai fanno. Brillava un universo dentro di te, Giulio, e hai lasciato il mondo più povero andandotene via. Tienici d’occhio, da un altro dove e da un altro quando, a questi amici che ogni volta che vedono una chitarra pensano a te.

[Val di Fassa, luglio 2008. Quanto mi avevate fatto scarpinare tu e Andrea, maledetti voi..]